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Il café chantant: viaggio itinerante da Palermo a New York

Le origini del café chantant

Per parlare dei cafés chantants in Italia, bisogna necessariamente fare un passo indietro ed andare a ritrovarne le origini in Francia, più precisamente nel Settecento. Se per Ettore De Mura la pratica di intrattenere il pubblico nei caffè parigini con scenette comiche e canzonette di argomento politico-satirico risale intorno al 1770, alcuni studiosi come François Caradec e Alain Weill distinguono i cafés chantants dalle sociétés chantantes, luoghi quest’ultimi ove si componevano canzoni spesso sovversive e per questo sottoposti a provvedimenti di interdizione. Secondo Jaques-Charles invece i cafés chantants erano i luoghi in cui si esibivano i cantanti per attirare la clientela e, accompagnati semplicemente da un pianoforte giravano fra i tavoli. Durante le esibizioni i clienti potevano sorseggiare un caffè, della birra o delle ciliegie sotto spirito senza maggiorazioni di prezzo rispetto agli altri caffè.
Successivamente questi locali furono denominati cafés concerts oppure usando l’abbreviazione caf’conc. Dunque effettivamente queste distinzioni fatte tra le varie tipologie di sale adibite a questi spettacoli, corrispondono in realtà alle varie tipologie di intrattenimento offerto, che cambiano proprio in funzione al tipo di ristoro e di locale. È comunque durante tutto l’Ottocento che il Caffè, inteso come punto d’incontro e di scambio, vive un momento di grande affermazione nelle principali capitali europee. Frequentati prevalentemente da uomini, fino alla metà del Settecento in questi locali non si poteva né fumare né bere alcolici, mentre all’inizio dell’Ottocento cambia il modo di concepire questi luoghi di ritrovo e la loro funzione ricreativa: in quest’epoca i proprietari dei caffè aperti lungo il boulevard degli Champs-Élysées, iniziano ad ospitare occasionalmente cantanti ambulanti che poi raccolgono le offerte volontarie dei consumatori.

L’idea di intrattenere i clienti con delle canzonette è un fenomeno abbastanza ricorrente in questi anni, anche se manca ancora un’organizzazione sistematica dei programmi di canzoni proposti nei vari ritrovi. Questi locali inizialmente sono dei veri e propri baracconi, sostituiti a metà dell’Ottocento da padiglioni sempre più attrezzati che dispongono di un palco e di un’orchestra. In particolare, per questi cafés chantants la musica non è solo un elemento di accompagnamento alle esecuzioni canore ma anzi si eseguono veri e propri intermezzi musicali che servono a dare un maggior ordine al programma delle esibizioni dove l’idea di “concerto” si fa sempre più presente. Gli interni dei locali inizialmente sono molto semplici e non arrivano a contenere più di trecento persone; le chanteuses si esibiscono su una pedana rialzata accompagnate da un’orchestra formata da un violino e un contrabbasso, talvolta anche da un pianoforte. Col passare del tempo, quando i gestori dei locali si accorgono che questo genere di intrattenimento attira un pubblicosempre più numeroso, decidono di ingrandire ed abbellire i locali, portandoli ad una capienza che può variare dai 1500 ai 3000 posti. La pedana si trasforma in un piccolo palcoscenico all’italiana, provvisto anche di buca per l’orchestra. Le étoiles internazionali si esibiscono circondate dalla cosiddetta corbeille, ossia dalle ragazze sedute a semicerchio sul palcoscenico con in mano un mazzo di fiori a fungere da elemento scenografico.
Le attività legislative tuttavia, a fronte del dilagare di questa nuova forma di intrattenimento, vietano la rappresentazione di opere liriche e drammatiche in quanto il teatro inizia a perdere parte del suo pubblico e dei suoi protagonisti, attratti dalle maggiori occasioni di lavoro e guadagno che il café chantant offriva. A fronte di queste leggi proibizionistiche la stampa solleva un movimento di opinione favorevole invece alla liberalizzazione degli allestimenti spettacolari permettendo finalmente ai cafés chantants di ospitare attori, parolieri e compositori impegnati anche in teatro. La funzione decorativa delle corbeille viene soppressa per poter adattare lo spazio alle nuove esigenze spettacolari, introducendo delle quinte
fisse e un fondale architettonico oltre a decorazioni in stile moresco-floreale sulle pareti. Inoltre a poco a poco scompare la vecchia usanza che obbligava gli artisti a ricevere compensi per le loro esibizioni solo attraverso le offerte volontarie del pubblico e si istituisce un biglietto di ingresso al café oppure l’entrata libera e una consumazione obbligatoria.

Con la legge sulla libertà dei teatri introdotta nel 1864, la concorrenza tra gli impresari porta molti di loro ad affidarsi ad agenzie per il reclutamento degli artisti da ingaggiare. Due dei caf’conc’ più prestigiosi di Parigi sul finire del secolo sono La Scala e le Folies-Bergère che si impongono per la presenza di vedettes che fanno registrare il tutto esaurito. Gli impresari devono perciò aver fiuto nello scegliere le dive e gli artisti più in voga del momento.
Alcune delle attrazioni tipiche del café chantant, secondo quanto ci racconta Rodolfo De Angelis sono: gli acrobati, la danza sul filo, lo jongleur, l’uomo serpente, il ventriloquo, il fachiro, i clowns musicali, il trio ciclistico, lo xilofonista, le pose luminose, i quadri plastici, i tiratori di coltelli, il duo di danze acrobatiche, il cane calcolatore, l’illusionista, la lotta greco-romana, l’incantatrice di serpenti. Questi numeri si alternavano con le esibizioni
delle chanteuses, molte delle quali introdussero il ballo per sopperire alla loro «scarsa ugola».

La popolarità dei cafés chantants come forma di intrattenimento è data anche dal clima di spensieratezza e libertà che si respira: lo spettatore può infatti chiacchierare, fumare, mangiare e bere muovendosi per tutta la sala. I luoghi e gli spazi adibiti a cafés chantants diventano sul finire dell’Ottocento sempre più numerosi ed attorno ad essi fiorisce un mercato commerciale ricchissimo: agenzie di reclutamento degli artisti, pubblicità delle canzoni più popolari, pubblicazione di riviste specializzate nell’informazione e promozione degli spettacoli e degli artisti, manifesti sontuosi e decorati da pittori del calibro di Toulouse-Lautrec che interpretano tutta l’euforia della Belle Époque.
Quando poi, a ridosso del primo conflitto mondiale, allo spettacolo di varietà si abbina il cinema e il gusto del pubblico si evolve, ecco che il café chantant come forma dinamica per eccellenza entra in crisi. Il nuovo tipo di spettacolo che si afferma a partire dagli anni Trenta del Novecento è la rivista, una forma “ibrida” tra il café chantant e l’operetta, che mette insieme prosa, musica, danza, scenette umoristiche e la presenza fissa della soubrette. Riporto una citazione finale di Rodolfo De Angelis in merito al café chantant che racchiude in poche righe tutto il significato di questa forma di spettacolo:

«Il «café chantant», calcolo e sperpero, arte e bordello, fu, come tutte le forme spettacolari, riflesso del costume di un’epoca: quella umbertina e pre-prima mondiale; che sotto l’egida della libertà cristallizzò, nei rispettivi limiti, miseria e fame, ricchezza e privilegi».

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Il café chantant: viaggio itinerante da Palermo a New York

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Informazioni tesi

  Autore: Rosy Aliotta
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Scuola delle Scienze Umane e del Patrimonio Culturale
  Corso: Musicologia e Scienze dello Spettacolo
  Relatore: Massimo Privitera
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 113

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