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Una valutazione globale dello sviluppo personale, sociale ed emotivo dei bambini prematuri attraverso le Scale Griffiths III

Le particolarità dello sviluppo nella prematurità

La nascita pretermine è per definizione quella che avviene prima della 37ª settimana gestazionale. I bambini prematuri sono ulteriormente classificati in: Extremely Preterm, quando la nascita avviene prima della 28ª settimana, Very Preterm se avviene tra la 28ª e la 32ª settimana (esclusa), Moderate Preterm se avviene tra la 32ª e la 34ª (esclusa) e Late Preterm se avviene tra la 34ª e la 37ª settimana (esclusa) (WHO W. H.

, 2018). La maggior parte delle nascite premature appartengono all’ultima categoria citata e rappresentano l’8% di tutte le nascite (Martin, Hamilton, Osterman, Curtin, & Matthews, 2015). La nascita pretermine è considerata uno dei principali indicatori di salute nazionale, in quanto rappresenta la seconda causa di morte neonatale più frequente a livello mondiale (Blencowe, et al., 2012). Anche i prematuri sopravvissuti sono da considerarsi soggetti a rischio, in quanto presentano tassi più elevati di morbilità a lungo termine rispetto ai bambini nati a termine (WHO W. H., 2018). La probabilità di insorgenza di problemi di salute sia fisica che mentale varia in base a molteplici fattori, tra i quali, oltre all’età gestazionale, è risultato predittivo il peso alla nascita (Mutch, Leyland, & McGee, 1993) (Torrioli, Firsone, Bovini, & al., 2000).

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i bambini con peso alla nascita inferiore ai 2500gr appartengono alla categoria Low Birth Weight (LBW, basso peso alla nascita), quelli con peso inferiore ai 1500gr vengono classificati come Very Low Birth Weight (VLBW, peso alla nascita molto basso) e i nati sotto i 1000gr come Extremely Low Birth Weight (ELBW, peso alla nascita estremamente basso) (WHO W. H., 2004).
Il parto prematuro coinvolge circa 15 milioni di bambini all'anno nel mondo (WHO W. H., 2018). Secondo una stima Istat relativa al decennio 2007-2017, in Italia, ogni anno nascono intorno ai 32 mila bambini prematuri e rappresentano circa il 6.7% dei nati (Istat, 2018). In particolare, i Very Preterm (VP) e gli Extremely Preterm (EP), circa lo 0,9%, risultano essere i più problematici.
Grazie alle nuove tecnologie e terapie mediche, negli ultimi 50 anni la mortalità dei bambini prematuri VLBW è passata dal 70% degli anni ’60 a meno del 15% del millennio corrente e quella dei bambini prematuri ELBW è diminuita dal 90% a meno del 30%. Rimane necessario, però, tenere sotto controllo questa popolazione, in particolare, quella dei bambini con età gestazionale inferiore alle 28 settimane che presentano un rischio maggiore di sviluppare problemi respiratori, metabolici, infettivi, motori, cognitivi e socio-affettivi.

Eziologia e fattori di rischio
Il parto pretermine può essere di tipo spontaneo oppure iatrogeno (indotto per diminuire o evitare dei rischi individuati per il bambino o per la madre), quello spontaneo rappresenta circa i due terzi di tutti i parti prematuri (Berkowitz & Papiernik, 1993). La presenza nella storia anamnestica di un precedente parto prematuro spontaneo oppure di un numero elevato di aborti nel 2° trimestre di gravidanza rappresentano i più importanti fattori di rischio di nascita prematura (Goldenberg, Iams, & Mercer, 1998). Altri, globalmente confermati, sono la rottura prematura della cervice uterina, il rischio doppio per le donne di razza afro-americana rispetto a quelle di razza caucasica (Zeitlin, Bucourt, & Rivera, 2004), un intervallo ridotto tra una gravidanza e l’altra, la presenza di gestazioni multiple e anomalie uterine, l’utilizzo di tecniche di fecondazione in vitro (Berkowitz & Papiernik, 1993).

Inoltre, è stato evidenziato che il rischio di partorire prematuramente è maggiore per le giovani donne in gravidanza rispetto a quelle di età più avanzata. Probabilmente, ciò si spiega considerando che le ragazze madri vivono solitamente in condizioni socio-economiche peggiori e si sottopongono di rado ai controlli prenatali (Khashan, Baker, & Kenny, 2010). I fattori di rischio generali con un impatto inferiore includono lo status socio-economico basso ed il fumo. Lo status socio-economico ha una valenza predittiva non troppo forte per quanto riguarda la nascita prematura ma, come vedremo, ha valore predittivo elevato per ciò che riguarda i successivi sviluppi sia cognitivi che socio-affettivi dei bambini nati pretermine. Invece, per quanto riguarda il fumo, è stato dimostrato che rappresenta un fattore di rischio importante, i cui effetti negativi sono correlati all’azione vasocostrittiva della nicotina che produce ipo-ossigenazione fetale e compromette la funzionalità immunologica (Ion & Bernal, 2014).

In riferimento all’eziologia, sappiamo innanzitutto che più è breve la gestazione, più è probabile che il neonato nasca con un’immaturità dei polmoni e muoia nel primo mese di vita (Istat, 2018). Inoltre, vengono riconosciuti come potenziali fattori determinanti la gravità della nascita prematura: la presenza di infezioni o infiammazioni pelviche, lo stress materno, un’insufficienza della cervice uterina o una disfunzione placentare, patologie croniche come il diabete e la pressione sanguigna alta, preeclampsia o altre patologie sviluppate durante la gravidanza e non vengono escluse possibili influenze genetiche (WHO W. H., 2018) (Istat, 2018). Questi fattori interagiscono tra loro, in modo tale da produrre percorsi e risultati fisiopatologici interconnessi e diversi (Frey & Klebanoff, 2016).

Questo brano è tratto dalla tesi:

Una valutazione globale dello sviluppo personale, sociale ed emotivo dei bambini prematuri attraverso le Scale Griffiths III

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Informazioni tesi

  Autore: Cindy Sangiovanni
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Medicina e Psicologia
  Corso: Psicologia Clinica
  Relatore: Rosa Ferri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 69

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Parole chiave

psicologia dello sviluppo
valutazione
età evolutiva
prematurità
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sviluppo personale
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prematuri
sottopeso

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