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Intelligenza Artificiale ed accertamento del fatto: l’impiego del S.A.R.I. nel procedimento penale

Le videoriprese investigative e S.A.R.I. Real-Time

Per svolgere una riflessione analoga a quella sullo scenario Enterprise, è necessario, a questo punto, tentare di ricondurre ad una disciplina legale anche la modalità Real-Time. Tale attività ermeneutica è possibile solo se si considerano le similitudini e divergenze tra i due scenari. Orbene, se il S.A.R.I. Real-Time, esattamente come la modalità Enterprise, effettua un raffronto tra due immagini (un frame e l’immagine presente nel database AFISSSA), dall’altra parte necessità di apposite videocamere installate sul suolo pubblico e che permettano lo screening continuo e l’individuazione, in tempo reale, dei soggetti presenti in una determinata zona geografica. Da un lato lo scenario Real-Time può essere ricondotto alla disciplina del riconoscimento fotografico, tuttavia dall’altro lato deve essere necessariamente ricollegato, per via dello sfruttamento di apposite videocamere, alla disciplina prevista in tema di videoriprese investigative.
Come già accennato in precedenza, le videoriprese si possono suddividere in due categorie: le riprese di un fatto esterno al procedimento; le riprese facenti parte dell’attività procedimentale ed aventi una finalità squisitamente procedimentale.
Nell’ambito della categoria delle riprese di un fatto esterno al procedimento si può tracciare un’ulteriore suddivisione, in base al soggetto titolare del sistema di videosorveglianza. Per l’appunto, il titolare dell’impianto di videosorveglianza può essere un soggetto pubblico, privato ovvero un organo inquirente. Proprio tale diversità soggettiva comporta delle implicazioni da un punto di vista funzionale. Infatti, i soggetti privati e pubblici impiegano gli impianti di captazione audiovisiva con finalità meramente preventive, diversamente dalla polizia giudiziaria che, per perseguire gli obiettivi ad essa attribuita dal codice di rito, impiega le videoriprese per finalità repressive e di accertamento dei reati.
A colmare il vuoto normativo lasciato dal legislatore, è intervenuta la giurisprudenza della Corte costituzionale, delle sezioni semplici e delle Sezioni Unite della Corte di cassazione, fornendo una disciplina sempre più dettagliata.

 
Tralasciando come la giurisprudenza costituzionale e di legittimità sia pervenuta alla distinzione dei comportamenti in comunicativi e non comunicativi, si ricorda come la Suprema Corte abbia diversificato la regolamentazione in materia di videoregistrazioni investigative in base al luogo in cui queste si svolgono (domiciliari, riservati, luoghi pubblici). Quel che interessa ai fini della presente trattazione è analizzare la regolamentazione esistente in materia di installazione di videocamere in luoghi pubblici, ad opera della polizia giudiziaria, poiché sono questi i luoghi deputati allo screening di S.A.R.I. Real-Time; scenario avente la finalità di controllo dell’ordine pubblico ed antiterroristiche.
Per quanto riguarda i luoghi pubblici, gli ermellini hanno stabilito come possano essere ripresi non solo i comportamenti comunicativi ma anche le mere immagini, ossia tutti quei comportamenti non comunicativi. Orbene, le videoriprese in detti luoghi possono essere effettuate dalla polizia giudiziaria di propria iniziativa e oltre ad essere un atto irripetibile, può essere utilizzato come prova atipica, ai sensi dell’art. 189 c.p.p., in dibattimento. Un’ulteriore tappa dell’evoluzione della disciplina giurisprudenziale in tema di videoriprese investigative è rappresentata dalla sentenza n. 149/2008 della Corte costituzionale; decisione di particolare importanza poiché integra la disciplina in materia di videoriprese in luogo di privata dimora, quindi rientrante nei luoghi domiciliari.
 
Secondo il Giudice delle leggi, affinché entri a regime la tutela sancita dall’art. 14 Cost., non è bastevole che un comportamento sia tenuto all’interno del domicilio ma è necessario che sia caratterizzato anche dal carattere di riservatezza. Si noti che la Corte costituzionale per riservatezza intende il requisito tale per cui il comportamento non può essere «liberamente osservato dagli estranei senza ricorrere a particolari accorgimenti».
Pertanto, tutti quei comportamenti tenuti nei luoghi rientranti nella categoria dei luoghi domiciliari ma ben visibili dall’esterno, senza particolari accorgimenti, devono ritenersi assoggettati alla stessa disciplina prevista per le videoregistrazioni operate in luoghi pubblici e aperti al pubblico e perciò disposte dalla polizia giudiziaria in autonomia e utilizzabili, ai fini processuali, come prova atipica.

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Intelligenza Artificiale ed accertamento del fatto: l’impiego del S.A.R.I. nel procedimento penale

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Informazioni tesi

  Autore: Nathan Sandro Calabrese
  Tipo: Laurea magistrale a ciclo unico
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Paola Felicioni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 169

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s.a.r.i.
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