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Teoria dell'attaccamento: nascita e spiegazione del disagio psichico

Madre e padre: la famiglia come base sicura. Le relazioni genitori e bambino

Sebbene non vi siano dubbi sul fatto che la relazione madre-bambino abbia un ruolo essenziale per il modello di attaccamento, quello con il padre è altrettanto importante.
Lo stesso Bowlby in Una base sicura, precisa l'inevitabilità dalla chiamata in causa materna, giustificandola con l'ovvia evidenza che sono molto più numerose le madri che si prendono cura dei figli rispetto ai padri.

Main e Weston in un lavoro del 1981 esaminarono sessanta bambini osservandone la relazione prima con un genitore e a distanza di mesi con l'atro, giungendo alla conclusione che: «considerando globalmente il gruppo, gli schemi comportamentali di attaccamento nei confronti del padre erano molto simili agli schemi mostrati nei riguardi della madre (...) Quando si esaminarono i modelli comportamentali di ogni bambino considerato singolarmente, non venne trovata alcuna correlazione tra lo schema messo in atto nei confronti di un genitore e lo schema utilizzato nei confronti dell'altro. Perciò è possibile che un bambino abbia una relazione sicura con la madre ma non con il padre, un secondo bambino abbia una relazione sicura con il padre ma non con la madre, un terzo l'abbia nei riguardi di entrambi e un quarto non l'abbia nei confronti di nessuno dei due.»
Le esperienze con i genitori, il modo con cui si creano legami e si sviluppa l'attaccamento, hanno una notevole corresponsabilità rispetto alla strutturazione dei Modelli Operativi Interni (Internal Working Models) nel bambino che, ricordiamo, si costituiscono nel corso della interazione con l’ambiente e comprendono i Modelli Operativi di Sé e delle figure di accudimento «(Modelli di Sé-con-l’altro)».

I genitori più coerenti, forse anche a prescindere dalle proprie condizioni strettamente psicopatologiche, hanno bambini più sicuri.
«Le relazioni di attaccamento rappresentano l'essenza della vita famigliare, creano legami (...) che possono evocare emozioni più intense -gioia quando si creano, angoscia quando si spezzano o far emergere problemi quando diventano insicure.»
Una responsabilità condivisa tra i membri della famiglia che induce Donley a criticare gli studiosi della teoria dell'attaccamento rispetto alla scarsa attenzione posta proprio «sulle diadi che sono parte del sistema famigliare.»
Viene quindi introdotto il concetto di «unità emozionale» e si incomincia a porre l'attenzione sulla «base sicura come modalità per fornire una cornice sistemica, necessaria per i terapeuti famigliari.»
Sulla funzione, la necessità e l'impatto dei comportamenti utili al bambino per sentirsi protetto e amato, si è parlato.
Uscendo dalla relazione diadica madre -figlio o padre-figlio, il focus si orienta sulla famiglia e sul condizionamento che essa può operare quando non è in grado di sostenere il peso o la maturità legati a una funzionale attività di tutela emotiva.

Secondo Karen Horney esperienze sfavorevoli vissute nell'infanzia hanno ripercussioni sulla vita adulta e tali esperienze deriverebbero dal fatto che:
«le persone dell'ambiente sono troppo avviluppate nelle proprie nevrosi per poter essere capaci di amare il bambino, o perfino di pensare a lui come a una persona dotata di una propria specificità, come in effetti egli è.»
La persistenza di un bambino all'interno di una famiglia mossa da dinamiche disfunzionali, crea confusione e disagio, e impedisce il formarsi di una emozione positiva rispetto al senso di base sicura, che la famiglia dovrebbe garantire più che esercitare.
Una cattiva relazione coniugale, irta di conflitto che non sappia tenere conto dei bisogni del minore e sappia gestire il contraddittorio negli spazi e nei tempi più adatti alla relazione genitoriale, ha come potenzialità l'innescarsi si sentimenti di frustrazione e angoscia nel bambino anche quando non viene direttamente coinvolto nelle liti o placcato con le punizioni.

Scrive Bowlby:
«gran parte della violenza scarsamente adattiva presente in certe famiglie è spiegabile come versione distorta ed esagerata di un comportamento che è potenzialmente funzionale, in particolare del comportamento di attaccamento e di quello del prendersi cura di un'altra persona.»

Il comportamento di attaccamento nel bambino viene attivato specialmente dal dolore, dalla fatica e dalla paura e anche quando chi si prende cura appaia o sia realmente, non accessibile.
Se il padre e la madre si rifiutano o lo rifiutano, non fornendo quella base sicura, trampolino di lancio per stare nelle relazioni, il bambino vivrà in maniera condizionata la relazione con l'altro.
«Una proporzione significativa di bambini rifiutati e maltrattati cresce perpetuando il ciclo di violenza famigliare, continuando a rispondere nelle situazioni sociali, con gli stessi schemi di comportamento sviluppati durante la prima infanzia.»
Secondo John Byng-Hall la definizione di famiglia come base sicura è una famiglia che:
«fornisce una rete di relazioni d'attaccamento in cui tutti i membri della famiglia, di qualunque età, possano sentirsi sufficientemente sicuri per esplorare le relazioni tra loro e quelle con l'esterno. Il termine rete implica una responsabilità famigliare condivisa che assicura a ciascun membro di essere accudito quando sia necessario.»

È facile comprendere come questa definizione sottintenda un costate e sicuro accudimento. Sempre secondo Byng-Hall i bambini hanno anche:
«bisogno di percepire le relazioni tra gli adulti come sufficientemente collaborative da garantire loro la cura in ogni momento. La famiglia come base sicura implica la consapevolezza chele relazioni d'attaccamento debbano essere protette, e non minate; per tanto ogni membro supporta l'altro nell'accudimento reciproco.»
Goldberg e Easterbrook hanno dimostrato che la qualità della relazione tra i genitori influisce sulla sicurezza di attaccamento del bambino mentre relazioni genitoriali instabili non aiutano a mantenere le sicurezze acquisite.
Ciò non significa che il bambino non debba o non possa vivere la realtà anche conflittuale di una famiglia, ma che una buona relazione di accudimento, rende possibile:
«il saper tollerare di essere lasciati a osservare ciò che accade perché un sistema di relazione può essere molto più potente di una relazione singola nel determinare lo sviluppo in modo positivo o negativo.»
Byng-Hall elenca, con Stevenson-Hinde, le situazioni che possono indurre la famiglia a compromettere la loro capacità di essere una «base sicura».
Esse sono:
° timore di perdita, o perdita reale, di una figura di attaccamento;
° la figura di attaccamento è «catturata» un esempio è dato dal maggiore attaccamento del bambino a una figura famigliare rispetto ad altre;
° passaggio a una figura di attaccamento inappropriata, quando la mancanza di disponibilità da parte di una figura genitoriale spinge il minore a orientare la sua richiesta di accudimento verso altre persone;
° conflitto all'interno delle relazioni, il caso estremo è quello dell’abuso ossia quando la figura che dovrebbe fornire protezione e sostegno diviene «fonte di pericolo»;
° aspettativa di ripetizione di perdite, simili a quelle avvenute nelle generazioni precedenti. Gli script famigliari.

Si tratta di situazioni in cui il ruolo del caregiver può essere fortemente compromesso.
Le separazioni tra coniugi, quando non affrontate e gestite in modo da non rassicurare il bambino, sono tra le cause di: «perdita potenziale o di non disponibilità di una figura di attaccamento.»
Sono frequenti inoltre, nei divorzi o nei casi di conflitto intergenitoriale, i comportamenti atti a ricercare o consolidare alleanze con i figli, i quali diventano uno strumento utile a «sostenere, influenzare, ricattare, ostacolare, riavvicinare.»
Può verificarsi allora, ma è una situazione non necessariamente legata alle separazioni o ai divorzi, che un famigliare diventi preda dell'attaccamento, ad esempio «quando un bambino ansioso si aggrappa a un genitore ed esclude gli altri o quando un genitore insicuro cattura il partner e blocca la possibilità dei bambini di avvicinarsi a quel partner.»

Nel conflitto coniugale può accadere che i comportamenti agiti al fine di non perdere ciò che si è creato, costruito e ottenuto all’interno del nucleo famigliare, siano fortemente disfunzionali verso i minori e non limitarsi alla famiglia in cui ha avuto origine.
Murray Bowen, psichiatra e fondatore della Terapia Sistemica dice che le difficoltà nella coppia possono essere gestite:
«coinvolgendo uno dei figli, in una alleanza che mira alla costruzione di relazioni più stabili e che può dispiegarsi da una generazione all’altra, rendendo sempre più difficile il processo di individuazione dei singoli membri della famiglia, fino ad arrivare a casi estremi di simbiosi famigliare (…) in una coazione a ripetere applicata alle generazioni, in cui ogni generazione fa ricadere la sofferenza su quella successiva.»
La diade madre-padre si trasforma in questo caso in una triade madre-padre-figlio/a.

Tra gli esempi proposti da Minuchin, Rosman e Baker di configurazioni triangolari vi sono:
- il triangolo trasmissibile
- la coalizione genitore-figlio
- la deviazione-attacco
- la deviazione appoggio

Nel «triangolo inammissibile» i genitori convolti nel conflitto lottano per aggiudicarsi l’alleanza filiale al fine di garantirsi una maggiore forza contro il partner, situazione che sottopone il figlio conteso in una situazione di intenso stress.
Nella «coalizione genitore-figlio» «il conflitto genitoriale è esplicito e l’alleanza tra uno dei genitori e il figlio è stabile. In questi casi il figlio si allea protettivamente con il genitore che sente più debole o fragile, prendendo il suo posto in un paradossale confronto o scontro alla pari con l’altro genitore.»
In figlio diviene invece un capro espiatorio nella triangolazione definita: «attacco» ove «il suo comportamento è cattivo e distruttivo, i genitori si associano per controllarlo: la relazione matrimoniale è spesso priva di conflittualità ma i sintomi comportamentali del figlio spesso rappresentano il braccio armato dei conflitti generazionali negati o irrisolti.»
Nella «deviazione-appoggio» vi è un «mascheramento» del conflitto e delle divergenze coniugali baypassate sull’accudimento esasperato e limitante del figlio o della figlia prescelti etichettati come «malati» tipico della famiglie con elevate manifestazioni psicosomatiche.
«L’aspetto patologico della triangolazione intergenerazionale risiede nel fatto che le risorse psicologiche ed emotive del bambino vengono utilizzate per regolare il conflitto tra adulti, a scapito dei suoi bisogni evolutivi, che per venire accolti e soddisfatti necessitano della sintonizzazione affettiva da parte degli adulti. In questo modo si realizza un processo di delega che, di generazione in generazione, perpetua la richiesta di soddisfacimento di bisogni originari rimasti inappagati.»

Ma anche solo l'assistere a continue discussioni violente tra i genitori rientra nell'incapacità di fornire una base sicura.
«Tra gli adulti molte relazioni con un partner violento continuano, nonostante il pericolo, per via del valore attribuito all'attaccamento. A livello famigliare dispute sul potere e conflitti possono creare un grande senso di insicurezza.»
All’interno della trasmissione intergerazionale, anche gli script, nel caso in cui ci siano state delle perdite o dei eventi stressogeni nella storia famigliare, rivestono un ruolo interessante tanto che «quando i bambini raggiungono la stessa età in cui i genitori avevano vissuto gravi traumi, i genitori stessi possono comportarsi come se quei traumi stessero per ripetersi.»
Il concetto di copione (script) venne introdotto, nella terapia famigliare, da Byng –Hall psichiatra infantile e terapeuta della famiglia alla Tavistok Clinic di Londra, nel 1995 e si riferisce alla «una rappresentazione mentale di un comportamento di attaccamento».

L’associazione di più copioni costituisce gli script famigliari che contengono sia le aspettative condivise dai componenti, rispetto ai ruoli dei singoli, sia i comportamenti condizionanti affinché il suddetto ruolo sia impersonato nel modo giusto, come se la famiglia fosse una «commedia» dove ognuno ha un ruolo da interpretare.
«Possono essere di tipo “replicativo” - si ripetono scenari simili - o “correttivo” - si tenta di evitare la situazione temuta; indifferentemente dalla modalità, i genitori sono portati a rispondere in modo meno appropriato ai bisogni di attaccamento del figlio, nel presente.»
Sono situazioni in cui il passato incombe sul presente, condizionando decisioni e comportamenti per eventi accaduti in contesti diversi e con «attori» diversi ma ancora in grado di condizionare le scelte attuali e mettere a rischio la funzionalità delle relazioni e degli accudimenti.

In conclusione:
«la caratteristica più importante dell'essere genitori è fornire una base sicura da cui un bambino o un adolescente possa partire per affacciarsi nel mondo esterno e a cui possa ritornare sapendo per certo che sarà il benvenuto, nutrito sul piano fisico ed emotivo, confortato se triste, rassicurato se spaventato.»

Questo brano è tratto dalla tesi:

Teoria dell'attaccamento: nascita e spiegazione del disagio psichico

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Informazioni tesi

  Autore: Mariangela Ciceri
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi Guglielmo Marconi
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Alessia Veglia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 162

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