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Disabilità: dalla diagnosi all’intervento educativo

Metodologie e strategie didattiche per promuovere l’inclusione per gli alunni non vedenti

La disabilità sensoriale rappresenta un universo molto complesso specie in ambito didattico, in quanto i docenti sono chiamati ad adottare linguaggi, strategie e metodologie specifiche. La presenza di studenti con deficit visivo in un contesto scolastico, sollecita un’attenzione particolare soprattutto riguardo agli interventi da attivare in un’ottica inclusiva: i docenti sono chiamati all’utilizzo di strumenti e ausili multisensoriali in grado di assicurare allo studente affetto da deficit visivo una maggiore accessibilità alle informazioni e autonomia. Un soggetto non vedente si affida principalmente al tatto e all’udito per conoscere la realtà, avendo, di conseguenza, un campo percettivo molto più ridotto di quello visivo. È con il contributo di questi due sensi “vicarianti” che la persona priva di vista raccoglie la maggior parte delle sensazioni necessarie per elaborare le immagini e i concetti per incrementare la sua sfera conoscitiva, la sua capacità di giudizio, la sua abilità di ragionamento. È intuibile come gli studenti privi di vista debbano essere guidati e sollecitati a “toccare” tutto ciò che può cadere sotto il controllo delle loro mani: più frequente ed intensa sarà l’attività esplorativa, tanto più apprezzabile sarà il numero delle immagini che, raffigurandosi con sempre maggiore nitidezza nei dettagli, andranno ad arricchire l’intelletto che le elabora, le immagazzina e le utilizza. È compito preminente dei docenti, pertanto, educare l’alunno ad osservare con le mani e ad operare una corretta discriminazione tattile, solo così la crescita cognitiva del soggetto privo di vista si svilupperà in maniera analoga a quella del coetaneo vedente, rispetto al quale non si registrerà alcun ritardo. L’alunno non vedente, pertanto, per affinare l’educazione della mano e la “percezione aptica”, in maniera che il suo sviluppo cognitivo proceda sempre con il ritmo giusto, deve essere guidato dai suoi educatori con la necessaria sicurezza, competenza e perizia. 


L’insegnante, che si pone di fronte a soggetti in età formativa, prima ancora di essere un tecnico deve essere un esperto della relazione e saper sollecitare tutte le potenzialità degli altri canali sensoriali. Fare questo prevede la conoscenza di diverse modalità nella conduzione di attività didattiche, del materiale didattico speciale e dei sussidi che vengono utilizzati dal non vedente. I sussidi specifici per gli alunni disabili della vista, sono progettati per poter condurre esperienze percettive volte allo sviluppo di capacità e, soprattutto, per sollecitare la conquista graduale dell’autonomia. L’allievo non vedente deve essere messo in condizione non di subire ma di essere parte attiva del processo di apprendimento: gli strumenti didattici specifici, dunque, devono essere utilizzati in aula, nella quotidianità delle attività scolastiche e a casa per lo studio. Lo studente può usufruire di una vasta gamma di materiale didattico tattile: il tatto è centrale nei processi di letto-scrittura poiché la comprensione di un testo avviene per mezzo di memoria tattile. Per quanto riguarda l’area linguistica, sarà necessario favorire l’apprendimento del sistema Braille e la lettura e la comprensione della versione in Braille di testi adottati dagli insegnanti per la classe. La lettura tattile, a differenza dell’utilizzo dell’audio, ha una valenza più inclusiva: permette di lasciare libero il canale uditivo e quindi di poter percepire l’ambiente e le relazioni con la classe, l’ascolto di audiolibri necessita, invece, un isolamento dal mondo esterno al fine di memorizzare i concetti. Il Braille rappresenta un fondamentale strumento di inclusione, capace di abbattere ogni barriera linguistica, culturale e di abilità, purtroppo, però molti manifestano un’ostilità nei confronti di esso e da parte di numerosi genitori è considerato come emarginante e stigmatizzante. In realtà il vero problema è il restare relegati all’analfabetismo strumentale: molti docenti non conoscendolo, ne mortificano l’utilità didattica. I ciechi, senza l’alfabeto sarebbero rimasti esclusi dalla cultura e dal lavoro, i soli mezzi grazie ai quali si sono liberati dalla perenne dipendenza dalla compassione degli altri per divenire consapevoli della loro integrazione sociale. Il Braille è luce per chi non vede, è necessario e imprescindibile. Se è vero che imparare a leggere e a scrivere è uno dei diritti fondamentali della persona, ne consegue che il cieco non può limitarsi alla fruizione della sola cultura orale. Conoscere il braille è crescere cognitivamente, maturare intellettivamente: esso costituisce l’identità intellettuale dell’individuo non vedente che cosi è fruitore e produttore di cultura.

Gli strumenti più noti per le attività di letto-scrittura sono le dattilo-braille elettroniche che consentono di avere un feedback sonoro immediato tramite vocalizzazione delle lettere digitate, la stampa normale del testo digitato in Braille e la visualizzazione di quanto scritto sul monitor permettendo una contestuale verifica anche agli insegnanti vedenti. Nell’uso dei sussidi multisensoriali, l’insegnante sarà un mediatore, nel senso che sosterrà l’alunno affiancandolo nell’esplorazione tattile e sarà sempre attento ad osservare i comportamenti cognitivi e relazionali e a rispettare le modalità e suoi ritmi di apprendimento, stimolando un utilizzo sempre più autonomo del materiale. Da quanto detto, si evince che è anacronistico oggi pensare che la cecità possa limitare, sic et sempliciter, l’intelligenza della persona e, se ciò dovesse accadere, il deficit intellettivo non sarà certo addebitato al deficit visivo, ma agli interventi educativi sbagliati o tardivi.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Disabilità: dalla diagnosi all’intervento educativo

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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Paladino
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2021-22
  Università: Università Telematica Pegaso
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Generosa Manzo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 46

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Parole chiave

disabilità
insegnante di sostegno
intervento educativo
inclusione
disabilità visiva
didattica speciale
inclusione scolastica
alunni non vedenti

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