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Alighiero Boetti: storia di una letteratura critica

Mi fuma il cervello: l'ironia del caso

Nel 1990 ha una sala personale nel Padiglione Italia, alla XLIV Biennale di Venezia. Nel catalogo della mostra, Laura Cherubini, prende spunto da una citazione di Boetti:
C'è una mia serie di lavori che si chiama "La natura è una faccenda ottusa" nei quali ho voluto presentare un'immagine della natura come realtà senza forma né colore, solo un insensato correre verso la vita, mentre è lo sguardo mentale dell'uomo che solo può, grazie all'attenzione che vorrà porre verso le cose del mondo, coglierne i colori, i profumi, le bellezze...
La Cherubini si sofferma, quindi, su questa attenzione diversa e diversificante che propone l'artista verso le cose del mondo. Per comprenderlo ci si deve soffermare proprio su questa sua differente maniera di guardare e di cogliere ciò che a prima vista è marginale e invece si rivela essenziale. Proprio perché ciò che caratterizza l'artista è una qualità mentale, qualunque cosa può essere oggetto dell'arte, qualsiasi materia può essere utilizzata.
Sul numero 24 di Parkett dello stesso anno, vi sono diversi interventi critici sull'artista.
Il primo è di Rainer Crone e David Moos. I due critici affermano che come Warhol e Broodthears, Boetti è uno dei pochi artisti del mondo occidentale dei tardi anni sessanta, primi anni settanta cui il proprio onesto, lucido e radicale pensiero sui problemi sociali non abbia offerto altra alternativa adeguata che una posizione politica altamente sofisticata, come testimonia la Mappa (1979). Alla fine del XX secolo, infatti, ogni mappa della Terra sembra sottolineare le distinzioni nazionali e politiche a scapito di quelle puramente ambientali. Eppure, proprio grazie alla rappresentazione delle nazioni, l'osservatore non può fare a meno di mettere in discussione la validità di simili distinzioni, la validità della politica quale apparato finalizzato a unificare e segregare i popoli allo stesso tempo. Boetti fa appello al principio opposto, alla natura interconnessa dell'umanità al di là di qualunque schema imposto artificialmente. Va oltre alle distinzioni tra l'arte del primo e del terzo mondo, tra gli oggetti raffinati dell'estetica occidentale e gli oggetti funzionali dell'arte indigena, offrendo un'opera che incarna l'unione delle culture. Ancora in Parkett troviamo un altro intervento di Friedemann Malsh, in cui si analizza l'importanza della scrittura nell'arte di Alighiero Boetti.
Questa dagli anni Sessanta attraversa tutta la sua opera, come una costante tematica. In questo modo si è inserito all'interno della tradizione dell'arte concettuale, proprio a partire da quel periodo. Ma a differenza degli altri artisti della sua generazione, l'impiego del linguaggio non gioca per lui un ruolo autonomo, in quanto egli non è mai arrivato a proporre una dualità testoimmagine.
Al contrario la processualità della scrittura e il suo simbolismo hanno una funzione costitutiva che è rintracciabile tanto nel singolo lavoro quanto nell'opera complessiva. La scrittura rappresenta un mezzo concreto di realizzazione dell'opera. Ad esempio nell'opera Scrivere con la sinistra è disegnare (1979), affronta un tema classico e controverso, quello del rapporto tra la scrittura e il disegno. Fin dall'antichità filosofi e artisti hanno equiparato scrittura e disegno. Il disegno era considerato un atto creativo fondamentale, copia dell'immagine interiore. La considerazione del disegno come atto creativo ha portato talvolta a paragonarlo alla creazione divina, in quanto anch'esso è in grado di inventare mondi. Ma la citazione della teoria artistica classica rinvia solo indirettamente alle posizioni di Boetti. Per lui la mano sinistra incarna la libertà dell'atto creativo, la mancanza di vincoli propria dell'agire artistico. La destra, invece, è addomesticata e sottoposta al controllo cosciente. Essa incarna la mancanza di libertà e di comunicazione.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Alighiero Boetti: storia di una letteratura critica

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Informazioni tesi

  Autore: Eva Tarei
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Umanistiche
  Corso: Storia dell'arte
  Relatore: Carla Subrizi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

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