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Valutazione e gestione del rischio amianto nelle strutture edilizie

Monitoraggio ambientale

Il monitoraggio ambientale può essere un supporto molto utile nella valutazione del rischio in locali indoor [7] soprattutto nel caso sia presente materiale friabile nelle vicinanze o comunque ci sia un’attività tale da meritare ulteriori approfondimenti. Quindi ad esempio un monitoraggio è consigliato in locali dove si lavora quotidianamente o dove l’accesso delle persone è costante mentre può non essere così necessario nel caso di locali tecnici o semi-confinati.
La norma UNI EN ISO 16000 – 1 [8] indica le seguenti strutture come ambienti indoor:

• locali di abitazioni private;
• luoghi e ambienti di lavoro in edifici che non sono soggetti a controlli sanitari di sicurezza in materia d’inquinanti atmosferici;
• edifici pubblici e commerciali;
• cabine di veicoli e mezzi di trasporto.



Se durante la prima fase di individuazione e valutazione dello stato degli MCA presenti, le caratteristiche del materiale e del locale e per l’attività ivi presente si rende necessario un ulteriore approfondimento tramite monitoraggio delle fibre aerodisperse almeno per i seguenti motivi:

• verificare che i valori limite siano rispettati;
• tranquillizzare e informare gli utenti dei locali;
• condurre un’adeguata sorveglianza della possibile esposizione;
• agevolare i processi decisionali da parte del proprietario/amministratore o del datore di lavoro.

Il DM 06/9/1994 per tutte le attività che non comportano lavorazioni soggette a diretto rischio amianto, espone come valore limite quello delle 2 fibre/litro con Microscopia Elettronica a Scansione su una media di 3 campioni.
Le norme consentono l’utilizzo di due metodiche di analisi: la Microscopia Ottica a Contrasto di Fase (MOCF) e la Microscopia Ottica a Scansione (SEM). Le due tecniche danno però risulti non comparabili dato che la seconda individua con precisione le fibre di amianto, mentre la prima conta anche altre tipologie di fibre. Sicuramente per una maggiore sicurezza è sempre preferibile campionare l’aerodisperso procedendo con un’analisi al SEM.
Il campionamento delle fibre aerodisperse è anche necessario per garantire la restibuilità dei locali bonificati. Ma in questo caso sarà diretta competenza degli organi di vigilanza.
I meccanismi che possono comportare il rilascio delle fibre aerodisperse sono i seguenti:

• Fallout: distacco spontaneo delle fibre più debolmente inglobate nel materiale. L’entità del fenomeno non è particolarmente considerevole ma dovute alle normali vibrazioni e movimenti d’aria presenti in una struttura. I fattori che influiscono su questo fenomeno sono l’integrità del materia e la coesione esterna. Eventuali perdite di acqua o il semplice invecchiamento possono chiaramente portare ad un peggioramento di questi due fattori.

• Impatto: il contatto con il materiale MCA può essere di tipo volontario cioè dovuto ad interventi diretti di manutenzione o ad atti vandalici oppure involontario cioè dovuto ad esempio dovuto ad impatti durante manutenzione vicine al MCA. L’entità del rilascio dipende sempre dallo stato della matrice del materiale e chiaramente dalla gravità dello stesso. In genere è un rilascio elevato di fibre ma ridotto nel tempo.

• Dispersione secondaria: fallout ed impatti comportano un deposito di fibre sui diversi piani che a causa di attività di manutenzione, correnti d’aria, attività degli utenti o ventilazione possono ritornare allo stato aerodisperso.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Valutazione e gestione del rischio amianto nelle strutture edilizie

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Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Cirillo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2019-20
  Università: Università Telematica Internazionale Uninettuno
  Facoltà: Ingegneria
  Corso: Ingegneria civile e ambientale
  Relatore: Gerardo Maria Cennamo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 71

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