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Il vuoto al di sotto delle parole. Analisi storico-letteraria dell'opera narrativa di Raymond Carver

Nascita e maturità del postmodernismo letterario negli Stati Uniti

Selezionare un preciso punto d’avvio e di fine di un’epoca letteraria, esattamente come di un’epoca storica, è compito difficile e spesso ingrato: una semplificazione che non rende giustizia alla complessità degli eventi e spesso non aiuta a comprenderne la natura più profonda. Ciononostante capita che simili schematismi diventino necessari al fine di una più chiara comunicazione delle problematiche affrontate.

Pur consapevoli della natura riduttiva di un tale procedimento, dunque, cercheremo nel corso di questo paragrafo di evidenziare un (seppur vago) punto di inizio, di maturità e di declino di ciò che certi storici della letteratura nordamericana definiscono “postmodernismo classico”: quella corrente letteraria che prende avvio agli albori della Seconda Guerra Mondiale e che sembra declinare dalla metà degli anni Settanta in poi.

Sloan De Villo, in un articolo del 1987 intitolato “The Decline of American Postmodernism”, ci aiuta a tracciare una chiara panoramica dell’esperienza della narrativa postmoderna così come è nata e si è sviluppata negli Stati Uniti. Il punto d’avvio di tale esperienza, come avevamo accennato nel precedente paragrafo, può essere collocato nel 1939 (e, paradossalmente, fuori dai confini americani) con la pubblicazione di “Finnegan’s Wake” di James Joyce: un romanzo che grazie alla sua inedita combinazione di mito, storia, sogno e meta-linguaggio segna per la prima volta una forte sterzata rispetto alla tradizione dell’avanguardia modernista che proprio in Joyce (oltre che in Ezra Pound, T. S. Eliot e molti altri) sembrava incarnarsi.

Le difficoltà a definire il termine “postmodernismo” in relazione ad un certo tipo di narrativa, comunque, sono molte; da un lato perché il vocabolo non può essere associato soltanto ad un particolare tipo di espressione artistica (com'è il caso del termine “minimalismo”, per esempio) ma va riferito ad una vera e propria epoca del pensiero umano principalmente, anche se non solo, occidentale, che può essere fatta iniziare all'incirca dagli anni Trenta-Quaranta e che ancora comprende il tempo presente; e dall'altro perché la produzione letteraria di quest'epoca non può essere compresa se non in relazione al pensiero e più in generale al clima culturale nel quale è nata e si è sviluppata.

Per tentare comunque una definizione, esporremo di seguito alcuni degli aspetti fondamentali del pensiero postmoderno che ci sembrano più utili per il discorso portato avanti in questo lavoro. Bran Nicol, in un saggio del 2002, fa notare che probabilmente l'aspetto principale del discorso postmoderno va ricercato in una rinnovata auto-consapevolezza della cultura in quanto tale; nel fatto, cioè, che la cultura impara con gli autori postmoderni a cogliersi per quello che è, e cioè un costrutto appunto culturale, sempre e comunque mediato dal contesto in cui si esprime:

Postmodernism can be regarded as a mode of cultural awareness informed by the conviction that everything is, in fact, cultural ; that is, nothing in life (…) is natural or given. Rather, everything is constructed, mediated, put there by someone for a particular reason.

Quest'auto-consapevolezza trova la propria espressione nella pagina scritta nell'invenzione di quel metalinguaggio che è senza dubbio il tratto distintivo della narrativa postmoderna. Il testo postmoderno, insomma, rimanda continuamente a sé stesso; finge producendo una narrazione e svela contemporaneamente la propria finzione; informa il lettore non solo del contenuto del proprio discorso narrativo, ma anche del più ampio discorso culturale che ne sta alla base, e cioè appunto il fatto che la narrazione è finzione, artefatto, prodotto culturale socialmente mediato e definito.

Non è un caso, infatti, che tanto gli scrittori quanto i filosofi postmoderni (si pensi per esempio a Jean Baudrillard) insistano tanto sul tema del relativismo radicale, dell'impossibilità di distinguere il reale da ciò che è stato appositamente confezionato e prodotto, l'originale dalla copia: se tutto è costrutto culturalmente mediato, non possono esistere valori universalmente condivisi; tutto sarà un'interpretazione, e anche la realtà andrà perdendosi all'interno del caleidoscopio delle immagini, delle interpretazioni, dei simulacri. È un atteggiamento tipicamente postmoderno, fa notare ancora Bran, «to experience Big Brother as if it were reality and the bombing of the World Trade Center as if it were a Hollywood film».

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il vuoto al di sotto delle parole. Analisi storico-letteraria dell'opera narrativa di Raymond Carver

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Informazioni tesi

  Autore: Gianluca Didino
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Culture moderne comparate
  Relatore: Winifred Farrant Bevilacqua
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 112

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postmoderno
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stati uniti d'america
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