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La rappresentazione delle catastrofi nei mezzi di informazione: il terremoto d’Abruzzo del 2009

Nelle mani del destino: “il fatalismo”

John Mc Clure, del dipartimento di Psicologia della Victoria University di Wellington, Nuova Zelanda, si è concentrato negli anni tra il 2001 e il 2002 sulla dimensione del fatalismo, nelle attribuzioni delle cause del terremoto. Tale concetto implicito, legato agli eventi negativi naturali, è veicolato molto spesso dai media e dal senso comune.
Per fatalismo si intende “l’atteggiamento di rassegnata e passiva accettazione nei confronti degli eventi” derivante dalla “dottrina filosofica che sostiene l'ineluttabilità degli eventi e la loro indipendenza dalla volontà umana”.
Nel 2001, Mc Clure, in collabborazione con Michael W. Allen e Frank Walkey, ha effettuato il suo primo studio in tale ambito: “Countering fatalism: causal information in news reports affects judgments about earthquake damage”. Questo lavoro ha puntato il dito sul fatalismo principalmente perché, molto spesso, si rivela un ostacolo nella preparazione e nella prevenzione del disastro corrente e di quelli futuri. Il fulcro del discorso è che se alle persone arriva il messaggio secondo cui il danno non può essere evitato, ogni tentativo di limitarlo viene scoraggiato. Questi risultati hanno, secondo gli autori, chiare implicazioni per l'educazione civica. I media sarebbero in grado di ridurre il fatalismo agevolando la prevenzione. Tali mezzi dovrebbero, perciò, cambiare il loro modo di presentare le informazioni sui disastri.
Mc Clure et al. partono dal presupposto che non è l’intensità del terremoto ma la qualità delle costruzioni che fa la differenza per ciò che riguarda il numero delle vittime di una catastrofe. Nonostante ciò, nella maggior parte delle occasioni, le persone ritengono che non si può fare nulla per evitare un disastro. Tale tendenza genera un forte senso di impotenza che implica un’attribuzione di causa relativa soltanto alla potenza del terremoto. Al contrario, secondo gli autori, le persone, oltre che le istituzioni, dovrebbero essere maggiormente motivate al controllo della sicurezza della propria abitazione e del proprio luogo di lavoro.
I media quindi svolgono un ruolo spesso deleterio, orientato al fatalismo, in quanto descrivono le catastrofi in modo da accentuare la gravità dei danni e si concentrano sulle scene dove c’è stato il danno più grande, più evidente, più spettacolare. Secondo Mc Clure et al. invece sarebbe molto più opportuno che i media sottolineassero le cause controllabili. In questo modo le persone e le istituzioni verrebbero motivate alla ricerca di soluzioni preventive e verrebbe scoraggiato chiunque voglia arrendersi al destino.
Un anno dopo (2002) lo stesso Mc Clure avvalendosi della collaborazione di Jodie Cowan e Marc Wilson ha approfondito l’argomento nell’articolo “What a difference a year makes: how immediate and anniversary media reports influence judgements about earthquakes”. Questo lavoro è scaturito dalla medesima constatazione, cioè che in realtà non sono i terremoti ad uccidere le persone bensì le costruzioni che cedono (Smith, 1993)

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Onorati
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Gianni Losito
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 233

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