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La Torre di Babele, dalla Bibbia al mondo contemporaneo

Papa Ratzinger, la globalizzazione e la Torre di Babele

Il Papa Emerito Ratzinger è un teologo di assoluto valore, nei sui scritti emerge la sua preparazione e la sua attenzione ai problemi del mondo, non ultimo quello della globalizzazione selvaggio. Nel volume “Introduzione a Ratzinger” possiamo trovare parecchi spunti interessanti per noi studenti di scienze religiose: c’è l’analisi di vari fenomeni molto interessanti. Posizioni etiche, politiche e religione, davvero un grande volume pieno di spunti interessanti. Non manca il parallelismo con l’episodio biblico della Torre di Babele. Si parte dalla uniformità religiosa e dal concetto di globalizzazione culturale. Si parla dell’unità, della Verità. “La verità non è negoziabile e non può che essere la stessa per tutti gli uomini, a qualunque cultura appartengano”.
Per Ratzinger le tradizioni, i costumi e tutte le culture è voluta da Dio, questa è la vera ricchezza dell’umanità, inoltre lo stesso cristianesimo si fonda in essa, nasce per questo motivo, in altre parole il cristianesimo è inclusione, diversità, tolleranza. Una fede che si fonda su questo. Molto interessante è il messaggio. Per il Papa Emerito l’episodio biblico della torre di Babele conserva ancora validità nel mondo contemporaneo. Andiamo a vedere il perché, certamente sono parole molto interessanti.

«Questo messaggio conserva validità nel mondo attuale. Da un lato abbiamo quest’unità. Il centro delle città si assomiglia dappertutto, in Sud Africa come in America Latina, in Giappone come nel Nord America o in Europa. Dappertutto si indossano gli stessi jeans, si cantano le stesse canzoni di successo, le stesse immagini televisive raggiungono ogni parte del globo, si ammirano le stesse stars. Da questo punto di vista c’è una specie di civiltà unitaria: persino l’alimentazione si omogeneizza per mezzo dei MacDonalds»

Come è possibile vedere per il Papa Emerito c’è un mondo, per certi aspetti, uguale. Dovunque andiamo c’è sempre lo “stesso mondo” e questo potrebbe essere un male. Certo c’è un lato positivo, tuttavia è da tenere in considerazione il fatto che il pericolo di una torre nuova è sempre dietro l’angolo e tutti sanno il perché. Indossiamo gli stessi abiti, tutti, noi, mondo occidentale, possiamo dire con certezza che tutto il mondo è diventato mondo occidentale, predomina questa cultura fatta così: lo stesso cibo, gli stessi assi dello sport, attori del cinema. Siamo in un mondo uguale e per questo motivo Ratzinger invita tutti alla riflessione.

«Ma se di primo acchito questa omogeneizzazione pare buona e giusta, perché pare sollecitare un processo di riconciliazione – proprio come la lingua unitaria nell’edificazione della torre di Babele – cresce invece l’alienazione degli uomini che non riescono a incontrarsi veramente. Invece della riconciliazione, stiamo attraversando una fase di crescita dei regionalismi e ci misuriamo con la rivolta delle diverse civiltà che vogliono continuare a essere se stesse o si sentono oppresse dalle altre».

In effetti al primo acchito, come detto in precedenza, potrebbe sembrare una cosa buona. Quest’idea di trovare tutto a portata di mano, di rendere “piccolo il mondo” e tanto altro ancora, tutto questo potrebbe, in un certo senso, sollecitare un processo di riconciliazione. Tuttavia siamo immersi un mondo conflittuale, dove predomina l’odio, dove il regionalismo esce allo scoperto, dove le minoranze richiedono visibilità, dove tutto sta venendo a galla e dove c’è il bisogno di qualcosa di nuovo al più presto, prima che stia troppo tardi. Per questo motivo c’è bisogno di qualcosa di nuovo. Inoltre, cresce l’alienazione, ovvero siamo tutti insoddisfatti perché non sappiamo quello che realmente desideriamo. Desideriamo soltanto fumo, illusione, abbiamo creduto alle favole, a un modello di sviluppo invivibile, abbiamo messo al centro il cantante famoso, il mito dello sport, il personaggio del cinema, abbiamo sostituito Dio con un vuoto incolmabile e siamo regrediti, queste parole del Papa emerito Ratzinger suonano davvero molto bene, ci aiutano a capire il domani, i pericoli di un mondo iper connesso ma perdutamente silenziosi, ci siamo allontanati dal prossimo, tutti omologati senza capire nulla.

«Si può dire che nel simbolo della torre babilonese si considera criticamente una forma di unificazione e un rapporto di dominio col mondo e con la vita che solo apparentemente creano unità ed elevano l’uomo. In realtà lo depredano della sua grandezza e delle sue dimensioni più profonde. (…) L’unità di Babele è uniformante; gli uomini sono soltanto un popolo e parlano una sola lingua. La diversità voluta dal Creatore è come compressa in una falsa forma di unità: un’unità orientata al potere, all’autoaffermazione, alla gloria. Ci accorgiamo di quanto è attuale Babele? Questo nostro mondo così uniformato a una mentalità e a un comportamento prettamente tecnicistici, si costruisce un’artificiosa unità di linguaggio e di cultura: tutti uguali nel pensare, nel parlare, nel vestirsi, nel modo di vivere. Ma è proprio questa uniformazione a scatenare la rivolta, che si esprime nel terrorismo, nelle svariate forme di sollevazione contro un’esistenza che in apparenza dona tutto, ma che in realtà sottrae tutto, assoggetta l’uomo al potere e al piacere, rendendolo impotente e triste.»

Unificazione, dominio e altro ancora. Questo simbolo per Ratzinger è davvero terribile, un simbolo di sottomissione sottile, sì, sottomissione di un uomo a un altro uomo, una sorta di ribellione ingiusta e ingiustificata nei confronti di Dio. Siamo davvero arrivati a questo? E poi, è possibile fermare tutto? Possiamo tornare a una vita più autentica, naturale anche, libera, possiamo riconoscere di nuovo il nostro Dio creatore come autentico Padre? Dobbiamo farlo. [...]

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Questo brano è tratto dalla tesi:

La Torre di Babele, dalla Bibbia al mondo contemporaneo

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Informazioni tesi

  Autore: Concetta Di Cerbo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2019-20
  Università: Istituto Superiore di Scienze Religiose "San Giuseppe Moscati" (Bn)
  Facoltà: Teologia
  Corso: Teologia
  Relatore: Lucia Nespoli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 101

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Parole chiave

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babele
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