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Genealogia del pensiero transumanista: dagli albori ai dilemmi contemporanei

Power/Knowledge, Politics/Science

La relazione tra tecnologia, scienza e politica è stata portata alla luce dall’umanesimo liberale e da pensatori come Locke, Hobbes e Mill. Umanisti e filosofi naturali sostenevano che libertà e conoscenza fossero due entità strettamente legate in grado di riprodursi l’un l’altra: maggiore libertà porta a maggiore conoscenza che a sua volta permette di perseguire la libertà. Scienza e politica si muovono su binari separati ma sono in grado di influenzarsi, una buona scienza potrebbe essere vana se influenzata da una cattiva politica e viceversa, anche se il caso più probabile è quello di una concorrenza tra cattiva scienza e cattiva politica. Questa relazione spiega come tecnologia e scienza non siano intrinsecamente politiche, ma la relazione tra politica e tecnoscienza sia il prodotto della metafisica della tecnologia e della tecnica. La loro crescita è indissolubilmente legata all’aumento del liberalismo in occidente, coloro che hanno prodotto nuove scienze razionali ed empiriche sono le stesse figure che hanno dato vita a nuove realtà politiche nel mondo occidentale: Thomas Hobbes è stato filosofo e matematico, eppure viene ricordato come il padre del contrattualismo con la sua eccezionale opera “Leviatano” e John Locke, medico, scienziato e filosofo naturale, deve la sua fama ai due trattati sul governo fondamentali per il progetto americano. Una tale fluidità ha portato a mettere in discussione un’entità fondamentale e certa come la politica, la quale sembra perdere il suo valore supremo di fronte alla scienza e alla tecnologia, in quanto ogni azione derivante da queste è indipendente dalla politica e deve anzi essere quest’ultima a tenere il passo. Se si tratta di scienza e tecnologia dunque si parla automaticamente anche di politica «because all science is about controlling not only the experiment itself but also the world more efficiently by knowing which variables to manipulate toward something perceived as the greater good.» La convinzione che il controllo reale su scala mondiale per il bene dell’umanità significa controllo politico, si è indebolita quando il primato della politica sulla scienza ha portato a un passato buio, caratterizzato dall’eugenetica in epoca nazista, dove la scienza era così politicizzata che lo scopo non era una società migliorata, ma un serbatoio dal quale la scienza avrebbe potuto attingere, «for Bostrom what makes our eugenic past so unpalatable was that governments, not individuals, defined the telos.» Questa presa di coscienza mette in discussione anche le dinamiche di potere, oggi statiche, per le quali l’ultima parola spetta agli stati e in particolare alle grandi potenze. Com’è stato affrontato precedentemente nel caso della 5GW, uno sviluppo tecnologico e scientifico avrebbe delle sicure ripercussioni sulla politica e sul potere ad essa correlato. Ciò potrebbe modificare il paradigma attuale del sistema internazionale provocando un cambiamento di polity e la fine della concezione di Stato nazione come ente centrale e indissolubile. In particolare questo cambiamento sarebbe prodotto dalle «intelligent machines», l’intelligenza artificiale insieme agli sviluppi della robotica e dell’informatica saranno la prima causa della modificazione delle relazioni di potere all’interno della nostra società: nel mondo del lavoro le macchine saranno in grado di compiere qualunque impiego molto meglio degli esseri umani agendo così su un cambiamento dei bisogni, delle abilità e della struttura gerarchica tipica del sistema economico, di cui poco si può prevedere dato che agirà in termini per noi ancora non immaginabili. Uscendo dalla struttura mentale, sociale e politica convenzionale, tale sistema potrebbe aumentare come diminuire le differenze in termini di potere e influenza sul mondo.

L’unica via per mantenere un ordine sociale attraverso il controllo politico e quindi etico sulla scienza, risulta essere la costruzione di una regolamentazione democratica a livello internazionale da parte degli stati per tutte quelle tecnologie e medicine in grado di modificare e potenziare l’essere umano. È auspicabile, per chi si oppone al tecno-progressivismo, un intervento istituzionale, normativo e politico che punti alla promozione di tecnologie in grado di far fiorire l’umanità e che impedisca la proliferazione di quelle che minacciano il benessere e la dignità umana. La regolamentazione deve inizialmente nascere per agire a livello nazionale, deve essere lo Stato a farsi carico della produzione di leggi e istituzioni adatte, per poi espandersi a livello internazionale. In risposta a ciò sono presenti due campi di opinioni opposti. Il primo, di stampo libertario, sostiene che la società e la politica non possano e non debbano porre dei limiti alla ricerca e all’applicazione: fanno parte di questo gruppo scienziati e ricercatori, l’industria, dati gli interessi economici di un settore in rapida crescita con margini di guadagno quasi illimitati, e ovviamente tutti coloro che sono ideologicamente schierati verso l’idea di libero mercato e stato minimo. Il secondo, più eterogeneo, è formato da realtà preoccupate riguardo le nuove tecnologie sul piano morale ed etico: comunità religiose, sostenitori della sacralità della natura umana, conservatori e coloro turbati dal possibile ritorno dell’eugenetica. In questo dibattito focalizzato principalmente su questioni etiche, quasi nessuno si occupa di delineare le tipologie di istituzioni necessarie per permettere di controllare la velocità e gli scopi della tecnologia. Chi si oppone al controllo politico parla di autoregolazione, ma sembra una posizione debole considerando gli interessi e la quantità di denaro presente in tale economia che impedirebbero un funzionamento trasparente e giusto. Secondo i conservatori la scienza non è in grado di fare gli interessi dell’umanità e del bene comune, essa si occupa dell’aspetto puramente tecnico delle scoperte, solamente la teologia, la filosofia o la politica possono dare un giudizio di valore necessario per valutare l’operato e i prodotti della scienza e della tecnica. Eppure uno dei grandi ostacoli della regolamentazione è proprio il credo popolare che sostiene l’impossibilità di mettere sotto controllo le tecnologie e che qualunque sforzo per agire in tale direzione sia vano. L’unica via per riuscire a controllare l’espansione tecnologica è quella di creare degli accordi internazionali che la regolino, ciò risulta molto difficile da negoziare e soprattutto da far rispettare, ma senza un’intesa tra le nazioni nessuna di esse deciderà di autoregolarsi per non nuocere a sé stessa favorendo le altre. Non è però impossibile trovare una soluzione, è già accaduto nella storia che tecnologie controverse e pericolose siano state poste sotto controllo politico e regolamentate a livello internazionale. É il caso delle armi nucleari, missili balistici, armi biologiche, chimiche e medicine neurofarmacologiche. Sicuramente per le armi è stato un processo più semplice, essendo evidentemente pericolose per l’umanità si è creato un rapido consenso mondiale sul loro controllo, inoltre il loro sviluppo è possibile solo grazie a ingenti spese e grandi istituzioni molto visibili, mentre le biotecnologie e la robotica, ad esempio, hanno un impatto diverso sull’opinione pubblica perché non necessitano di grandi mobilitazioni e sono considerate per lo più innocue e utili. Nonostante le difficoltà, i primi segnali di un tentativo di controllo sulle nuove tecnologie lo si è visto con il blocco della coltivazione Ogm in Europa e con la dichiarazione di Helnsinki per la sperimentazione sull’uomo e il divieto per la clonazione umana presente nella Dichiarazione dei Diritti Umani approvata nel 1998 dal Consiglio d’Europa. Precedenti importanti che sottolineano come la rivoluzione biotecnologica, una delle più importanti per il transumanesimo, non sia infermabile. Questo tipo di azione viene spesso criticata in quanto nessuna politica regolatrice è stata esente da eccezioni e fallace, a questo Fukuyama risponde sostenendo che non bisogna perdere di vista il vero senso della regolazioni sociale, ossia che nessuna legge è interamente applicata nella sua totalità, per esempio gli omicidi continuano a esserci nonostante sia un atto illegale condannato da tutte le costituzioni del mondo, eppure non c’è nessuna ragione per abolire la legge o discutere il suo valore.


In contrasto a ciò, transumanisti e tecno-progressisti, sostengono che le proibizioni e le regolamentazioni proposte dai conservatori porterebbero ad una perdita di libertà e autonomia, principi cardine del movimento, inoltre l’impedimento dello sviluppo tecnologico sarebbe basato, non su criteri empirici, ma su considerazioni astratte prodotte dall’ideologia conservatrice. La proposta del transumanesimo, o meglio della maggioranza rappresentativa del movimento, è quella di una regolamentazione indipendente delle tecnologie emergenti per garantire sicurezza ed efficacia, nel rispetto del bene comune, senza però andare a intervenire sulle scelte o sugli obiettivi personali degli individui. Essi respingono sia una regolamentazione su una base morale ed etica soggettiva, che altrimenti minerebbe la libertà individuale, sia la scelta di bandire tecnologie che potrebbero, secondo loro su basi vaghe e non abbastanza convincenti, arrecare effetti negativi all’assetto sociale. Ad esempio la riforma del 2006 nel Regno Unito riguardo la revisione delle leggi contro le droghe, è un passo in avanti verso la liberalizzazione basata su un «harm-based regulatory system access to cognitive enhancement drugs» e droghe ricreative come la cannabis o l’MDMA, che sarebbe conforme alla difesa della libertà cognitiva e al suo potenziamento. Un altro esempio riguarda l’aumento della durata della vita, infatti la ricerca scientifica generale contribuisce alla scoperta di tecnologie in grado di estendere l’aspettativa di vita. Ma una ricerca settoriale e specifica in questo campo velocizzerebbe l’ottenimento dei risultati, tant’è che è stata richiesta, da parte di biologi ed esperti di politica pubblica negli Stati Uniti alla National Institute of Health, l’aggiunta di un programma per lo studio della longevità nel settore della biologia dell’invecchiamento. Un altro caso simile riguarda la proposta per l’iniziativa di scienza del cervello chiamata “Cognos” realizzata dal progetto Nano-Bio-Info-Cogno della National Science Foundation. Ciò a cui puntano i sostenitori del transumanesimo è un miglioramento nel campo della proprietà intellettuale che spesso impedisce l’avanzamento in certi settori, come il brevetto del genoma umano, e uno standard cognitivo e legale, in quanto esseri umani, in ambiti come: ricerca sugli embrioni, miglioramento genetico, umani potenziati dalle macchine, intelligenza artificiale ecc.

Donna Haraway con il suo “Cyborg Manifesto” è stata la prima a parlare di come un’ibridazione umano-macchina, in modo specifico per quanto riguarda le donne, impatti sulla struttura politico-economica della società. La scelta della figura del cyborg è dovuta al fatto che rappresenta e incarna la fusione di ciò che è sempre stata considerata un’opposizione dialettica, ossia il corpo e la tecnologia. L’autrice è infatti molto critica nei confronti dei dualismi costituiti da un elemento dominante e uno dominato come sé/altro, mente/corpo, maschio/femmina. Haraway «outlines the intricate entanglements of labour, communications, biotechnologies, capitalism, globalisation and international production, all wound into an “informatics of domination” in which capital and labour are configured alongside (as transductively constituting and constituted of) material bodies.» Il tutto si può intendere e capire solo in termini di capitale e della produzione del capitale, in una riformulazione della relazione tra lavoratori, tecnologia, corpo e informazione. Anche Elain Graham con Representations of the Post/Human, sottolinea come la relazione tra umani e tecnologia debba essere ricercata con l’ausilio di basi economiche e del capitale:

Technologies emerge from particular economic relations of production, bearing the marks of particular (often gendered) divisions of labour, the objectification of nature, disciplining of bodies, accumulation of capital, and pressures of commercialisation.

Questi due esempi mostrano come il nostro rapporto attuale con la tecnologia e la scienza sia definito in termini economici e come un futuro post-umano possa essere caratterizzato da un ridimensionamento del contesto socio-relazionale dalla rete gerarchica, in cui è tutto immerso, di lavoro, capitale e potere. L’economia in quanto entità che vive tra indipendenza e dipendenza dal potere politico e padrona del lavoro con il quale l’umano si identifica, fa da tramite tra tecnoscienza e politica. Se autorità e potere dovessero mutare in modo da discostarsi da ciò che sono oggi, un futuro post-umano sarebbe probabilmente caratterizzato da una nuova economia e da una nuova politica con rapporti e gerarchie che non possiamo ancora prevedere. Ciò che si evince da descrizioni del futuro come quella di Haraway è un mondo senza genesi e genere, con il mutamento dei paradigmi politici e ontologici, «il cyborg è la nostra ontologia, ci dà la nostra politica», dovuti a un cambiamento radicale: dalla capacità umana per il potenziamento in grado di proiettarci verso il mondo, all’inclusione del mondo e dell’universo in tutte le componenti della tecnica: artificiali, materiali, chimiche, tecnologiche, all’interno delle membra umane, superando l’opposizione dentro/fuori. Questo ci riporta alla singolarità di Kurzweil e al sogno del transumanesimo escatologico di Teilhard in cui umani e macchine si fondono in un unico essere che assomma tutte le nostre coscienze e quelle delle macchine, attraverso Internet assume il controllo di tutta la natura senza più un io e un altro da me. Tutti gli esseri della Terra come un unico super-essere cosciente, una fusione che ci porterebbe al punto omega e finalmente a essere “Dio”, in un’accezione lontana da quella cattolica tradizionale di dio-persona, creatore e giudice etico, più vicina a quella del panteismo pagano o del misticismo orientale, pronto a espandersi e inglobare l’universo.

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Preti
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Sociali
  Corso: Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace
  Relatore: Luca  Bellocchio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 52

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