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Il Ponte Monumentale di Ariccia (Storia, costruzione e statica)

Primo crollo e ricostruzione del ponte di Ariccia: 1944

Sono le sei del mattino del 2 giugno 1944 quando una esplosione di inaudita violenza fece tremare tutta Ariccia. Si pensò all’inizio allo scoppio di una deposito di munizioni, invece era saltato in aria il ponte monumentale.
Durante la giornata saltarono anche altri ponti e viadotti nella zona, si dice per ritardare l’arrivo degli americani, in realtà la ritirata dei tedeschi iniziò la sera del 2 giugno e proseguì il 3 giugno, mentre gli americani arrivarono a CastelGandolfo solo il 4 giugno.
Che interesse potevano avere i tedeschi a far saltare il ponte quando ancora doveva iniziare la loro ritirata?
Sembra invece più attendibile l’ipotesi che a far saltare il viadotto siano stati gli stessi americani per impedire la fuga dei tedeschi.
Questa voce popolare sembra essere confermata da una dichiarazione del 22 gennaio 1992, rilasciata ad Anzio da un militare italo-americano che partecipò alle operazioni per minare il ponte.
Da un certo punto di vista c’è da notare che il fatto possa sembrare un atto semplicemente vandalico perché non valse certo a trattenere le forze corazzate marcianti verso Roma giù per Vallericcia e la ondulata pianura laziale.
La riattivazione delle normali condizioni di traffico sull’Appia è stato da subito uno degli obiettivi principali dello sforzo di ricostruzione operato dai governi democratici nella provincia di Roma.
Alla sua ricostruzione ha provveduto l’ANAS a mezzo del Compartimento Regionale di Roma affidando i lavori all’impresa A. & P. Di Penta rimasta aggiudicataria in seguito ad appalto concorso.
Il bando di concorso prescriveva la ricostruzione dell’opera nella stessa forma, dimensioni e caratteristiche di quello preesistente, tenendo però presente che la nuova sede stradale doveva avere una larghezza tra le facce interne dei parapetti di 12,00m, di cui 9,50m per la carreggiata e 2,50m per i marciapiedi laterali di 1,25m ciascuno.
Secondo le previsioni del progetto il viadotto è stato ricostruito ripristinando i tre ordini di archi originari; il previsto ampliamento della sede di transito è stato poi realizzato allargando l’opera tra i muri frontali a partire dal secondo ordine e diminuendo, dallo stesso piano, l’inclinazione delle lesene sorreggenti le piazzuole dal 3% all’1%, nonchè spostando il parapetto sul cornicione a piombo con il gocciolatoio.
La larghezza del viadotto è di 12,40m tra le facce esterne dei muri frontali e di 12,00m tra le facce interne dei parapetti così ripartiti: 2,50m per i marciapiedi laterali di 1,25m ciascuno, 9,50m per la carreggiata stradale, compresa la sede della tranvia Roma-Velletri percorribile anche dal traffico ordinario.
Le pile ricostruite sono del tipo cellulare, vuote, con pareti e setti trasversali interni in muratura di peperino e malta di pozzolana e cemento. Cosicché le nuove strutture vengono a pesare circa la metà di quelle del vecchio manufatto.
Sempre in muratura di peperino e malta di pozzolana e cemento sono le altre strutture dell’opera, ad eccezione di quella portante l’impalcato, che è costituita da volte in conglomerato formato da pozzolana, pietrisco siliceo e cemento, contrastate all’imposta da piattabande arcuate in calcestruzzo leggermente armato.
Le facce vista sono tutte in conci di peperino a corsi regolari e pure in pietra da taglio di peperino sono gli elementi ripristinati quali armille, fasce, cornicioni e copertine.
La consegna dei lavori avvenne il 25 giugno 1946. Il 24 dicembre 1947 vennero ultimate le opere per assicurare il transito, il 24 marzo 1948 e cioè dopo ventuno mesi dalla consegna è stata definitivamente completata la ricostruzione del viadotto, il quale conserva pienamente l’aspetto dell’antica opera.

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Il Ponte Monumentale di Ariccia (Storia, costruzione e statica)

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Informazioni tesi

  Autore: Stefano Ibba
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Ingegneria
  Corso: Ingegneria edile
  Relatore: Maria Grazia D'Amelio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 116

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