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Profili penalistici del doping sportivo

Rapporto tra le fattispecie di doping ed il reato di favoreggiamento personale

L'art. 9 l. 376 punisce, come si è già avuto modo di chiarire, anche colui che compie una delle condotte ivi descritte "al fine di modificare il risultato dei controlli sull'uso di farmaci o sostanze vietate o sul ricorso a pratiche dopanti".
Si tratta, quindi, di un comportamento che presuppone l'avvenuta realizzazione di un altro reato sempre in tema di doping. Si prescrive o si somministra un farmaco proprio per evitare che l'atleta risulti positivo ai controlli. In concreto, si viene a favorire l'atleta o coloro che hanno reso possibile l'assunzione o il ricorso a pratiche vietate. Può quindi porsi un problema di compatibilità con il reato comune di favoreggiamento previsto dall'art. 378 del c.p. che punisce con la reclusione fino a quattro anni "chiunque dopo che fu commesso un reato e fuori dei casi di concorso nel medesimo, aiuta taluno ad eludere le investigazioni dell'Autorità o a sottrarsi alle ricerche di questa". Affinché si possa pervenire ad un'affermazione di responsabilità a titolo di favoreggiamento personale è necessario che l'autore sia estraneo al reato in precedenza commesso da altri, non avendovi arrecato alcun contributo materiale o morale. Ad esempio, la promessa di aiuto fatta ad un atleta prima della commissione del reato integra un'ipotesi di complicità idonea a rafforzare la sua determinazione ad assumere sostanze proibite. Non sarebbe, pertanto, punibile ai sensi dell'art. 378 del c.p. colui che abbia agito allo scopo di aiutare l'atleta previa intesa con quest'ultimo ovvero al fine di assicurarsi l'impunità per una precedente condotta di somministrazione o procacciamento.

Definire il diverso ambito di applicazione delle fattispecie di doping e favoreggiamento personale è questione che assume particolare importanza se si considera che, in virtù della clausola di riserva contenuta nell'art. 9 e della maggior gravità del reato di favoreggiamento personale (reclusione fino a quattro anni), ogni condotta di aiuto diretta ad alterare il regolare responso dei controlli antidoping sarebbe punita ex art. 378 c.p., così vanificando la portata precettiva autonoma delle fattispecie di doping.
Ed invero, nell'ipotesi prevista dal primo comma dell'art. 9 rientrano, tra le altre, la condotta di chi procura o somministra farmaci o sostanze di per se in grado di modificare i risultati dei controlli, mentre nell'ipotesi di cui al secondo comma rientra sia la c.d. manipolazione farmacologia rivolta a mascherare l'eventuale utilizzazione di farmaci proibiti sia l'uso di metodi che, intervenendo sul corpo umano, sono idonei ad alterare i risultati dei controlli. Si tratta di comportamenti che, in quanto finalizzati ad eludere i risultati dei controlli antidoping, ricadrebbero anche nella previsione di cui all'art. 378 c.p. . Ed infatti, stante l'obbligo di denunzia all'autorità giudiziaria da parte di coloro che effettuano i controlli, qualunque attività volta a minare l'attendibilità di fonti di prova utili per l'accertamento d reati può assumere i connotati del favoreggiamento personale.

In conclusione, l'autore risponderà di favoreggiamento laddove la sua condotta di aiuto prescinda da un precedente contributo alla realizzazione del reato di doping da parte dell'atleta ovvero di altro soggetto ( ad esempio il fornitore abituale della sostanza).
Diversamente risponderà del reato di cui all'articolo 9 in tutti i casi in cui concorra con altri alla realizzazione del reato di doping che con l'attività di favoreggiamento si intende celare, ovvero agisce alla scopo di assicurarsi l'impunità da un precedente reato di doping da lui commesso.

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Informazioni tesi

  Autore: Giorgio Triolo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Vincenzo Muscatiello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 158

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Parole chiave

diritto penale
giurisprudenza
doping
antidoping
c.o.n.i.
14 dicembre 2000

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