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Il minore dell'area penale e l'inserimento lavorativo nel percorso rieducativo

Sistemi sociali correlati all’azione deviante

Qualunque sia l’incidenza individuale della predisposizione ereditaria al crimine, è ormai ritenuta indispensabile, da molti criminologi contemporanei, l’esistenza di occasioni e fattori scatenanti di origine ambientale, per portare l’individuo oltre i confini dell’etica sociale (Parenti, Pagani ,1968).
Il profilo psicosociale del fenomeno della delinquenza minorile richiama l’attenzione sui progressivi ed attuali cambiamenti in ambito sociale ed economico. Il processo di disgregazione del tessuto sociale (aumento della povertà, emarginazione, mancanza di lavoro legale,...) è alla radice del fenomeno della devianza. Altri fenomeni hanno contribuito a notevoli cambiamenti nelle città italiane come la modernizzazione della cultura urbana e lo sviluppo tecnologico ed industriale, i quali hanno permesso un rilevante progresso, ma di contro, hanno causato la “ghettizzazione” di alcuni settori della popolazione, provocando maggiore povertà, maggiore disoccupazione, e di conseguenza l’adesione di molti soggetti, per lo più minori, a gruppi criminali (www.stpauls.it).
Appare riduttivo però, considerare il fenomeno della delinquenza minorile come conseguenza diretta e lineare dei fenomeni sopra citati; bisogna invece guardare alla devianza come ad un fenomeno multifattoriale. Per gli adolescenti questa connotazione sociale diventa una vera e propria condizione di rischio, la quale diviene predittiva di un disagio. Il concetto di “rischio” in età evolutiva fa riferimento alle particolarità della condizione minorile (da 0 a 18 anni), agli specifici bisogni di protezione e tutela del minore, ma soprattutto all’eventualità in cui alcune variabili, personali, sociorelazionali e contestuali, interferiscano con quello che per ora possiamo definire il normale e atteso procedere dell’iter della crescita, alterando i percorsi di sviluppo in senso deviante o disfunzionale, ritardandoli o semplicemente ostacolandoli (De Leo, Patrizi, 2002). In termini generali, la condizione di rischio evolutivo riguarda quelle situazioni in cui il minore può perdere o vivere in modo critico e carente la possibilità di fare riferimento a figure che lo proteggano e lo guidino di fronte a eventuali ostacoli o nodi problematici. Molte condizioni di rischio sono legate a problemi familiari che incidono sul funzionamento della principale agenzia educativa che dovrebbe (specie a soggetti in età evolutiva) assicurare uno sviluppo lineare e normale (Bruner 198, trad . it . 1992; in De Leo, Patrizi, 2002).
Infatti quando il contesto familiare assume una valenza di problematicità o disfunzionalità, può costituirsi quale sistema che generando una condizione di disagio e sofferenza direziona, anche indirettamente, la scelta di percorsi devianti. Questo non implica che determinate caratteristiche familiari causino esiti devianti, ma possono regolare lo strutturarsi di stili comportamentali devianti.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il minore dell'area penale e l'inserimento lavorativo nel percorso rieducativo

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Informazioni tesi

  Autore: Giusy Barbaro
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze e tecniche della psicologia dello sviluppo e dell'educazione
  Relatore: Maria Garro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 90

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