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Il "Teatro comico" di Carlo Goldoni e la rappresentazione di Marco Bernardi

«Sono comici, lor signori?», ovvero della musica in scena

Nella quindicesima scena del secondo atto, fa il suo ingresso Eleonora, colei che dovrebbe completare il gruppo attoriale, ma che dà a Goldoni anche l’opportunità di mettere la sua riforma in relazione con il teatro melodrammatico. Goldoni, oltre all’ingaggio di Medebach (1748), a Venezia scriveva anche opere musicali per il teatro San Moisè, opere buffe, semplici, d’intreccio, ma sempre nuove. I Grimani riaprirono nel 1748 il teatro San Samuele, che diverrà il tempio dell’opera buffa e la famiglia Tron il teatro San Cassian, fucina di cantanti di qualità.

È dunque impensabile credere che Goldoni criticasse in modo assoluto il teatro musicale; piuttosto era alla ricerca di una pari dignità tra l’arte recitativa e la musica e ciò doveva necessariamente passare attraverso la rivendicazione di una virtù anche per i comici. La «forestiera» Eleonora, entra in scena con uno staffiere al seguito e con aria altezzosa si presenta come virtuosa di musica. Orazio la corregge, insignendola del titolo di cantatrice, parola neutra per un abbassamento di livello rispetto a “virtuosa”, ma non denigratorio rispetto a “canterina”, grado basso anche dal punto di vista sociale, di cantante di mediocri qualità, che spesso utilizza doti non canore per barcamenarsi. Orazio scopre da subito che la cantatrice ha recitato in opere buffe e le dà l’opportunità di fare la commediante. Ma ella rifiuta categoricamente, proponendo di cantare gli intermezzi in commedia, pretendendo per sé e per lo staffiere soldi, abiti, vitto e alloggio. Ecco la risposta di Orazio:

ORAZIO: Cosa credete, signora mia, che i comici abbiano bisogno, per far fortuna, dell’aiuto della musica? Pur troppo per qualche tempo l’arte nostra si è avvilita a segno di mendicar dalla musica i suffragi per tirar la gente al teatro. Ma, grazie al cielo, si sono tutti disingannati. Io non voglio entrare nel merito o nel demerito de’ professori di canto, ma vi dico tanto è virtuoso il musico, quanto il comico, quand’ognuno sappia il suo mestiere; con questa differenza, che noi per comparire dobbiamo studiare per necessità, ma voi altre vi fate imboccare un paio di arie, come i pappagalli, e a forza d’impegni vi fate batter le mani. Signora virtuosa, la riverisco (II,15).

Anche la prima donna vuole dire la sua e sottolinea il ruolo onorato dei comici:

PLACIDA: […] Se foste voi una virtuosa di grido, non verreste a offerirvi a cantare gli intermezzi nella commedia. Ma quando ciò vi riuscisse, avreste migliorato assai di condizione, mentre è molto meglio vivere fra’ comici mediocri, come siamo noi, che fra i cattivi musici, coi quali sarete sinora stata […]

Denigrata ormai da tutti, a fine scena Eleonora riconosce Lelio quale poeta dell’opera La Didone in bernesco. L’impresario dell’opera era fallito e la cantante confessa a Lelio che è ridotta all’indigenza. Lelio le propone di fare l’attrice comica: all’inizio la proposta le sembrerà disonorevole, ma il bisogno di soldi e la paura di rimanere per sempre una pessima cantante, le farà cambiare idea.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il "Teatro comico" di Carlo Goldoni e la rappresentazione di Marco Bernardi

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Informazioni tesi

  Autore: Anna Antinnori
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Letteratura musica e spettacolo
  Relatore: Valeria Giulia Adriana Tavazzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 69

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