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Disturbo borderline di personalità tra abuso e suicidio

Suicidio e BPD

I livelli di dissociazione elevati che si possono riscontrare nei pazienti borderline, comunque, non sembrerebbero tali da far sovrapporre una diagnosi di disturbo dissociativo; infatti, in una ricerca gli autori dimostrerebbero che nei pazienti borderline, l’associazione tra automutilazione e dissociazione sia indipendente da una storia di abuso nell’infanzia (Brodsky et al., 1995).
Anche un altro studio confermerebbe l’assenza di associazione tra gesti auto-mutilanti e dissociazione nei pazienti con disturbo borderline della personalità. La dissociazione potrebbe intervenire nel caso in cui si presenti la necessità, per l’organismo, di risolvere un conflitto pericoloso ai fini della propria salute. Così il gesto auto-mutilante potrebbe rappresentare la contemporanea identificazione tra due ruoli opposti come quello di vittima e di persecutore (Paris e Zweig-Frank, 1997).
Pazienti con BPD rappresentano dal 9% al 33% di tutti i suicidi, e la diagnosi di disturbo conclamato aumenta significativamente il rischio di suicidio. Il maggiore rischio sembra essere associato all’età più giovane, che va dall’adolescenza fino ai trenta anni, dopo la quale, nell’età adulta, in molti pazienti si incontra un decremento della gravità dei sintomi (Paris e Zweig-Frank, 2001).
Nella recente rassegna della letteratura di Weinberg e Maltsberger (2007) sui comportamenti suicidari nel BPD, viene confermato il dato che il 30% dei suicidi viene compiuto da soggetti diagnosticati con BPD. Data la natura multi-fattoriale della psicopatologia borderline (Sanislow et al., 2000; 2002) differenti teorie enfatizzano i diversi aspetti del BPD per spiegare i comportamenti suicidari in queste condizioni.
Lovett e Maltsberger (1992) enfatizzano la rottura del Sé, Gunderson (2001) una reazione all’interno di un contesto di attaccamento insicuro e di sensibilità all’abbandono, Linehan (1993), e poi Stanley e Brodsky (2005), la disregolazione emotiva e la funzione regolatoria nei tentati suicidi, Kerneberg (1993) la rabbia, e Soloff e colleghi (1994).
Oldham (2006) sostiene che vi siano cinque tipologie di pazienti BPD con comportamenti suicidari: affettivi, impulsivi, aggressivi, dipendenti e vuoti.
Tutte queste teorie incontrano i clusters stabiliti del BPD, come il disturbo di identità, la disregolazione interpersonale, l’instabilità emotiva e l’impulsività (Sanislow et al., 2000; 2002).
Ma la spiegazione della suicidalità nel BPD in termini di criteri diagnostici è comunque metodologicamente problematica, e questo approccio, non distinguendo tra sintomi e meccanismi del BPD, suggerisce la prevalenza di alcuni sintomi su altri.

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Disturbo borderline di personalità tra abuso e suicidio

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Informazioni tesi

  Autore: Mauro Bruzzese
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Roberto Tatarelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 61

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