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L'immagine corporea: cibo, psiche e i suoi disturbi

Sviluppo dell'immagine corporea dall'infanzia all'adolescenza

L'organizzazione dello schema corporeo inizia a partire dal corpo della madre e dal corpo del neonato, uniti nel periodo della gravidanza e separati al momento della nascita. Il bambino non percepirà subito la separazione dei due corpi, ma solo dopo un periodo di iniziale indifferenziazione.
Secondo Tartari, l'immagine inconscia del corpo si costruisce sulle prime sensazioni sensoriali, vestibolari e cinestesiche del feto, sensazioni che l'organismo riceve e cerca di elaborare per dominare lo stimolo e queste prime tratte vengono riattivate, rielaborate ed arricchite nei primi anni di vita. Oltre ad essere il risultato di sensazioni e percezioni, lo schema corporeo è anche una costruzione che il soggetto si fa attraverso la rappresentazione che ha del proprio corpo e alla cui elaborazione prendono parte la componente libidica, le componenti sociali, i processi di identificazione e di imitazione.
Secondo le teorie di De Ajuriaguerra (1973), Wallon (1931) e Le Boulch (1983), l'immagine del corpo si costruisce secondo tappe dello sviluppo che si adattano alla fase precedente e ogni tappa ha un concetto diverso di schema corporeo, il quale dipende dalla maturazione e dall'esperienza relazionale:

-> corpo subìto (da 0 a 3 mesi): il bambino dipende totalmente dalla madre e il suo "Io" non si differenzia ancora dal "non Io". Ogni sua attività è dovuta agli automatismi primitivi innati, cioè quelli legati ai bisogni primari della respirazione e della suzione, e ai riflessi arcaici, cioè il riflesso di raddrizzamento o quello della prensione palmare.

-> corpo vissuto (da 3 mesi a 3 anni): il bambino inizia ad esplorare il proprio corpo e quello della madre ed è a questo punto che inizia il processo di differenziazione tra sé e l'altro. In questo periodo il bambino acquisisce le posture fondamentali, ha una conoscenza del corpo relativa alle parti più elementari e si forma la coscienza del proprio corposo strumento di esplorazione e conoscenza del mondo. Inoltre comincia a configurarsi un "Io" attraverso l'imitazione dell'adulto.

-> corpo percepito (dai 3 ai 6 anni): questo è un periodo di transizione e di preparazione alla vita, dove la percezione del bambino si rivolge verso il proprio corpo ed è capace di portare la propria attenzione sulle singole parti del proprio corpo oltre che sulla totalità di esso. Questo è un momento di presa di coscienza dell'Io. Il bambino ha un maggior controllo posturale e tonico, un affinamento dell'attività prassica, una conoscenza di parti del corpo più complessa, una coscienza dell'orientamento del corpo nello spazio e un più preciso apprezzamento delle durate temporali.

-> corpo rappresentato (dai 6 anni ai 12-14 anni): il bambino raggiunge una visione del mondo completamente decentrata, passando da un riferimento egocentrico a uno eterocentrico. Grazie ad una maggiore percezione e memorizzazione dei dati temporali è consapevole della successione dei gesti e dei movimenti, ed è proprio questo che permette la rappresentazione mentale del corpo in movimento. Egli è in grado di staccarsi dall'azione concreta e di riprodurla anche attraverso la rappresentazione grafica e verbale. In questo periodo, inoltre, giunge ad individuare la destra e la sinistra sull'altro e a proiettare questi rapporti rispetto agli oggetti.

La conoscenza di questi momenti è importante per capire l'esatta possibilità espressiva, percettiva e motoria del bambino; inoltre ci dà un'idea del clima psicologico-emotivo e, soprattutto, ci permette di intervenire qualora notiamo carenze psicomotorie in relazione alle reali e cronologiche possibilità del bambino.
Quindi si possono seguire 3 semplici passaggi per aiutare i bambini a coltivare un positivo senso di sé:

1. avere un modello positivo cui fare riferimento;
2. essere supportati rispetto a quello che pensano di sé;
3. sentirsi incoraggiati e capiti nei diversi step di crescita.

Man mano che si avvicina il periodo dell'adolescenza il corpo va incontro a diversi cambiamenti ed è da qui che, molto spesso, iniziano le difficoltà a riconoscersi. La crescita e le modificazioni del corpo, dunque, veicolano necessariamente un diverso modo di percepire e vedere se stessi nei diversi momenti della vita, in quanto acquistano una centralità specifica sia a livello concreto, perché interagisce con l'ambiente, sia a livello fantasmatico. L'adolescente si trova di fronte ad un "corpo disincarnato" segno e simbolo di un'ancora mancata identità e di un progressivo distacco da se stesso. Il corpo è vissuto come un'imposizione esterna nelle sue forme, nell'immagine e nell'essere maschio e femmina; da qui la necessità di ristabilire l'unità psicobiologia attraverso la negoziazione di una nuova immagine corporea capace di integrare in sé i cambiamenti apportati dallo sviluppo puberale.
L'immagine corporea che il bambino costruisce durante il periodo infantile si modifica provocando nell'adolescente un senso di inquietudine determinato sia dal confronto con qualcosa di ignoto che dalla necessità di conoscere questo nuovo corpo attraverso un lavoro di mentalizzazione. Mentalizzare il corpo significa attribuirgli una funzione simbolica, cioè un significato sociale, relazionale, erotico ed affettivo. Quindi la centralità del corpo nel periodo adolescenziale non viene giustificata solo dalla trasformazione morfologica e dalla maturazione sessuale legate alla pubertà per raggiungere una nuova identità corporea e di genere, ma è dovuta anche a fattori inerenti alla riorganizzazione psichica.
I fattori che influenzano lo sviluppo dell'immagine corporea durante l'adolescenza non sono solo psicologici ma anche, e soprattutto, psicosociali. Gli adolescenti fanno un continuo paragone fra quello che è il proprio corpo e il corpo ideale, si identificano come persone che ammirano, recepiscono le indicazioni dei mass media e dell'ambiente culturale in cui vivono relativamente alla bellezza e alla prestanza fisica. Sono proprio le distorsioni della rappresentazione del corpo in questo periodo che riflettono i problemi di ordine psicologico: ad esempio, l'acne o il sovrappeso possono essere fonte di ansia e disagio. Inoltre, l'inconscia paura di crescere potrebbe giocare un ruolo importante nella costruzione dell'immagine corporea, poiché "un corpo che si trasforma e cresce è colpevole: esso ordina la separazione dalle illusioni, dalla madre, dall'infanzia".

Allo scopo di controllare queste emozioni, l'adolescente potrebbe considerare il proprio corpo come un oggetto da controllare o da attaccare, infatti molti comportamenti a rischio, come ad esempio le diete drastiche, hanno lo scopo di dimostrare la loro capacità di controllo sulla realtà. Nel peggiore dei casi purtroppo, l'insicurezza della propria capacità di essere davvero autonomi contribuisce all'attuazione di comportamenti disturbanti.
In uno studio condotto da Blashill e pubblicato sulla rivista APA, si è cercato di valutare la relazione prospettica tra le forme delle distorsioni dell'immagine corporea e i sintomi depressivi tra adolescenti maschi nell'età adulta. I partecipanti erano 2.139 adolescenti statunitensi maschi che sono stati seguiti in modo prospettico per 13 anni, quindi fino all'età adulta; in tal modo sono stati inclusi tre ondate di dati, dai 16 ai 29 anni. I risultati hanno rilevato che i ragazzi che erano di peso medio e si vedevano come molto sottopeso o molto sovrappeso riportavano livelli significativamente più alti di sintomi depressivi rispetto ai ragazzi che vedevano correttamente il loro peso; questo effetto è rimasto costante durante tutto lo studio. Le frequenze dei gruppi della distorsione dell'immagine corporea all'età di 16 anni erano i seguenti: distorsione molto bassa (1%), distorsione sottopeso (19%), distorsione sovrappeso (5%), sovrappeso non distorto (12%) e sottopeso non distorto (3%). I punteggi della depressione erano: .55 (età 16), .45 (età 22), .53 (età 29). Questi risultati hanno indicato che le distorsioni dell'immagine corporea, in particolare le distorsioni estreme, sono fattori di rischio per sintomi depressivi elevati tra i ragazzi adolescenti e persistono nella prima età adulta. È importante notare che le distorsioni dell'immagine corporea possono essere più probabili che siano una funzione delle distorsioni attitudinali piuttosto che sensoriali-percettive. Quindi, mirando alle convinzioni disadattative per quanto riguarda la forma, tramite la ristrutturazione cognitiva si trarrebbe beneficio nel ridurre le distorsioni dell'immagine corporea e la depressione. La "mindfulness" basata sullo specchio percettivo può essere una tecnica efficace. In questa strategia, i pazienti imparano ad osservare se stessi da una distanza ragionevole da uno specchio (circa dalla lunghezza di un braccio) usando descrizioni non giudicanti per quanto riguarda il loro aspetto. Questo approccio, combinato con la ristrutturazione cognitiva formale, ha il potenziale per ridurre le percezioni corporee distorte e il loro successivo effetto negativo. Ma in questo ambito risultano molto utili gli interventi cognitivi-comportamentali.

Secondo Selvini Palazzoli (1963), nella futura anoressica il corpo non investito come oggetto d'amore e di cure nella prima relazione con la madre, diventa oggetto estraneo che viene aggredito e svalutato. Le condotte di costrizione del corpo, come ad esempio gli stili alimentari rigidi o gli eccessi di attività motoria che le anoressiche impongono a se stesse, acquistano significati inerenti al processo di separazione-individuazione, in quanto rispecchiano un lavoro incentrato sul tentativo di riappropriarsi della loro vita, caratterizzato dalla necessità di controllare i propri bisogni di dipendenza affettiva.
Per porre rimedio a questa situazione, negli ultimi anni si è sviluppato un metodo di terapia proprio nella cura dell'anoressia nervosa in adolescenza, detto Family-Based Treatment. L'FBT affonda le sue radici nel modello di Terapia familiare ed è un trattamento ambulatoriale intensivo per gli adolescenti che si presentano in condizioni di stabilizzazione clinica e che pone al centro dell'intervento i genitori, considerati la risorsa chiave per il recupero clinico del figlio. L'obiettivo dell'FBT è far sì che i genitori arrivino a svolgere il compito e la funzione di guida per portare il loro figlio adolescente sulla strada giusta e poter percorrere il proprio sviluppo nel modo corretto. Ma non solo la famiglia, anche il gruppo dei pari e i mass media svolgono un ruolo fondamentale nel contenere le angosce dell'adolescente.

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L'immagine corporea: cibo, psiche e i suoi disturbi

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Informazioni tesi

  Autore: Gemma di Cristofaro
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2019-20
  Università: UniCusano - Università degli Studi Niccolò Cusano
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Elisa Miragliotta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 73

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