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Sviluppo, sostenibilità finanziaria ed esperienza italiana del Reddito di Cittadinanza

Sviluppo politico del reddito di cittadinanza in Italia

Come abbiamo potuto vedere nei precedenti capitoli, in Italia il reddito di cittadinanza è uno strumento relativamente recente. Nel 2000, il governo introdusse il reddito minimo di inserimento (RMI), mediante la legge 328/2000, con l'obbiettivo di contrastare l'esclusione sociale e la povertà. La sua sperimentazione terminò con l'approvazione della legge finanziaria del 2003 (legge 289/2002), la quale non prevedeva nessun tipo di assegnazione di risorse per questo nuovo strumento.

Allo stesso tempo anche la normativa più recente, il Jobs Act, non è universale, poiché esclude i lavoratori atipici e tutti coloro che sono alla ricerca di una prima occupazione, ovvero i giovani, dalla protezione sociale. Inoltre, dobbiamo tenere presente la presenza di Regioni e Comuni che hanno introdotto autonomamente alcuni schemi di reddito minimo a livello subnazionale.

Nel dibattito pubblico si parla da qualche anno di reddito di cittadinanza, poiché è stato posto dal Movimento 5 Stelle, come uno dei punti principali del loro programma. Durante la XVII Legislatura il M5S stesso propose in parlamento il DDL n.1148 che nell'art 1.

sosteneva: “Il reddito di cittadinanza è finalizzato a contrastare la povertà, le disuguaglianze e l'esclusione sociale, a garantire il diritto al lavoro, la libera scelta del lavoro, nonché a favorire il diritto all'informazione, all'istruzione, alla formazione, alla cultura attraverso politiche finalizzate al sostegno economico e all'inserimento sociale di tutti i soggetti in pericolo di emarginazione nelle società e nel mondo del lavoro”.

Tale proposta ha iniziato il suo iter burocratico presso la commissione del lavoro del Senato e li si è arenata, poiché la maggior parte delle forze politiche che risiedevano in parlamento erano fortemente contrarie del suo contenuto.

Attualmente il reddito minimo universale è contenuto nell'articolo 18 del “contratto di governo” che è stato stipulato tra Lega e Movimento 5 Stelle, ponendolo come un obbiettivo principale dell'attuale governo. La proposta presentata dal M5S collega il reddito di cittadinanza alla soglia UE di povertà relativa, che secondo Eurostat è pari al 60% del reddito medio equivalente pro-capite, ovvero corrisponde a 780,00 Euro. L'ammontare netto del trasferimento monetario sarà pari alla differenza tra tale soglia e il reddito familiare annuo quale risulta dall'ultimo ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), e per i lavoratori autonomi vale il riferimento all'ultima dichiarazione dei redditi e viene a modificarsi anche in base alla composizione del nucleo familiare. Rispetto alla definizione di reddito ci cittadinanza incondizionato, la proposta del M5S si discosta sotto diversi punti di vista, poiché per poterne usufruire bisogna essere in possesso di determinati requisiti e rispettare obblighi specifici, infatti si può notare fin dell'inizio che non presenta i requisiti dell'universalità, dell'individualità e della libertà da obblighi, vengono a mancare una serie di caratteristiche fondamentali che formano il reddito di cittadinanza nella sua pienezza.

Per prima cosa fondare il reddito di cittadinanza sulla verifica del reddito e sull'accertamento di compimento degli obblighi può causare un peggioramento delle procedure burocratiche che potrebbero essere molto costose. Un ulteriore limite è l'obbligo di accettare qualsiasi lavoro, perché così il cittadino viene privato della libertà di accettare o meno una proposta di lavoro, inoltre in questo modo vengono messi i datori di lavoro in una posizione di netto vantaggio rispetto ai lavoratori, poiché possono fare leva sull'obbligo dei lavoratori di accettare un lavoro. Dobbiamo precisare che malgrado non sia un reddito di cittadinanza incondizionato come da definizione standard, in attesa di una radicale riforma dell'ordinamento tributario e fiscale, quello del M5S si propone di essere solo il primo passo verso l'applicazione di un reddito di cittadinanza incondizionato ideale, viene fatto presente anche dallo stesso DDL n. 1149: “Il livello ideale, futuro e auspicabile, coincide con l'attuazione del reddito di cittadinanza universale, individuale e incondizionato, ossia destinato a tutti i residenti adulti a prescindere dal reddito e dal patrimonio, non condizionato al verificarsi di condizioni particolari e non subordinato all'accettazione di condizioni”.

Questo concetto lo ha ribadito anche Giuseppe Piero Grillo, fondatore del Movimento 5 Stelle, sostenendo che il reddito di cittadinanza attuale è solo il primo passo per arrivare a un reddito universale riconosciuto a tutti dalla nascita.

In Italia vi è la necessità di partire dalla previsione di un reddito minimo, attraverso diverse forme e modalità si può arrivare allo sviluppo di un welfare maggiormente universalistico, per fare ciò bisognerebbe partire dalla promozione delle condizioni di vita delle persone più esposte, questo favorirebbe a definire anche in Italia uno spazio di riflessione culturale e intervento politico attorno alle possibilità di un vero e proprio reddito di cittadinanza universale e incondizionato che possa permettere di mantenere unite le spinte dell'innovazione tecnologica con l'esigenza di inclusione sociale. Questo permetterebbe all'attuale stato sociale italiano di carattere prevalentemente “esclusivo”, nel senso che riconosce la maggior parte dei diritti sociali soltanto ai lavoratori, di passare ad uno stato sociale “inclusivo” cioè far si che vengano riconosciuti i diritti sociali a tutti i cittadini. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Sviluppo, sostenibilità finanziaria ed esperienza italiana del Reddito di Cittadinanza

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Informazioni tesi

  Autore: Piepaolo Amadori
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Martina  Menon
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 58

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reddito di cittadinanza
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