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Love Addiction: La dipendenza dal partner. Ansia, depressione e cyberstalking come possibili conseguenze

The tiranny of love: lo stalking

Quali possono essere considerate le conseguenze della “love addiction”? Abbiamo parlato di relazioni dannose, di perdita di libertà, di necessità di tenere il partner sotto controllo, di ridurre il partner non più a compagno di vita ma a “oggetto posseduto”. Questi e molti altri sono i fattori che trasformano una relazione amorosa, in cui entrambe le parti dovrebbero avere le stesse opportunità, obiettivi, desideri, in un rapporto in cui si assiste alla netta prevalenza di un soggetto sull’altro. Risulta quindi pertinente associare tali tipologie di amore al concetto di tirannia, concetto che assume ancora più valenza quando si va a considerare una delle conseguenze più estreme della dipendenza affettiva, ovvero lo stalking.
Stalkerare, nella definizione di Webster (1990), è ”progredire in modo sinistro e silenzioso”. Le definizioni legali di stalking variano da stato a stato, ma generalmente hanno tre elementi: un modello di intrusione comportamentale su un'altra persona indesiderata; una minaccia implicita o esplicita; seguente paura della persona.
La maggior parte di stalker sono ex mariti ed ex amanti che o rifiutano di accettare che la relazione sia finita o che cercano punizione per ciò che percepiscono come rifiuto o infedeltà. Clinicamente tale condotta è associata all’erotomania che è composta da un mix di morbosa infatuazione e convinzione di essere amato da un altro e che viene correlata allo stalking per avere il potenziale di portare ad un’aggressione palese. (Meloy, 2001)
La paura di perdere l’oggetto bramato conduce lo stalker, indipendentemente dal genere, a entrare continuamente e in modo eccessivamente invadente nella vita della vittima, la quale si ritrova tempestata di chiamate, ad essere pedinata, minacciata fino a quando si instaura in essa una chiusura e una paura per tutto ciò che le sta intorno. Quello che lo stalker può considerare “troppo amore”, “troppa preoccupazione” per l’altra persona, in realtà è un reato che priva la persona stalkerata della propria libertà. La studiosa Meloy propone una teoria psicodinamica dello stalking e lo correla ai pensieri, alle emozioni e alle difese nella mente dello stalker che sono legate all'oggetto della ricerca. La psicodinamica inizia con un individuo che crea nella mente una fantasia narcisistica che la collega a un oggetto particolare. Tali fantasia riguardano la credenza di amare o essere amati, sentirsi complementari o condividere il proprio destino con un’altra persona. Tali pensieri non necessariamente vengono accettati dall’altro individuo e quindi molto frequenti sono i casi di “rifiuto acuto e cronico”. Mentre in un soggetto normale accetta tale rifiuto, cercando un altro eventuale partner o oggetto di desiderio, in caso di stalking il processo è differente, in quanto si è particolarmente sensibili al rifiuto e ai sentimenti di vergogna e umiliazione correlati. Per evitare queste emozioni intollerabili, lo stalker si difende con rabbia e svalutando l’oggetto (Meloy, 2001). “Il soggetto, a causa del suo narcisismo patologico, che lo porta a percepire gli altri come oggetti di sé (Kohut, 1971) o oggetti “cattivi (Kernberg, 1975), è straordinariamente sensibile al rifiuto e ai sentimenti di vergogna o umiliazione che lo accompagnano. Per evitare queste emozioni intollerabili, si difende contro di loro con rabbia , non collera, e l'oggetto finora idealizzato viene gravemente svalutato, mediante la difesa della scissione” (Meloy, 2001, 19.) . Rilevante per comprendere l’origine del fenomeno dello stalking sono anche le ricerche compiute da Kienlein (1998) che ipotizza che le radici di questo fenomeno possano essere ritrovate nell’attaccamento. “Da una ricerca da loro condotta è emerso che l’80% degli stalker ha subìto stressor significativi (quali ad esempio una relazione affettiva interrotta, licenziamento, lutto, problemi di salute) nei sette mesi precedenti i comportamenti assillanti” (Maran, Pristerà, Varetto, Zedda,2010,49). Questo viene visto , dal soggetto, come un attacco alla sua identità e autostima, il quale arriva a perseguitare la vittima per alleviare l’angoscia, connessa a un’incapacità di fronteggiare la perdita, considerata da Kienlein (1997) come fattore predisponente. La non-accettazione del rifiuto risulta quindi una delle caratteristiche comportamentali maggiormente riscontrate nello stalker (Gargiullo e Damiani 2008), il quale non si sente come colui che mette in atto comportamenti abusanti ma come la sola vittima per essere stato deriso, maltrattato e umiliato.
Una volta stabilita la definizione e la possibile origine è opportuno soffermarsi su quelli che sono i protagonisti di questo fenomeno: lo stalker, la stalking victim e i comportamenti assillanti.
● Lo stalker. Nonostante le diverse ricerche, non esiste un unico profilo comportamentale per questa figura. Mullen, Pathé e Purcell (2000) hanno proposto una classificazione per individuare tre tipologie di stalker, basata sia sulle motivazioni dominanti dello stalker , sia sul contesto nel quale la persecuzione viene attuata. Le categorie individuate sono: cercatore di intimità, respinto, risentito, predatore, corteggiatore incompetente. (Maran, Pristerà, Varetto, Zedda,2010) Lo stalker “cercatore di intimità” tenta di creare una relazione con un partner idealizzato indipendentemente dalla risposta positiva o negativa da parte della vittima. Sussiste la convinzione che i loro sentimenti siano ricambiati e che il partner debba essere aiutato a risolvere il blocco che lo allontana da lui. Lo stalker “respinto” inizia la sua attività in seguito all’interruzione della relazione o al desiderio di farlo da parte del partner. “La persecuzione”, come afferma Ferraris (1999), “diventa una continuazione della relazione, la cui perdita è percepita come troppo minacciosa”. Tale tipologia di stalker è quella considerata più pericolosa in quanto può degenerare in vera e propria violenza fisica. Nonostante la consapevolezza che tali atteggiamenti persecutori come minacce, pedinamenti, aggressioni, peggiorino il rapporto con l’altro , lo stalker continua tali “intrusioni” nella vita della vittima per un forte desiderio di rivalsa.
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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Calisei
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli"
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia clinica
  Relatore: Sebastiano Costa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 75

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Parole chiave

dipendenza affettiva
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