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Potenziali effetti dello smart working: il caso del workaholism

Tipi di workaholic e stile cognitivo

Rigidità, perfezionismo e difficoltà di regolazione della gestione del tempo e del lavoro, oltre che bassa autostima, caratterizzano la struttura di personalità dei workaholics, i quali hanno bisogno di prove che attestino che il proprio lavoro è eccellente. Solo attraverso tale dimostrazione riconoscono il proprio valore, dato dalla somma delle cose che fa.181 Per il workaholic, è fondamentale il raggiungimento dei risultati affinché si senta compreso è riconosciuto dalla società. Il feedback degli altri diventa strumento per riconoscere il proprio
valore ma, soprattutto, quando sono positivi, entrano in conflitto con la percezione che ha di sé e, quindi, il workaholic farà di tutto per adattarli al suo sistema di credenze, trascurandoli o disconfermandoli. I feedback positivi vengono riorganizzati in un pensiero negativo.182 La dipendenza è alimentata dalle profonde insicurezze per le proprie qualità in ambiti non lavorativi e per le proprie capacità rispetto alle aspettative degli altri. Il lavoro risulta essere l'unico rifugio in cui poter esercitare il controllo in maniera efficiente.183
Nel contesto lavorativo, vi è piena espressione dello stile cognitivo tipico del workaholic: pensiero rigido, locus of control esterno, insensibilità verso gli altri, mancanza di empatia e comportamento ossessivo.184
Lo stile cognitivo del workaholic è caratterizzato dalle irrealistiche aspettative su di sé e sugli altri. Il dipendente da lavoro alimenta i sentimenti negativi, basati sulla credenza di dover fare sempre di più per poter essere all'altezza.185

Robinson definisce alcune forme di pensiero rigido caratteristiche dello stile cognitivo del workaholic:
• pensiero perfezionista: dal senso di inferiorità si esprime il desiderio e il bisogno di perfezionismo, che spingono l'individuo a volere di più di quello che riesce a gestire, costringendolo a sperimentare sconfitta, frustrazione e a riportarlo nella condizione originaria di inadeguatezza;
• pensiero telescopico: la mente del workaholic si concentra su alcuni aspetti piuttosto che su altri, rilevando costantemente gli errori ed ignorando i successi che ottiene. L'origine di tale tipo di pensiero è da ricercare nelle critiche subite dai genitori e al vissuto di vergogna, che lo costringono a sentirsi sempre inferiore e a confrontarsi solo con standard eccellenti;
• pensiero compiacente: caratterizzato dalla mancanza di confini definiti, dove ciò che risulta essere buono per gli altri non lo è per lui, e si esprime attraverso la tendenza a trascurare se stesso e ad assecondare le opinioni altrui, convinto che queste siano più importanti rispetto alla propria;
• pensiero pessimistico: incurante degli aspetti positivi della vita, si concentra solo su quelli negativi immaginando che nel futuro gli sia riservato un destino infausto; questo vissuto è alimentato dalla vergogna e fa sì che buoni risultati vengano attribuiti al caso mentre il fallimento dipenda da loro;
• pensiero di impotenza: la convinzione che il proprio stile di vita sia caratterizzato da pressioni esterne, che lo rendono impotente ed incapace di cambiare la sua vita;
• pensiero vittimistico: strettamente collegato al pensiero di impotenza, caratterizzato dalla credenza di essere vittima di forze esterne che lo costringono a lavorare eccessivamente;
• pensiero difensivo: le pressioni che gli vengono rivolte da forze esterne devono essere sconfitte come in una battaglia, per cui il workaholic sente di non avere il tempo per sé o per rilassarsi perché, così facendo, non sarebbe in grado di raggiungere la perfezione a cui tende;
• pensiero esternalizzato: il workaholic ritiene che sia l'esterno a sancire il suo valore attraverso i giudizi, e ai risultati concreti conseguiti a dimostrazione del suo impegno.186

Dalla personalità del workaholic emerge sicuramente un tratto ossessivo compulsivo. Le ossessioni sono pensieri egodistonici ricorrenti, le compulsioni sono azioni ritualizzate, che il soggetto mette in atto per alleviare l'angoscia. L'individuo con tratto ossessivo-compulsivo sperimenta una costante sensazione di ansia che tiene a bada attraverso le compulsioni, le quali si esplicano in rituali superstiziosi. L'ansia non sempre viene percepita in quanto l'insight è bloccato dalla repressione e dal diniego della realtà. Nel workaholism, azioni quali programmare qualsiasi cosa, tenere la postazione pulita, allineare carte o penne hanno la funzione di alleviare l'ansia.187 Il workaholic che presenta tale personalità ha una struttura permanente di tratti nevrotici o repressi: manca l’insight ma le difese sono forti. In particolar modo, quando un evento critico lo colpisce, il suo sistema difensivo crolla e lui metterà in atto comportamenti ossessivo-compulsivi per contenere questi impulsi inaccettabili. Non cercherà mai un confronto con la propria ansia e col proprio disagio, costruendo difese sempre più incorruttibili attraverso lo scetticismo, la disapprovazione e la diffidenza.188
Lavanco e Milio ritengono che tale stile cognitivo impatti negativamente sulla possibilità di instaurare una relazione intima, mantenendo una posizione dominante all'interno delle relazioni attraverso il bisogno di controllarsi e di controllare l'altro.189
Diversi autori hanno identificato più tipologie di workaholic, di cui di seguito ne saranno proposte alcune.

Oates individua 5 tipi di workaholics:
⁃ incallito: perfezionista e preciso, prende molto seriamente il lavoro ed è esposto al forte rischio di stress. Tollera poco i colleghi, reputandoli incompetenti;
⁃ convertito: valido professionista che svolge regolarmente le proprie ore lavorative, chiedendo retribuzione per gli straordinari;
⁃ occasionale: lavora troppo per far fronte alle proprie difficoltà economiche;
⁃ pseudo-workaholic: si differenzia dall’ “incallito” per il desiderio di potere che acquisisce nel portare a termine un obiettivo;
⁃ escapista: utilizza il lavoro come strumento di fuga dalla vita familiare, rimandando il rientro a casa e concentrando le proprie energie ed il proprio tempo nell’organizzazione.190
[…]


181 Porter, G. (1996). Organizational impact of workaholism: suggestions for researching the negative outcomes of excessive work. Journal of occupational health psychology, 1(1), 70.
182 Killinger, B. (1991). Workaholics: The Respectable Addicts Simon & Schuster. New York.
183 Guerreschi, C., & Marazziti, M. (2005). New addictions: le nuove dipendenze. San Paolo.
184 Croce, M., Lavanco, G., & Milio, A. (2008). Fughe nella dipendenza: la work addiction. Fughe nella dipendenza: la work addiction, 9-27.
185 Porter, G. (1996). Organizational impact of workaholism: suggestions for researching the negative outcomes of excessive work. Journal of occupational health psychology, 1(1), 70.
186 Robinson, B. E., & Kelley, L. (1998). Adult children of workaholics: Self-concept, anxiety, depression, and locus of control. American Journal of Family Therapy, 26(3), 223-238.
187 Gabbard, G. O. (2014). Psychodynamic psychiatry in clinical practice. American Psychiatric Pub.
188 Killinger, B. (1991). Workaholics: The Respectable Addicts Simon & Schuster. New York.
189 Croce, M., Lavanco, G., & Milio, A. (2008). Fughe nella dipendenza: la work addiction. Fughe nella dipendenza: la work addiction, 9-27.
190 Oates, W. E. (1971). Confessions of a workaholic: The facts about work addiction. World Publishing Company.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Potenziali effetti dello smart working: il caso del workaholism

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Informazioni tesi

  Autore: Martina Giannetti
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2021-22
  Università: Università degli Studi Suor Orsola Benincasa - Napoli
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Roberta Vacca
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 110

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