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Genesi e sviluppo del riconoscimento giuridico delle unioni civili nei paesi dell'Unione Europea

Unioni civili: le registered partnership e il diritto dell'Unione Europea

Le unioni civili non riconducibili al modello classico di famiglia basata sul matrimonio, sono state oggetto di apposite legislazioni in diversi paesi europei. Le tipologie esistenti si distinguono nel caso in cui: «a) consentano soltanto a persone dello stesso sesso di registrare la loro unione; b) consentano anche a persone di diverso sesso di registrare la loro unione; c) consentano di registrare l'unione anche a soggetti che non abbiano legami fra di loro diversi da quelli che derivano dalla convivenza sotto lo stesso tetto, a prescindere quindi dal loro sesso e dalla natura della loro relazione».

Nel 1994 il Parlamento europeo adottò una risoluzione sulla parità di diritti per gli omosessuali che suscitò numerose polemiche.

Fra le considerazioni generali riportate dalla risoluzione, veniva indicata «la convinzione che tutti i cittadini debbano ricevere lo stesso trattamento indipendentemente dalle loro tendenze sessuali», nonché che la Comunità europea dovesse impegnarsi «in tutte le norme giuridiche già adottate e che verranno adottate in futuro, di dare realizzazione al principio della parità di trattamento delle persone» a prescindere dagli orientamenti sessuali. Nel testo era indicato l'invito alla Commissione ed al Consiglio a procedere all'adesione della Comunità alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo insieme con una serie di inviti agli Stati membri affinché eliminassero «le disposizioni di legge che criminalizzano e discriminano i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso», chiedendo altresì di adottare misure e campagne «contro gli atti di violenza di cui sono vittime in misura crescente gli omosessuali, insomma in generale che ogni tipologia di discriminazione venisse eliminata in ogni ambito. Il testo del Parlamento si rivolgeva alla Commissione con alcuni punti importanti, che riportiamo: «12. Chiede alla Commissione di presentare una proposta di raccomandazione sulla parità di diritti per gli omosessuali; 13. Ritiene che la base della raccomandazione debba essere la parità di trattamento per tutti i cittadini comunitari, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, e la fine di ogni forma di discriminazione giuridica fondata sull'orientamento sessuale; invita la Commissione a presentargli, a scadenza quinquennale, una relazione sulle condizioni degli omosessuali di ambo i sessi nella Comunità; 14. Ritiene che la raccomandazione dovrebbe come minimo cercare di porre fine:
• ai diversi e discriminatori limiti di età per il consenso all'atto sessuale a seconda che sia compiuto da un omosessuale o da un eterosessuale;
• alla perseguibilità dell'omosessualità quale oltraggio al pubblico pudore o reato contro il buon costume;
• a qualsiasi forma di discriminazione in sede di diritto del lavoro e della funzione pubblica in sede di diritto penale, civile, contrattuale e commerciale;
• all'archiviazione elettronica di dati concernenti l'orientamento sessuale di un individuo, a sua insaputa e senza il suo accordo, ovvero alla divulgazione non autorizzata o all'uso improprio di tali dati;
• agli ostacoli frapposti al matrimonio di coppie omosessuali ovvero a un istituto giuridico equivalente, garantendo pienamente diritti e vantaggi del matrimonio e consentendo la registrazione delle unioni;
• a qualsiasi limitazione del diritto degli omosessuali di essere genitori ovvero di adottare o avere in affidamento dei bambini».

La risoluzione del Parlamento europeo ha suscitato varie critiche, ad esempio in Italia si stigmatizzò il fatto che non era possibile attribuire alla nozione costituzionale di famiglia una valenza diversa tale da comprendere anche l'unione fra persone dello stesso sesso. Questo tentativo di assimilare le coppie omosessuali a quelle eterosessuali non sembrava il procedimento adatto alla potenziale armonizzazione degli ordinamenti fra gli Stati, posto che «l'unione solenne da sempre chiamata matrimonio si caratterizza per la sua normale idoneità alla procreazione e alla perpetuazione della specie».

L'art.13 del trattato costitutivo della Comunità Europea recita che «fatte salve le altre disposizioni del presente trattato e nell'ambito delle competenze da esso conferito alla Comunità, il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo, può prendere i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali». Sebbene la disposizione emanata non sia una norma in grado di obbligare gli Stati, tuttavia costituisce un riferimento che avrà la sua influenza.

A livello europeo il procedimento delle “registered partnership” ha seguito un percorso diretto alla regolamentazione delle convivenze al di fuori del matrimonio, allo scopo di individuare un equilibrio fra l'esigenza di attenzione al nuovo fenomeno e allo stesso tempo di garantire l'autonomia e la libertà delle persone interessate. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Genesi e sviluppo del riconoscimento giuridico delle unioni civili nei paesi dell'Unione Europea

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Mauro
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: UniCusano - Università degli Studi Niccolò Cusano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Claudia  Carchidi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 121

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Parole chiave

famiglia di fatto
omosessuali
convivenze
registered partnership
unioni civili
74/2016

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