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L'aggressività dei tifosi del calcio: un fenomeno psico-sociale

Variabili psicologiche e contestuali dei tifosi aggressivi

Il calcio rappresenta lo sport professionistico più amato e diffuso in Italia, o meglio, lo era fino a quando gli stadi e le zone adiacenti ai campi di calcio cominciassero a costellarsi dall’escalation di episodi di violenza alimentati da gruppi di tifosi violenti. Le risse, gli insulti, gli scontri, le coltellate e persino gli omicidi imputabili agli ultras, hanno danneggiato l’assistere ad un coinvolgente ed appassionante spettacolo sportivo.
Molti di questi tifosi, non vanno alla partita per assistere ad uno spettacolo di intrattenimento, non si sentono spettatori passivi ed impotenti di quanto avviene sul terreno di gioco, ma si sentono appunto tifosi, vale a dire partigiani di una squadra contro l’altra. E in questo loro sentirsi di parte hanno un ruolo importante due elementi. Da un lato, anche se i giocatori sono già degli atleti professionisti a tutti gli effetti, essi vengono percepiti ugualmente da chi sta sugli spalti come una vera e propria emanazione, come i rappresentati di una identità locale che vive oltre i novanta minuti dell’incontro e di cui i giocatori in campo sono chiamati a dimostrare i meriti ed il valore.

Dall’altro lato, la forte componente agonistica del gioco, il fatto che esso si presenti simbolicamente come una battaglia che può essere vinta o persa in virtù delle qualità “virili” come il coraggio, la durezza, la resistenza alla fatica e così via, fa si che tra il pubblico e i giocatori si produca un forte senso di identificazione anche in base alla comune identità maschile (Roversi, 1990, 88).
Il gioco duro, quindi, è l’ingrediente essenziale del calcio di questi anni e chi lo pratica ha il riconoscimento pubblico della celebrità. Ed è qui, che bisognerebbe ricercare i principali motivi delle manifestazioni violente di tifo.
Tuttavia, tali manifestazioni violente non vanno esclusivamente ricercate all’interno dell’individuo, spesso esse possono essere l’espressione di comportamenti di massa, con radici socio-culturali o socio-politiche.
Va infatti annoverata la sostanziale incapacità della società attuale, di garantire a tutti i cittadini le basi minime di un’essenziale formazione morale e civile, in mancanza della quale anche le partite domenicali si sono trasformate in un appuntamento a rischio per il mantenimento dell’ordine pubblico. A ciò bisognerebbe aggiungere che, in una società estremamente violenta come quella moderna, il calcio avrebbe il “torto” di riuscire ad aggregare spiriti frustrati ed insoddisfatti, i quali escono di casa già armati e pronti a colpire il proprio nemico, individuabile nel tifoso avversario.

Un dato che merita attenzione, è il fatto che i gruppi ultras definiscono la zona delle curve in cui sono insediati, come un territorio esclusivo nel quale non sono ammessi estranei. Questa zona, ha ai loro occhi, un alto valore simbolico, è il loro territorio, e si sentono personalmente impegnati a difenderla dalle intrusioni estranee, così come in campo il portiere della loro squadra difende la porta dai tiri avversari.
E' questa “sacralità” della zona occupata a costituire il motivo di tanti incidenti, un forte elemento di sfida tra i gruppi ultras è dato infatti dal tentativo di invadere il territorio avversario e possibilmente impadronirsi delle bandiere e degli striscioni, atto avvertito come una vera e propria profanazione da tutti i gruppi ultras e capace di innescare una catena di vendette a distanza, perduranti nel tempo e pronte ad esplodere ad ogni successiva occasione. Un altro dato da evidenziare è che la difesa della territorialità si accompagna spesso ad una sostanziale disattenzione per quanto avviene in campo.

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L'aggressività dei tifosi del calcio: un fenomeno psico-sociale

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Informazioni tesi

  Autore: Emanuela Lamari
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Pontificia Università Salesiana
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Psicologia
  Relatore: Zbigniew Formella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 189

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