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Banche popolari e sviluppo del territorio: il caso Veneto Banca

Veneto Banca S.p.A. in Liquidazione Coatta Amministrativa

Intesa SanPaolo
Il 25 giugno 2017 con il decreto n. 186, il Ministero dell’economia e delle finanze ha avviato la procedura di liquidazione coatta amministrativa di Veneto Banca S.p.A. su richiesta della Banca d’Italia in seguito alla forte crisi che aveva colpito l’Istituto montebellunese.
Vennero nominati i Commissari liquidatori che contro 0,50€ cedettero ad Intesa SanPaolo alcune attività e passività di Veneto Banca S.p.A. in L.C.A., in modo da garantire la continuità lavorativa di migliaia di dipendenti e salvaguardare i risparmi dell’intera clientela, evitando così le possibili ripercussioni sociali che si sarebbero avute nel caso di una così detta liquidazione “atomistica”, cioè la vendita uno ad uno dei singoli cespiti aziendali.
Le attività e passività non acquisite da Intesa, che restarono della società in liquidazione coatta amministrativa, furono le azioni, le azioni di responsabilità, alcune partecipazioni e i crediti deteriorati; quest’ultimi vennero successivamente ceduti alla S.G.A. (Società per la Gestione di Attività S.p.A.), a partecipazione pubblica, incaricata del recupero nel medio-lungo periodo.
Ovviamente l’interesse da parte di Intesa per Veneto Banca fu dato dalla presenza e garanzia dello Stato italiano che stanziò 3,5 miliardi di euro a copertura del capitale necessario per la sua acquisizione e quella di Banca Popolare di Vicenza, oltre ad altri 1,3 miliardi per la ristrutturazione aziendale che in conseguenza fu attuata. Garantì poi 6,4 miliardi sul credito che avanzava dalle due banche in liquidazione, oltre ad altri 400 milioni per rischi vari.

Conseguenze dell’operazione
Per quanto riguarda i dipendenti, Intesa prevedeva una riduzione di 9000 mila lavoratori con la chiusura di 600 filiali. Questo tramite una serie di prepensionamenti e incentivi a dimissioni volontarie, anche verso personale che già faceva parte del Gruppo, in particolare 8000 da Intesa e 1000 dalle due ex Banche Venete.
I depositanti continuarono ad usufruire del proprio conto corrente con le stesse condizioni e gli obbligazionisti ordinari ricevettero il rimborso del capitale e il pagamento degli interessi.
Gli azionisti e i creditori subordinati invece non ne uscirono assolutamente soddisfatti. Lo Stato infatti, dato il grosso esborso stanziato per aiutare Intesa nell’acquisizione, dovrebbe essere soddisfatto, in seguito alla liquidazione di Veneto Banca, prima di azionisti e creditori subordinati e ciò rende pressoché impossibile il soddisfacimento di quest’ultimi.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Banche popolari e sviluppo del territorio: il caso Veneto Banca

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Informazioni tesi

  Autore: Jacopo Collodo
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Giovanni Favero
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 61

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