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Origini e Contesti delle Paure Sociali

Verde urbano

Uno dei rischi ambientali più direttamente influenti sulla qualità della vita, è quello che deriva dal degrado del territorio, del suo inquinamento da sostanze tossiche o dalle cementificazioni, e dal contemporaneo drammatico diminuire della foreste, degli spazi verdi e degli ambienti naturali. Esso ha come importante conseguenza il complessivo diminuire della “biodiversità” cioè di quell’insieme di fattori che garantiscono lo sviluppo e la permanenza di «tutte le forme di vita (specie di animali, piante, funghi, batteri), i differenti habitat in cui vivono le specie nonché la diversità genetica all’interno delle specie [..

.]
Essa rappresenta quindi la base e il potenziale di tutti i processi vitali e i servizi degli ecosistemi sul nostro pianeta».

In questo paragrafo, sotto il macro indicatore “verde urbano” - da intendersi in senso lato come tutela complessiva della biodiversità nel territorio antropizzato - verranno proposti i dati riguardanti alcune specifiche situazioni esemplari: verde urbano propriamente detto: aree terrestri e marine protette, deforestazione e rimboschimenti.
Il verde urbano propriamente detto è definito, nelle indagini ISTAT, dalle “aree a verde gestite direttamente o indirettamente da enti pubblici” che includono quindi il verde storico, le ville, i giardini e i parchi urbani, le aree a verde attrezzato (piccoli giardini e parchi di quartiere e scolastici), gli orti urbani, le aree sportive, le aree boschive, il verde incolto e perfino l’arredo urbano (piste ciclabili, rotonde spartitraffico, ecc.).

Con tutto questo, il verde urbano copre - nella media italiana riferita alle città capoluogo di provincia - soltanto lo 0,18% del territorio nazionale ( in V. A. nel 2014, 56. 705 ettari rispetto ai 30. 132. 858 dell'Italia).
Ne deriva che la disponibilità media di verde pubblico resta non solo costantemente bassa (31,1,m2 per abitante nel 2014) ma anche costantemente invariata nel tempo.
Restano invece le diversità specifiche all’interno della media, che vanno - anch’esse stabilmente - dai 988 m2 di Matera, i 411 di Trento, i 371 di Potenza i 316 di Sondrio, ai 7,2 m2 de L’Aquila, i 6,2 di Genova, i 3,2 di Crotone ecc.

Situazione molto diversa appare quella che riguarda le aree naturali protette che secondo la classificazione ufficiale del Ministero dell’Ambiente, includono i parchi nazionali, i parchi naturali regionali e interregionali, le riserve naturali, le zone umide di interesse internazionale, le altre aree naturali protette e i territori della Rete Natura 2000.
Le aree naturali protette coprivano, nel 2013, il 21,6% della superficie territoriale nazionale.
Da quella data ad oggi non risultano modifiche rilevanti nell’estensione della superficie di tali territori che, comunque, si era accresciuta notevolmente nel corso del precedente decennio.
Anche in negativo non si registrano diminuzioni di area se non situazioni momentanee connesse a danni e risarcimenti interni dovuti a calamità periodiche, soprattutto incendi, o eccezionali, come per il caso del naufragio della grande nave da crociera Concordia nel Gennaio 2012.
Nessuno di tali avvenimenti risulta aver seriamente pregiudicato il positivo valore di tutela della biodiversità operato dal sistema complessivo.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Origini e Contesti delle Paure Sociali

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Informazioni tesi

  Autore: Maria Grazia Quarti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali, Umane e della Formazione
  Corso: Scienze per l'Investigazione e la Sicurezza
  Relatore: Fabio  D'Andrea
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 137

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Parole chiave

origini e contesti delle forme sociali della paura
analisi fenomenologica delle paure ambientali
analisi delle migrazioni da paesi extra comunitari
la paura come strumento di educazione alla sicurez
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