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Concorso esterno in associazione mafiosa e principio di legalità convenzionale: il problematico adeguamento dell’ordinamento italiano alla sentenza della Corte Europea Dei Diritti Dell’Uomo sul caso Contrada c. Italia

Informazioni tesi

  Autore: Carlo Fareri
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali
Anno: 2019
Docente/Relatore: Francesco Jacinto
Istituito da: Università Mediterranea di Reggio Calabria
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 125

Il tema del concorso "esterno" nei reati associativi e, in particolare, nel reato di associazione di tipo mafioso è stato - per quasi un ventennio - al centro di un ampio dibattito, sia dottrinale che giurisprudenziale. Inizialmente sorto in ordine alla stessa possibilità di applicare l’art. 110 c.p. alla neo-introdotta ipotesi delittuosa di cui all’art. 416bis c.p., contestazione la cui ammissibilità è stata confermata da parte di un primo intervento delle sezioni riunite della Cassazione nell’anno 1994 (sentenza Demitry), il dibattito si è successivamente protratto per un ulteriore decennio con riferimento all’individuazione degli elementi integrativi di tale fattispecie; disputa quest’ultima sopitasi nel 2005 con la (seconda) sentenza Mannino.
Da ultimo, la recente sentenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo nel noto caso Contrada c. Italia, seppur con riferimento specifico per quelle condotte poste in essere anteriormente al primo approdo delle Sezioni Unite del ‘94, ha riacceso i riflettori sul tema della configurabilità del c.d. concorso esterno, imponendo così un’attenta disamina delle conseguenze - effettive o meramente eventuali - di questa pronuncia nell’ordinamento italiano.
In tale ambito, è interessante conoscere le vicissitudini processuali inerenti all’ex funzionario di polizia successive e consequenziali alla decisione resa dalla Corte EDU nell’aprile del 2015, da analizzare alla luce dell’obbligo per il nostro Paese - in ossequio a quanto previsto dall’art. 46 della CEDU - di dare attuazione ai provvedimenti della Corte europea. Ma non solo.
La sentenza Contrada c. Italia della Corte di Strasburgo ha posto nuovi interrogativi in ordine alla estensibilità degli effetti del giudicato europeo nei confronti di coloro i quali – pur non avendo adito il giudice europeo - si trovino nelle stesse condizioni del ricorrente vittorioso a Strasburgo (cc.dd. fratelli minori).
La questione, non a caso sottoposta al vaglio delle Sezioni Unite, non è di poco conto: è chiaro che, infatti, qualora venisse riconosciuta portata generale al dictum contenuto nella sentenza della Corte europea sul caso Contrada, tutte le sentenze di condanna inflitte a titolo di concorso esterno in associazione mafiosa, per fatti anteriori alla sentenza Demitry del 1994, sarebbero destinate a cadere nel nulla.

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  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali
Anno: 2019
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  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 125

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1 PREFAZIONE Il tema del concorso ‘esterno’ nei reati associativi e, in particolare, nel reato di associazione di tipo mafioso è stato - per quasi un ventennio - al centro di un ampio dibattito, sia dottrinale che giurisprudenziale. Inizialmente sorto in ordine alla stessa possibilità di applicare l’art. 110 c.p. alla neo-introdotta ipotesi delittuosa di cui all’art. 416bis c.p., contestazione la cui ammissibilità è stata confermata da parte di un primo intervento delle sezioni riunite della Cassazione nell’anno 1994 (sentenza Demitry), il dibattito si è successivamente protratto per un ulteriore decennio con riferimento all’individuazione degli elementi integrativi di tale fattispecie; disputa quest’ultima sopitasi nel 2005 con la (seconda) sentenza Mannino. Da ultimo, la recente sentenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo nel noto caso Contrada c. Italia, seppur con riferimento specifico per quelle condotte poste in essere anteriormente al primo approdo delle Sezioni Unite del ‘94, ha riacceso i riflettori sul tema della configurabilità del c.d. concorso esterno, imponendo così un’attenta disamina delle conseguenze - effettive o meramente eventuali - di questa pronuncia nell’ordinamento italiano. In tale ambito, è interessante conoscere le vicissitudini processuali inerenti all’ex funzionario di polizia successive e consequenziali alla decisione resa dalla Corte EDU nell’aprile del 2015, da analizzare alla luce dell’obbligo per il nostro Paese - in ossequio a quanto previsto dall’art. 46 della CEDU - di dare attuazione ai provvedimenti della Corte europea. Ma non solo. La sentenza Contrada c. Italia della Corte di Strasburgo ha posto nuovi interrogativi in ordine alla estensibilità degli effetti del giudicato

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Parole chiave

corte di strasburgo
cass. pen., sez. i, 6 luglio 2017, n. 43112
c. eur. dir. uomo, sez. iv, sent. 14 aprile 2015
art. 630 c.p.p., art. 673 c.p.p., art. 666 c.p.p.
art. 7 cedu, irretroattività della legge penale
incidente di esecuzione
concorso esterno in associazione mafiosa
bruno contrada, giudicato europeo,
contrada c.italia, fratelli minori di bruno contr
sentenze demitry, carnevale, mannino bis

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