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Conoscenze, atteggiamenti e sentimenti intorno ai pari in condizioni di disabilità. Uno studio nella scuola elementare

Informazioni tesi

  Autore: Moena Pascale
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Psicologia
  Relatore: Roberto Cerabolini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 260

Con la legge 104 del 1992 che regola l’integrazione, l’educazione e l’istruzione scolastica dei bambini handicappati, si è avuto un incremento del numero di ambientazioni e contesti inclusivi di alunni disabili.A partire da questo aumento,molte ricerche si sono proposte di indagare le esperienze che i bambini vivono nelle classi scolastiche comuni.La maggior parte di tali ricerche si è centrata perlopiù sull’effetto che l’inclusione ha sui bambini disabili stessi e sulle loro famiglie,mentre poche sono le ricerche che indagano le esperienze che vivono i bambini senza disabilità.Proprio da questa dato sorge l’interesse della mia ricerca che si propone di indagare le rappresentazioni che i bambini normodotati della scuola elementare hanno del proprio comportamento e dei propri sentimenti nei confronti dei pari disabili,compagni di classe o meno.Allo scopo di avere un visione generale della consapevolezza e dell’esperienza che i bambini hanno della realtà della disabilità e dell’handicap sono stati valutati degli aspetti particolari:la conoscenza che i bambini hanno dei “concetti” di disabilità ed handicap; la possibilità che tali concetti siano discussi con i propri genitori e la valutazione dell’aiuto che il dialogo con i genitori può fornire alla comprensione di tali concetti e delle caratteristiche stesse dei disabili;la percentuale di bambini che conosce persone in difficoltà.A partire da queste indagini iniziali si è proceduto ad analizzare gli atteggiamenti veri e propri nei confronti del bambino disabile, ed in particolare:la disponibilità o la volontà ad interagire e a giocare con un bambino disabile, a scuola e fuori scuola.Un ulteriore analisi riguarda poi le sensazioni che la compagnia di un disabile può far scaturire nel bambino normodotato.Altri due obiettivi della ricerca sono stati:
la valutazione del grado di relazione esistente tra i vari item del questionario; e,con lo scopo di avere un ulteriore accertamento delle conoscenze dei bambini sul tema della disabilità e dei comportamenti che essi possono assumere nell’interazione col bambino disabile,si è svolta l’analisi delle valutazioni che ne danno gli insegnanti delle classi coinvolte nella ricerca.La ricerca è stata condotta su un campione di 540 alunni della scuola elementare, dalla prima alla quinta classe, di età compresa tra i 6 e i 12anni.I bambini presi in esame appartengono a 5 distretti scolastici della città di Avellino e ad 1 della città di Milano.Il campione dei bambini si distingue ulteriormente per l’appartenenza o meno a classi frequentate da alunni disabili.Le tipologie di disabilità presentate dagli alunni riguardano:disturbi di linguaggio, disturbi di apprendimento, disturbi di comportamento,deficit di attenzione/iperattività, psicosi infantile,disturbi di relazione,disturbi psicofisici, disabilità fisica.Oltre ai bambini,la ricerca ha visto coinvolti 27insegnanti di diverse materie delle scuole di Avellino.Per la raccolta dei dati dell’indagine sono stati utilizzati dei questionari costruiti ad hoc per gli alunni e per gli insegnanti.Le prime due domande dei questionari somministrati ai bambini riguardano l’esame sociometrico.Una sola delle rimanenti domande è aperta, mentre le altre sono chiuse.Alcune sono a scelta multipla,alcune prevedono una modalità di risposta dicotomica si/no, altre ancora richiedono di indicare con una crocetta, su una scala Likert a cinque livelli, il grado di accordo con la domanda.I questionari per gli insegnanti si distinguono in due versioni, una per gli insegnanti di classi inclusive e una per gli insegnanti delle classi non inclusive, e allo stesso modo prevedono domande aperte e domande chiuse.Relativamente alle domande 1e2 dei questionari,i bambini sono stati studiati con una tecnica sociometrica.Le analisi delle rimanenti variabili dei questionari degli alunni e degli insegnanti, in relazione agli obiettivi posti, sono state realizzate con l’ausilio del programma SPSS per Windows, versione 8.0.È bene precisare che tutte le valutazioni delle risposte ai questionari somministrati ai bambini sono state operate prima sul campione complessivo degli alunni intervistati, successivamente sul campione di bambini distinti in base alla frequenza di classi comprensive di alunno disabile e di classi non inclusive,ed infine in base alla città di provenienza(Avellino o Milano).Dalla ricerca appare ben affermata tra i bambini una tendenza di apertura e di integrazione verso il disabile:vi è consapevolezza della necessità dei valori di accettazione e di solidarietà che si possono manifestare nei confronti dei coetanei meno fortunati.Tuttavia è bene sottolineare, come evidenziato anche dall’analisi sociometrica, che non sempre tali sentimenti trovano conferma nella realtà delle interazioni, e che dunque ancora tanto impegno occorre affinché l’apertura e la disponibilità non rimangano soltanto dei buoni propositi ma si concretizzino in vere manifestazioni di comportamenti prosociali.

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1 INTRODUZIONE La nascita di un bambino disabile rappresenta un evento dirompente per la famiglia. Tale avvenimento pone problemi complessi, costringendo i genitori, il più delle volte, a revisioni delle aspettative, trovandosi infatti con un figlio molto diverso dalle loro speranze e portatore di angosce per il futuro. La presenza di un bambino disabile nel nucleo familiare richiede un processo adattivo condizionato da molteplici fattori, biologici e culturali. L’intera famiglia è indotta ad un processo di adattamento reciproco, operato sia dall’ambiente che dall’individuo disabile. Il bambino disabile s’incammina in un percorso di adattamento delle sue circostanze all’ambiente fisico-sociale. Allo stesso modo, anche l’ambiente, la “nicchia ecologica” (prima fra tutte la famiglia), è volto ad esplorare ed inventare soluzioni adattive e di tolleranza dei limiti imposti dalla disabilità. A partire dal deficit specifico del bambino, la famiglia s’impegna nella ricerca di possibili modalità comunicative e di interazione con il bambino, modificando, dove necessario, alcune caratteristiche dell’ambiente fisico. E’ questo un compito gravoso, che necessita di un impegno notevole e costante. I genitori lo affrontano attingendo al massimo delle loro energie e al loro potenziale di genitori. Oltre a quella familiare, una importante nicchia del bambino è rappresentata dalla scuola e dalla cerchia dei pari. Anche a scuola l’ingresso del bambino disabile prescrive una revisione degli equilibri scolastici. Come la famiglia, la scuola deve imparare a riconoscere e a prendere coscienza della diversità e di tutto ciò che essa significa. L’adattamento reciproco coinvolge anche i protagonisti di questo ambiente. Il bambino disabile deve imparare a confrontarsi, come tutti i bambini, con un ambiente diverso da quello familiare, ma deve altresì confrontarsi con coetanei da cui differisce per capacità e talvolta per aspetto. D’altra parte, l’integrazione scolastica dei bambini disabili coinvolge anche i bambini “normali” in un processo di adattamento alla disabilità. Si tratta di imparare a rispettare ogni individuo, e ad interagire con i diversi così come con i normali.

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Parole chiave

disabili
disabilità
handicap
pregiudizi sui disabili
status sociometrico del bambino disabile

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