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Spazio e personaggio nel teatro di Ibsen con riferimenti alla produzione di Munch

Informazioni tesi

  Autore: Valentina Calabrese
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Allì Caracciolo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 159

Ho suddiviso la mia trattazione in tre capitoli, ai quali seguono, in appendice, i materiali divisi in due sezioni, una per gli ambienti esterni ed interni, citati nei drammi analizzati, ed una per le immagini munchiane, a cui faccio riferimento nella tesi.
Ho deciso di analizzare in primis, i drammi di Ibsen: drammi storici, drammi civili e drammi sociali facendo particolare attenzione sia allo spazio esterno, geografico e a quello interno dell’inconscio, sia alle caratterizzazioni dei personaggi, prima maggiormente legati al fiabesco, al leggendario, al fantasioso, poi via via più introspettivi, fino ad arrivare agli ultimi drammi, intrisi d’angoscia, d’inquietudine più profonda.
Parallelamente ho affrontato le relazioni con Munch. È interessante osservare la completa corrispondenza tra le donne ibseniane e quelle di Munch, donne perfide ed ammaliatrici, proprio come Il vampiro munchiano, o come la maggioranza delle raffigurazioni di donne. Ma non solo, anche lo spazio, il paesaggio descritto da Ibsen nei primi drammi, è lo stesso di Munch, la motivazione è data dal fatto che entrambi gli autori sono cresciuti in Norvegia, quindi hanno la stessa visione dello spazio eccessivo della natura norvegese che sovrasta tutto e tutti.

Dopo aver analizzato alcuni dei maggiori drammi ibseniani, facendo continuo riferimento alla pittura di Munch, possiamo affermare con certezza che Ibsen è stato colui che ha saputo immortalare l’animo dei suoi personaggi, colui che è riuscito a penetrare nel loro inconscio più profondo, tuttavia senza offrire allo spettatore una soluzione ai quei drammi interiori, ma unicamente riportando una verità, che poi spetta a noi spettatori collegare alla realtà. Non a caso Ibsen chiamava “compoeti” coloro che costituivano il suo pubblico.

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4 INTRODUZIONE La scelta di Ibsen per la mia tesi, la definirei audace perché sinora non mi ero occupata effettivamente di Ibsen; avevo letto molti altri drammaturghi, come Shakespeare, Moliére. Ma dopo aver scoperto i suoi drammi, egli si è insinuato nella mia mente perché con Ibsen si ha una visione diversa della vita, più intima e profonda. E le donne, gli uomini, lo spazio diventano depositari di coscienze immensamente profonde ed oscure. Però non si deve pensare all‘Ibsen malamente tradotto, falsamente interpretato dagli attori di tutto il mondo che snaturavano e contorcevano i suoi poveri personaggi per fare maggiore presa su di un pubblico che prediligeva ancora il teatro borghese. Io ho percepito un altro autore, un Ibsen spietato, coraggioso, umano, sovvertitore di una società infiacchita e passiva, un poeta, che ci trasmette ancora oggi un‘emozione viva e attuale con un messaggio d'avanguardia, tanto più sconvolgente, se si pensa che intraprendeva la sua rivoluzione letteraria nell'Ottocento. Come tutti i poeti, Ibsen nei suoi drammi si è confessato; Ibsen è Osvald, è Rubek, è Borkman, è Stockmann, è Brand, è Solness, è quasi tutti i suoi eroi, ed è anche molto delle sue eroine. Il primo dramma che ho avuto la curiosità di leggere, è stato Quando noi morti ci destiamo; infatti, analizzando un‘opera munchiana, La donna in tre fasi, un critico rimandava al drammaturgo norvegese, in quanto probabilmente vi era stato un incontro tra i due artisti, ed Ibsen era rimasto conquistato da quell‘opera pittorica, tanto da esserne ispirato per la composizione del suo ultimo dramma. Fui molto interessata da questa affinità, tanto da leggere poi, pian piano ogni opera ibseniana e più procedevo con la lettura, più mi rendevo conto che i due artisti, norvegesi entrambi, avevano molto in comune.

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arte
dramma
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