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La filosofia Akan della persona

Informazioni tesi

  Autore: Paola Bergamini
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Umanistiche
  Corso: Filosofia teoretica, morale, politica ed estetica
  Relatore: Gianfranco Mormino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 190

Partendo da un quadro generico sulla filosofia morale degli Akan, una comunità africana che occupa le aree del Ghana e della Costa d'Avorio, e sulle sue principali caratteristiche, dall'oralità all'uso del proverbio come fonte di verità sino al carattere empirico del sistema etico, si giunge ad analizzare il concetto di persona nelle due principali prospettive contemporanee Akan, quelle dei due filosofi Kwame Gyekye e Kwasi Wiredu. Si prendono, in particolare, in considerazione le divergenze tra i due pensatori sia nell'ambito descrittivo del concetto di persona, ovvero la descrizione dei tre elementi che costituiscono una persona nel sapere Akan (sunsum, okra e nipadua), sia nell'ambito normativo, ovvero nella distinzione tra individuo e persona vera e propria. Infine si esaminano i concetti di destino, responsabilità e libero arbitrio della persona nella morale Akan.

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9 Introduzione Non è intenzione del presente lavoro prendere in esame l‟intero albero della filosofia del popolo Akan. Non si desidera neppure esplorare le implicazioni antropologiche, sociologiche, religiose e storiche della speculazione filosofica e della cultura propria di questo popolo radicato nella costa occidentale dell‟Africa. Di che cosa si tratta allora? Questo è il tentativo di indagare un ramo della grande “pianta del sapere” degli Akan, circoscrivendo il perimetro della ricerca, considerato il carattere non esaustivo proprio di una tesi di laurea magistrale, alla sola filosofia della persona e, più in dettaglio, alla sua concezione morale, così come è stata elaborata, sviluppata e tramandata nella cultura di questo popolo. Occorre osservare che, a prima vista, il tema scelto potrebbe profilarsi come insolito. In un corso di laurea in filosofia, infatti, è consuetudine proporre riflessioni su teorie e ambiti di studio appartenenti alla storia del pensiero occidentale oppure, nei casi in cui ci si voglia allontanare da quest‟ultima, spesso si volge lo sguardo verso Oriente, battendo i sentieri dell‟India o della Cina. La scelta, invece, di dedicare la fase conclusiva dei miei studi filosofici al concetto di persona del popolo Akan costituisce, da un lato, un ardimento giovanile dettato dalla curiosità e dallo stupore per una tradizione di pensiero africana finora poco indagata nel panorama filosofico italiano, dall‟altro l‟idea temeraria che la globalizzazione abbatta sì le distanze geografiche ma dovrebbe anche spingerci verso la scoperta e la conoscenza di speculazioni filosofiche in territori meno noti che permettono, però, al seme dell‟intercultura di germogliare e crescere. Prima di illustrare in estrema sintesi i contenuti di questa tesi, ritengo utile precisare come sono giunta a questo tema e la metodologia che ho seguito. La ricerca ha preso le mosse da una consultazione dell‟Enciclopedia filosofica della Stanford University. La sua versione online è stata una sorta di passe-partout che mi ha aperto numerose porte tanto sulla cultura, storia e tradizione degli Akan quanto, più nello specifico, sulla concezione di persona di questa comunità. L‟esplorazione di quest‟ultimo terreno è stata possibile attraverso un approfondimento delle riflessioni dei due filosofi Akan contemporanei che hanno fornito i principali contributi in

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Parole chiave

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