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La crisi del calcio italiano: dal caso Lentini al decreto salva-calcio

Informazioni tesi

  Autore: Federico Valdambrini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Donatella Sabatino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 161

La mia passione per il calcio mi ha spinto, oltre che in molti stadi e campi amatoriali in qualità di spettatore e cronista per il Corriere Mercantile (periodico genovese), a studiare la difficilissima situazione che sta vivendo il nostro calcio.
La mia analisi inizia dal 1992, anno della plurimiliardaria cessione di Lentini dal Torino di Borsano al nascente Milan "delle meraviglie" di Berlusconi, per terminare a marzo 2003, periodo di discussione della tesi stessa.
Il calcio, nostro sport nazionale, negli ultimi tempi ha assunto connotati che vanno ben oltre le semplici sfide sul campo e ha assorbito gran parte delle ricchezze del nostro Paese.
La situazione attuale è la peggiore che si sia mai vissuta ed è destinata a peggiorare ulteriormente a meno che non si prendano ulteriori provvedimenti immediati ed efficaci.
A questo proposito il Governo ha varato il famoso “decreto spalmadebiti” che prevede l’ammortamento dei costi gestionali in un piano decennale.
Alla fine della scorsa estate l’organo esecutivo dello Stato ha stabilito anche l’allargamento della serie B da venti a ventiquattro squadre, fenomeno che ha incontrato molti ostacoli e che per la veemente protesta di alcuni presidenti della serie cadetta ha fatto slittare l’inizio del campionato.
In questa tesi ho cercato di riassumere brevemente la storia della crisi del calcio italiano cercando si dare una rapida idea circa l’incredibile evoluzione del business che si è creato intorno al mondo del pallone.
Data la numerosità degli eventi ho deciso di analizzare solo quelli che ho ritenuto più rilevanti focalizzando la mia attenzione sui numerosi avvenimenti della scorsa estate, la più tormentata dalla nascita del nostro calcio.
Ma andiamo con ordine ed analizziamo l’organizzazione del mio lavoro dall’inizio.
Il primo capitolo tratta le origini della crisi, che ho fatto risalire al caso Lentini del 1993 che ha messo in moto il sistema tendente alla bolla degli stipendi.
La sentenza Bosman del dicembre 1996, tema del secondo paragrafo, ha poi contribuito ad accelerare tale sistema nel nostro Paese e ad esportarlo in alcuni campionati europei; il calcio tricolore è tuttavia rimasto nella situazione economico-finanziaria più critica, effetto prima che causa dell’impotenza della Covisoc e dell’inadeguatezza dei controlli contabili sulle società.
Fortunatamente (ma non so quanti presidenti e tifosi concordino con questa mia espressione) la UEFA ha deciso di prendere in mano la situazione e dal prossimo giugno potrebbero esserci incredibili novità quali l’esclusione dalle coppe europee di club illustri quanto indebitati.
Il secondo capitolo è dedicato all'ingresso della pay tv e alle sue disastrose conseguenze economiche sui conti delle società.
Il difficile rapporto tra i nostri tre club quotati e la Borsa è il tema principale del terzo capitolo che rimanda al successivo per un'analisi economico-finanziaria più dettagliata. In questa sede ho dedicato molto spazio alla gestione della Juventus, che da sette anni riesce a produrre utili.
Vengono comunque riportati i conti economici di Milan, Inter e Parma relativi al 2002 e al 2003.
Il quinto ed il sesto capitolo riassumono i fatti salienti dell'estate più tormentata del calcio italiano, che hanno portato all'allargamento della serie B.
Nel fare ciò ho focalizzato l'attenzione sui casi di Cosenza e Catania, limitandomi ad un semplice accenno del caso fideiussioni, dato che si è concluso con un nulla di fatto.
Il Governo negli ultimi due anni si è intromesso nel mondo del pallone per salvarlo da un’imminente crac, ma le soluzioni adottate non hanno convinto né l’Unione Europea, che sta indagando sulla regolarità del decreto spalma-debiti, né i tifosi, che non hanno gradito l’allargamento della serie B ed iniziano a sospettare della credibilità dei campionati.
Nonostante il mio lavoro abbia dato molto spazio alla cronaca, non mancano analisi gestionali ed opinioni personali circa le possibili soluzioni alla crisi. L'ultimo capitolo e le conclusioni ne sono una testimonianza.
Spero che la lettura di questa tesi possa dare una buona conoscenza dell’entità del rischio che sta correndo il “campionato più bello del mondo” e al tempo stesso fornire materiale utile per studi più approfonditi.

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