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''Positif'' 1976

Estratto della Tesi di Raffaele Pavoni

Estratto dalla tesi: ''Positif'' 1976
“Positif” non ha di questi problemi, non ha le mani in pasta, perché non c'è pasta dove voglia 
mettere le mani. E infatti si avventura nelle cinematografie “marginali” in un modo libero, 
curioso, un po' anarchico, mai con analisi “a tesi”. Non è importante che l’autore sia un 
grande autore o no, spesso non importa quasi che il film sia un grande film. È evidente che 
Xala di Ousmane Sembène ha un sacco di pecche, se confrontato a uno Psycho o a un Quarto 
Potere, ma a che giova un confronto simile? Molto più interessante, nel caso del cinema 
africano, studiarne lo sfondo: l’Africa, la sua gente, i suoi valori (bellissimo il saggio di 
Jacques Binet sul concetto di classe nella società africana [R.A. 764]). Come? Per mezzo del 
soggetto, ovviamente. Parlare, per restare nel caso di Sembène, di falsi raccordi o di piani-
sequenza può risultare alquanto fuorviante. E chiedersi se sia o meno un genio una domanda 
oziosa.
Un occhio è sempre rivolto ad est, sia esso estremo (si veda solo il risalto dato a L’impero dei 
sensi di Oshima, altro film-chiave del 1976) o vicino (Forman, Wajda, Polanski). Non c’è 
snobismo, ciononostante, nei confronti del cinema americano. Anzi, vengono valorizzati 
proprio quei registi che al sistema americano si oppongono, che lo contestano, che lo fanno 
vacillare, in maniera più o meno esplicita: Pakula, Scorsese, Altman, Hellman, Pollack etc. A 
tal proposito, molte sono le critiche rivolte al festival di Cannes, che si sforza ostinatamente di 
non essere commerciale, snobbando ingiustamente molti film leggeri (“Come per 
l'inquinamento, o le costruzioni, non ci sono soluzioni: non possono esistere valide alternative 
a Cannes” [R.A. 487]). Quanto alla cinematografia francese, essa viene considerata e 
valorizzata non, scrive Michel Ciment, con uno spirito da “crocerossini”, ma tramite un 
confronto costante con quella degli altri paesi, senza la compiacenza critica fin troppo diffusa, 
non solo sui “Cahiers”. Osserva Barthélemy Amengual: «Il meglio della qualità francese 
restava per loro - i “Cahiers” - il meglio in assoluto - “Tartruffaut” non aveva ancora tentato 
di soffocarla né di ridicolizzarla»
5
. Parole dure, polemiche, in bilico tra la ragione e il vanto. 
Comunque sempre molto politiche, espressioni di un tentativo di stanare un nazionalismo 
nascosto, inespresso, coperto da un silenzio politico (almeno iniziale) che “Positif” non ha 
mai approvato. Ci ritorneremo. 
FIERI DELLA NOSTRA INDIPENDENZA
5 TASSONE, A. (a cura di), 2002, La Nouvelle Vague 45 anni dopo, Milano, Editrice Il Castoro.
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Estratto dalla tesi:

''Positif'' 1976

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Informazioni tesi

  Autore: Raffaele Pavoni
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Cristina Jandelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 582

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