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Le vertigini: un sintomo di frontiera. Un'integrazione a livello teorico-clinico tra modello pulsionale e modello relazionale

Estratto della Tesi di Giulia Aiello

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7 immediata e quindi passare dal principio di piacere al principio di realtà; essi sono individuabili in questi processi: la trasformazione del contrario, il capovolgimento sulla propria persona, la rimozione e la sublimazione. Generalmente quando Freud parla di pulsioni fa riferimento a quelle sessuali, eppure il modello pulsionale si costruisce su un dualismo: pulsioni dell’Io o di autoconservazione e pulsioni sessuali. Le prime sono sostenute dal “bisogno”di soddisfacimento ricercata in un oggetto reale, e per questo favoriscono molto presto il passaggio dal principio di piacere al principio di realtà; le seconde invece sono sostenute dal “desiderio”, che appoggiandosi a precedenti bisogni soddisfatti, permette nel corso dello sviluppo di procrastinare sempre di più il contatto con l’oggetto. Da quanto finora detto si può capire perché sia inesatto affermare che Freud nella sua teoria pulsionale non abbia dato importanza all’oggetto; è però importante capire in che modo esso venga inteso. Si può dire che il postulato che deriva da una applicazione coerente del modello pulsionale è che l’oggetto viene creato dal soggetto in base alla sua esperienza di soddisfazione o frustrazione di un bisogno pulsionale. Freud infatti scrive che l’oggetto è “l’elemento più variabile della pulsione, non è originariamente collegato ad essa, ma le è assegnato soltanto in forza della sua proprietà di rendere possibile il soddisfacimento”( Freud S. (1915) Pulsioni e loro destini, OSF, 8, p.18). Dopo Freud, grandi sostenitori del modello pulsionale furono i cosiddetti Psicologi dell’Io ( in particolare nelle persone di Hartmann e Anna Freud). Essi “ritengono che un buon lavoro psicoanalitico nasca da un’attenta e completa esplorazione della superficie psichica, cioè delle manifestazioni dell’Io, quali i sintomi, le resistenze ed i meccanismi di difesa”(Mangini E.,“La psicologia dell’Io, Heinz Hartmann e Anna Freud”, in Lezioni sul pensiero post-freudiano, AAVV. a cura di Mangini E., Milano, Led, 2003). Per non addentrarmi troppo mi limito ad osservare che la caratteristica di questi teorici fu, da una parte di fare riferimento al modello pulsionale freudiano classico, e dall’altra di privilegiare le funzioni dell’Io (in particolare quella dell’adattamento) e la realtà, accentuando le componenti biologiche del pensiero freudiano.
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Le vertigini: un sintomo di frontiera. Un'integrazione a livello teorico-clinico tra modello pulsionale e modello relazionale

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Informazioni tesi

  Autore: Giulia Aiello
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze psicologiche
  Relatore: Cristina Esposito
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 40

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Parole chiave

integrazione
modello pulsionale
modello relazionale
pulsione
rappresentazione
reverie
simbolizzazione
vertigine
vertigini

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