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Donne in carriera: il caso delle ricercatrici universitarie; dalle difficoltà di carriera alle strategie di conciliazione tra lavoro e famiglia.

Estratto della Tesi di Federica Crescenzi

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  55    A distanza di più di vent’anni dalle considerazioni di Giglioli, la situazione italiana non  appare cambiata. Il livello di differenziazione interno al corpo docente è tuttora basso,  malgrado la Legge 382 del 1980 16  avesse fissato i compiti del ricercatore escludendo la  didattica dal suo campo di attività. Oggi ai ricercatori possono essere affidati corsi di  supplenza o per sdoppiamento e possono essere relatori di tesi di laurea. In questo  modo la loro attività didattica appare equiparabile a quella svolta dai docenti delle  prime due fasce.  Nell’approfondire  le  difficoltà  che  si  incontrano  nello  svolgimento  della  didattica  notiamo  come  ancora  oggi  molti  docenti  si  lamentino  dell’inadeguatezza  delle  strutture che si aggrava con l’aumento degli iscritti (cfr. Tavola 2.1). Questo aumento  comporta  che  la  scarsità  di  strutture  e  attrezzature  sia  il  primo  ostacolo  allo  svolgimento dell’attività di didattica. Incidono poi altre variabili come le carenze nella  formazione di base degli studenti derivanti da una insufficiente preparazione fornita                                                                16  DPR 382 del 1980: Art. 32. Compiti dei ricercatori universitari: i ricercatori universitari contribuiscono allo  sviluppo della ricerca scientifica universitaria e assolvono a compiti didattici integrativi dei corsi di insegnamento  ufficiali. Tra tali compiti sono comprese le esercitazioni, la collaborazione con gli studenti nelle ricerche attinenti  alle tesi di laurea e la partecipazione alla sperimentazione di nuove modalità di insegnamento ed alle connesse  attività tutoriali. I ricercatori confermati possono accedere direttamente ai fondi per la ricerca scientifica, sia a  livello nazionale sia a livello locale. Essi adempiono a compiti di ricerca scientifica su temi di loro scelta e possono  partecipare ai programmi di ricerca delle strutture universitarie in cui sono inseriti. Possono altresì svolgere, oltre  ai compiti didattici, di cui al precedente comma, cicli di lezioni interne ai corsi attivati e attività di seminario  secondo modalità definite dal consiglio del corso di laurea e d'intesa con i professori titolari degli insegnamenti  ufficiali. Possono altresì partecipare alle commissioni d'esame di profitto come cultori della materia. I consigli delle  facoltà dalle quali i ricercatori dipendono determinano, ogni anno accademico, gli impegni e le modalità di  esercizio delle funzioni scientifiche e di quelle didattiche. Per le funzioni didattiche il ricercatore è tenuto ad un  impegno per non più di 250 ore annue annotate dal ricercatore medesimo in apposito registro. Il ricercatore è  inoltre tenuto ad assicurare il suo impegno per le attività collegiali negli Atenei, ove investito della relativa  rappresentanza. Le predette modalità sono definite, sentito il ricercatore interessato, dal consiglio del corso di  laurea, per quanto concerne le attività didattiche, e, per quanto concerne la ricerca scientifica e l'accesso ai relativi  fondi, dal Dipartimento, se costituito, ovvero dal consiglio di istituto nel quale il ricercatore è inserito per la ricerca. 
Estratto dalla tesi: Donne in carriera: il caso delle ricercatrici universitarie; dalle difficoltà di carriera alle strategie di conciliazione tra lavoro e famiglia.

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Donne in carriera: il caso delle ricercatrici universitarie; dalle difficoltà di carriera alle strategie di conciliazione tra lavoro e famiglia.

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Informazioni tesi

  Autore: Federica Crescenzi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Scienze sociali per il governo l'organizzazione e le risorse umane
  Relatore: Lia Grazia Fassari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 101

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