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Le misure di prevenzione: microsistema giuridico penale connotato da perenne emergenza

Estratto della Tesi di Francesco Iovino

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22 sostenitori della natura amministrativa delle misure di sicurezza, invece, il reato altro non era che un sintomo fra gli altri sintomi per la verifica della pericolosità sociale del soggetto 47 . Ciò detto, si può dire che nel periodo fascista, alla inutilità del sistema preventivo, per così dire, ordinario, rivolto alle tradizionali categorie di soggetti marginali, faceva riscontro una notevole efficacia in termini di incapacitazione e di riduzione al silenzio degli oppositori, ogni volta che le misure erano applicate, in via eccezionale e sulla base di provvedimenti con efficacia temporanea, alle diverse forme di “pericolosità politica” 48 . Uno dei temi critici piø ricorrenti nei confronti del sistema preventivo dell’epoca liberale era consistito nella denuncia della sua inutilità ed incapacità ad affrontare le forme di devianza e di marginalità che avrebbe invece dovuto prevenire. L’elevato livello di effettività raggiunto dai provvedimenti di polizia rivolti alla pericolosità politica durante il fascismo, non contraddiceva la loro inefficacia ordinaria e, per così dire, quotidiana, ma costituiva l’altra faccia della medaglia, quella brutale e spregiudicata. Fin dall’epoca liberale, le misure preventive avevano mostrato il loro difetto peggiore ed insanabile nella incapacità di raggiungere il fine di prevenire i reati. D’altro canto, quando compivano il salto di qualità e divenivano “ strumento repressivo delle contraddizioni scatenate da determinate emergenze politiche o di isolamento del dissenso e dell’opposizione” 49 , acquistavano efficacia proprio perchØ sganciate dalle garanzie che avrebbero dovuto regolare i rapporti tra cittadini e potere politico. Si può, quindi, affermare che, pur in presenza di alcune diversità, sia esistita una continuità di intenti, dall’autoritarismo liberale al regime fascista, caratterizzato dal ricorso, in chiave politica, a strumenti di polizia particolarmente severi ed incisivi sulla libertà personale dei cittadini ricavati nel grembo di un sistema inetto ed incapace di svolgere la minima opera di prevenzione della devianza, della marginalità e dell’esclusione sociale, cui pure avrebbe dovuto essere finalizzato. 1.5 Epoca repubblicana. Il dibattito sulla prevenzione dall’Unità al Fascismo aveva messo in luce tre argomenti critici e cioè: il ruolo giocato dal sospetto; l’incapacità a svolgere la funzione di prevenire la commissione di reati e, infine, il pericolo che all’interno del sistema preventivo si sviluppassero strumenti di repressione del dissenso politico. Dopo la Liberazione e con l’avvento della Costituzione ci si poteva attendere un ripudio totale del sistema preventivo personale, che rispondesse alla esigenza di dedicato alla natura giuridica delle misure di sicurezza Vassalli, infatti, conclude: “Se, dunque, anche il potere di applicare ed eseguire misure di sicurezza criminale è - come abbiamo visto nel numero che precede - potere giurisdizionale, anch’esso – come il potere di punire – non può costituire un diritto soggettivo; chØ come vedemmo, soltanto in quanto amministrazione o governo può lo Stato essere ritenuto titolare di diritti soggettivi. E anche qui ci si trovi in presenza non già di un diritto soggettivo ma di una potestà della Stato, nel senso tecnico che fu delineato nei primi capitoli, è confermato dal fatto che l’individuo soggetto alla misura di sicurezza non ha, nØ nel momento dell’applicazione nØ il quello della effettiva esecuzione, alcun obbligo vero e proprio di subire la misura, ma vi è unicamente sottoposto o (s’intende, sempre giuridicamente, assoggettato” ( ivi, p. 369. Il corsivo è nel testo.). 47 Sull’irrilevanza della presenza del reato ai fini di distinguere le misure di sicurezza dagli altri interventi di polizia, insiste particolarmente B. PETROCELLI, La pericolosità criminale e la sua posizione giuridica , Padova, 1940. L’autore è ben conscio che proprio questo tratto sostanziale costituisce la piø forte ed eloquente prova della contiguità tra pèene e misure di sicurezza. Egli si dedica, pertanto, con grande vigore a screditarne la rilevanza: “ Si tenta, dal positivismo e da indirizzi affini, di porre il reato come presupposto immancabile per la determinazione dello stato di pericolosità criminale e per le applicazioni delle misure relative, costituendolo come pietra di confine tra due zone, che si cerca di tenere ad ogni costo distinte, cioè la pericolosità ante delictum e la pericolosità post delictum , e fra le due specie di misure difensive che vi si fanno corrispondere, e cui si vuole attribuire diversa natura giuridica. (…) Qui ci accingiamo a dimostrare le ragioni per le quali è da ritenersi che il sintomo reato, a parte la sua maggiore o minore importanza, non è nella sua essenza diverso da tutti gli altri sintomi, da cui si possa comunque arguire, in maniera sufficiente, la esistenza di una pericolosità criminale; e che la pericolosità criminale è, logicamente e giuridicamente, sempre la stessa, sia che si desuma dal verificarsi di un reato, sia che, prima di ciò, si manifesti da altri sintomi”( ivi, p.184). 48 D. PETRINI, La prevenzione inutile, cit., p. 161. 49 Ivi, p.162. L’autore sottolinea come il destino delle misure preventive “consiste nel vagare traqueti due estremi: essere inette a prevenire, e pertanto illegittime perchØ dispongono della libertà dei cittadini senza alcuno scopo e giustificazione; dimostrarsi utili ed efficaci a reprimere i nemici del governo o del regime, fuori dalle garanzie del sistema penale”.
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Le misure di prevenzione: microsistema giuridico penale connotato da perenne emergenza

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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Iovino
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: LMG01 Laurea magistrale in giurisprudenza
  Relatore: Sergio Moccia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 325

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