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La tutela penale del domicilio informatico

Estratto della Tesi di Roberta Federico

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Trattandosi di un fenomeno “internazionale” era stata sentita la necessità di pervenire ad una definizione di crimine informatico che fosse comune quantomeno ai vari Paesi Europei. Un primo tentativo fu fatto negli anni Ottanta dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), che svolse un accurato studio sulla criminalità informatica, rinunciando poi però a fornire una definizione “internazionale” del fenomeno. Fu una decisione indotta dall'impossibilità di pervenire ad una definizione che riscuotesse il consenso dei diversi Paesi rappresentati e dall'inutilità di una definizione estremamente generica (come quella che era stata inizialmente adottata in base alla quale può definirsi computer abuse «qualsiasi comportamento contrario all'etica o non autorizzato che concerne il trattamento automatico e la trasmissione dei dati 40 »). Tuttavia lo studio realizzato dall'OCSE fu particolarmente utile per giungere successivamente alla diffusione di una tipologia unitaria di computer crimes. La chiave di volta in tal senso è rappresentata dall'adozione della Recommandation sur la criminalité en relation avec l'ordinateur (N. R (89) 9) da parte del comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa. Essa costituisce attualmente il punto di riferimento internazionale più importante in questa materia, in quanto, grazie ad essa, è divenuta superflua la ricerca di una definizione unitaria della criminalità informatica, ed è stata superata qualsiasi disquisizione circa i criteri da utilizzare per decidere se una condotta appartiene o meno alla stessa 41 . E' infatti la Raccomandazione stessa ad indicare una serie di condotte punibili come crimine informatico. Esse sono ripartite in due gruppi: una lista “minima” 42 che comprende le condotte che gli Stati sono invitati a reprimere predisponendo una normativa ad hoc, ed una lista “facoltativa” 43 riguardante invece quelle condotte la cui repressione penale è lasciata alla valutazione discrezionale dei singoli Stati, non essendosi ancora registrato un 40 OCDE, La fraude liée à l'informatique: analyse des politiques juridiques, Paris, 1986, 7. 41 CONSEIL DE L'EUROPE, La criminalité informatique - Recommandation N. R (89) 9 sur la criminalité en relation avec l'ordinateurr et rapport final du Comité européen pour les problèmes criminels, Strasbourg, 1990, disponibile su www.eur-lex.europa.eu . 42 Fanno parte della lista minima la frode informatica, il falso in documenti informatici, il danneggiamento di dati o programmi, il sabotaggio informatico, l'accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico, l'intercettazione non autorizzata, la riproduzione non autorizzata di un programma protetto, la riproduzione non autorizzata di una topografia. 43 Le condotte che invece sono “eventualmente” da incriminare sono l'alterazione di dati o programmi informatici non autorizzata, lo spionaggio informatico, l'utilizzazione non autorizzata di un elaboratore o di un programma informatico protetto. 12
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La tutela penale del domicilio informatico

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Informazioni tesi

  Autore: Roberta Federico
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli studi di roma tre
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Mauro Catenacci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 138

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Parole chiave

accesso abusivo
danneggiamento
dati e programmi
domicilio informatico
hacker
misure di sicurezza
riservatezza
sistema informatico

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