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La superbia in Dante: intimo conflitto tra desiderio di gloria e consapevolezza della sua vanità

Estratto della Tesi di Sabrina Toppan

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  ~ 17 ~    Si giunge così alle due opere che più attestano, in forma complessa e concreta, il profondo interesse del Boccaccio per tutto ciò che concerne Dante e il suo universo, e testimoniano l’ammirazione e la stima generali che si erano ormai sviluppate intorno all’opera dantesca, ma anche intorno alla sua figura non solo intellettuale, ma umana. Si tratta della Vita di Dante e del Comento (o meglio Esposizioni sopra la Comedìa di Dante). Il commento si ferma al principio del canto XVII dell’Inferno e la paternità boccacciana è stata più volte messa in discussione; non è per nulla omogeneo e alterna oziose digressioni e pedantesche spiegazioni ad osservazioni particolarmente profonde. Molto più importante risulta la Vita, meglio conosciuta come il Trattatello in laude di Dante, pervenutoci in tre redazioni, di cui una più ampia ed elaborata (1353-1364 circa) ma non si sa con certezza se sia la prima o l’ultima e definitiva. Il Trattatello non è tanto una biografia materiale (di cui abbondano gli esempi in tutte le epoche) di Dante, ma può essere considerato un profilo “spirituale”, dove Dante diventa un simbolo: in lui “il Boccaccio ritrova ed afferma i propri concetti intorno alla poesia e la sua stessa concezione della cultura […] donde l’interesse che il Boccaccio spiega per ristabilire i rapporti tra Dante e i classici latini, soprattutto Virgilio e Ovidio, e il minore interesse anzi il biasimo col quale il Boccaccio considera la passionalità politica dell’animo dantesco”. 1 In ogni caso costituisce un’opera essenziale e imprescindibile in quanto, nonostante difetti e mancanze, costituisce il primo esempio di biografia della letteratura italiana. All’ultimo quarto del secolo appartengono i due (forse) più importanti chiosatori: Benvenuto da Imola e Francesco da Buti, la cui opera sottolinea il rapido diffondersi dell’ammirazione per Dante nel popolo e anche presso gli indotti, i quali apprezzavano innanzi tutto la figura del sommo poeta, incarnazione di un ideale etico di altezza morale e giustizia tanto in voga all’epoca, prima ancora dell’opera. Benvenuto lesse la Commedia a Bologna nel 1375 e col materiale tratto dalle lezioni scrisse un ampio commentario in latino, che attesta la sua preoccupazione di dare spiegazioni allegoriche ma anche di interpretare letteralmente e storicamente: ancora oggi alcune sue spiegazioni fanno testo. Francesco da Buti, invece, lesse Dante a partire dal 1385; il suo commento, in italiano, è di fondamentale importanza in quanto riunisce la notevole esperienza del volgare e la straordinaria intelligenza della lettera dell’autore, superando l’allora in voga interesse allegorico per dar spazio ad un’analisi retorico – grammaticale.                                                               1 Cfr. G. Petrocchi, Il Purgatorio di Dante, cit. p. 27.
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La superbia in Dante: intimo conflitto tra desiderio di gloria e consapevolezza della sua vanità

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Informazioni tesi

  Autore: Sabrina Toppan
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Aldo Maria Costantini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 175

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Parole chiave

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