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I dipinti murali di S. Benedetto in Piscinula a Roma

Estratto della Tesi di Pamela D'andrea

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24 Sarà l‟arrivo di maestranze che avevano operato a Monreale per decorare la basilica di San Pietro sotto papa Innocenzo III (1199-1216) a portare gli ultimi modi stilistici dell‟arte bizantina a Roma. La nuova lezione stilistica è rintracciabile sull‟arcata absidale dell‟abbazia di San Nilo a Grottaferrata, con la scena della Pentecoste, episodio che giustifica lo stile impiegato per le successive esperienze: nella Cappella di San Gregorio al Sacro Speco di Subiaco, dove è presente un linearismo elaborato in una dimensione di raffinata eleganza; nell‟operato del Maestro delle Traslazioni e del Maestro Ornatista che lavorarono nella Cripta di Anagni (entro il 1231), nel Trittico del Salvatore del Duomo di Tivoli, negli affreschi della chiesa di San Silvestro di Tivoli, negli affreschi della volta raffiguranti un Giudizio Universale nella chiesa di San Nicola a Filettino che risentono dell‟influsso del Maestro Ornatista 56 . Diversamente, il pittore che opera nel ciclo testamentario utilizza una tecnica che predilige le mezze tinte e desume gli schemi compositivi dall‟arte paleocristiana e dal repertorio miniaturistico della Bibbia di S. Cecilia. In controfacciata, si conserva un Giudizio Universale. Gli affreschi sono databili alla fine del XII secolo e, con buona approssimazione, si può stabilire una data molto vicina a quella dell‟anno di dedicazione, avvenuta nel 1190. Purtroppo sono pochi i brani che conservano l‟aspetto originario, perduto a seguito di interventi di restauro poco rispettosi avvenuti nel 1940. Cfr. P. Styger, La decorazione a fresco di S. Giovanni ante Portam Latinam, in «Studi Romani», 4-5, 1914, pp. 261-328.; G. Matthiae, S. Giovanni a Porta Latina e l‟oratorio di S. Giovanni in Oleo, Roma 1959; M. Manion, The frescoes of S. Giovanni at Porta Latina. The shape of tradition, in «Australian Journal of Art», 1, 1979, pp. 93-109; Matthiae 1988, pp. 280-281; M. Viscontini, La decorazione pittorica delle navate e del coro di San Giovanni a Porta Latina, in S. Romano, «Riforma e tradizione. 1050-1198», Milano 2007, pp. 348-371. Il ciclo di storie testamentarie della chiesa di Santa Maria in Monte Dominico a Marcellina si può datare alla fine del XII secolo, successivamente alla decorazione di San Pietro in Valle. Una volta chiuso il cantiere di Ferentillo, si suppone vi abbiano lavorato i maestri minori, ma il suo stile risulta più raffinato. L‟iconografia è vicina agli affreschi di San Paolo f. l. m., pur essendoci anche episodi ricavati dal ciclo di San Pietro. Seguendo l‟originaria orientazione della chiesa, il ciclo del Vecchio Testamento si svolge sulla parete sinistra in tre registri con scomparti in genere contenenti due episodi distinti; una intelaiatura architettonica con colonnine inquadra la disposizione delle storie. Gli affreschi di Marcellina sono ritenuti da Matthiae dei primi anni del XIII, e possono essere considerati la versione bizantineggiante del ciclo di San Giovanni a Porta Latina. Cfr. G. Matthiae, Les Fresques de Marcellina , in «Cahiers Archéologiques», 6, 1952, pp. 71-82; Matthiae 1988, p. 85 e pp. 94-119. 56 V. Pace, Pittura del Duecento e del Trecento a Roma e nel Lazio, in E. Castelnuovo (a cura di), «Il Duecento e il Trecento», Milano 1986, pp. 423-425; Romanini 1988, pp. 222-223.
Estratto dalla tesi: I dipinti murali di S. Benedetto in Piscinula a Roma

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I dipinti murali di S. Benedetto in Piscinula a Roma

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Informazioni tesi

  Autore: Pamela D'andrea
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia dell'Arte
  Relatore: Maria Luigia Fobelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 138

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Parole chiave

apocalisse
giudizio universale
trastevere
s. benedetto in piscinula
riforma gregoriana
renouveau paléochretién
cicli testamentari

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