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La Liberalizzazione del Mercato del gas e dell'energia elettrica

Estratto della Tesi di Giancarmine Rovitto

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9 questo processo, si ebbe nelle grandi città una rilevante diminuzione dei prezzi dell’energia elettrica. La produzione di energia elettrica delle municipalizzate (quasi interamente dovuta al contributo di AEM Milano,Torino,ACEA Roma) arrivò nel 1928 al 7,6% di quella nazionale. Il periodo 1926-1945 è per l’Italia il periodo della definitiva svolta autoritaria del regime. Per quanto riguarda il settore elettrico, ritroviamo una crescita media annua degli impianti idroelettrici del 6%, cosa che porta il parco centrali a toccare quota 6000 MW nel 1940. Contestualmente la domanda di energia continua a crescere soprattutto grazie al progressivo aumento dei consumi ad uso industriale, nei settori siderurgico e chimico in particolare, oltre che nei trasporti anche a seguito del lancio del programma di elettrificazione delle ferrovie. All’inizio degli anni venti nessuna azienda elettrica si collocava fra le prime dieci imprese del paese, mentre nel 1927 erano già diventate quattro e dieci anni dopo occupavano addirittura il primo (Edison), il terzo (SME), il quarto (SIP) e il sesto (SADE) posto. In Italia come in altri paesi si era passati alla predominanza di due tipologie d’utenza, illuminazione e trasporto urbano e, alla forte crescita di quella industriale. Per fare fronte allo sviluppo della domanda, a causa della povertà delle risorse interne di carbone l’Italia scelse come fonte di utilizzazione per la produzione di energia, la fonte idrica. Questa supremazia rimarrà inalterata fino al 1966, quando per la prima volta scese sotto il 50%. In tal modo, però, la scelta dei siti dove localizzare gli impianti di generazione divenne in larga misura determinata dalla disponibilità di risorse idriche sfruttabili sia tecnicamente che economicamente. Una volta utilizzate le risorse più vicine ai bacini d’utenza, ben prima che in altri paesi si pose il problema del trasporto a notevole distanza dell’energia prodotta. Grazie all’invenzione del trasformatore, il trasporto su lunghe distanze diventò meno penalizzante. Per il trasporto verso Milano dell’energia prodotta dalla centrale di Paderno della Edison, entrata in esercizio nel 1898 fu realizzata una linea a 13.500 volt, lunga quasi 13 Km un record per l’epoca. La richiesta crescente di energia elettrica nei primi anni del ‘900 impose un’altra innovazione radicale: la costruzione di serbatoi artificiali per lo sfruttamento dei bacini idrici alpini che consentirono di modulare in modo agevole la produzione in funzione della domanda. Già nel 1906 l’Azienda Elettrica Municipale di Milano, fondata dal comune per contrastare il monopolio cittadino dell’Edison, acquistò una concessione in Valtellina per costruirvi una centrale di 13,5 MW, la cui energia fu vettoriata a Milano con una linea a 65.000 Volt lunga 150 Km. La modulazione dell’offerta resa possibile dalla realizzazione di bacini di accumulo permise
Estratto dalla tesi: La Liberalizzazione del Mercato del gas e dell'energia elettrica

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La Liberalizzazione del Mercato del gas e dell'energia elettrica

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Informazioni tesi

  Autore: Giancarmine Rovitto
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Gaetana Trupiano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 58

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