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Il diritto di morire. Riflessioni sull'eutanasia volontaria

Estratto della Tesi di Guido Palazzolo

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Capitolo I 10 deontologiche, mira appunto all'integrità morale dell'agente, pertanto non può mai trattarsi di un atto intrinsecamente cattivo. La seconda e la terza condizione affermano che la conseguenza perseguita intenzionalmente dev'essere il bene mentre il male dev'essere solo una conseguenza prevista e tollerata ma non deve costituire l'obiettivo primario dell'azione. Se queste tre condizioni sono soddisfatte si passa a valutare l'ultima, la quale stabilisce un nesso di proporzionalità tra bene e male conseguito. Tuttavia, Neri sottolinea la possibile fallacia di questa interpretazione della teoria e specificatamente della seconda condizione; essa, ammettendo conseguenze non intese ma comunque volute, poggia la sua totale giustificazione sulle (buone) disposizioni interiori con le quali l'agente agisce. In questo senso, questa teoria “è in grado di giustificare molte più cose di quelle che i suoi sostenitori vorrebbero: diventa cioè una rete a maglie talmente larghe da lasciar passare praticamente tutti i casi di uccisione in cui la morte non è sicuramente desiderata dall'agente, anche se prevista e in un certo senso voluta”. 19 1.3 L’equivalenza morale tra eutanasia attiva ed eutanasia passiva A livello concettuale si afferma che la differenza tra eutanasia attiva e passiva è la stessa che passa tra causare la morte di una persona e lasciarla morire. Secondo Barcaro, considerando esclusivamente il nesso causale, l’azione si differenzia dall’omissione, poiché nel primo caso, la morte è il risultato dell’azione diretta a sopprimere la vita di una persona con lo scopo di farne cessare le sofferenze, mentre nel caso dell’omissione, la morte è causata dalla malattia stessa e non dall’intervento diretto di altre persone. 20 Tuttavia, non vi è unanimità di consenso circa la responsabilità morale del soggetto agente in questi due casi. Alcuni autori ravvisano, infatti, un’equivalenza morale nelle due modalità di eutanasia. A questa conclusione è arrivato ad esempio Neri che accetta l’equivalenza purché l’omissione che comporta la morte del paziente “non sia semplicemente un non fare nulla, ma l’omissione di chi ha l’opportunità, l’abilità, la 19 Ivi, p. 41 20 Cfr. R. Barcaro, Eutanasia, un problema paradigmatico della bioetica, cit., p. 19
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Il diritto di morire. Riflessioni sull'eutanasia volontaria

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Informazioni tesi

  Autore: Guido Palazzolo
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Adriano Ballarini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 116

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