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Le zone d'ombra della rete

Estratto della Tesi di Letizia Nicita

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20 intransigente e stupido. I soggetti, oramai chiusi all’interno del loro gruppo, confrontandosi reciprocamente, dandosi ragione l’uno con l’altro, finiranno per estremizzare le loro idee e demonizzare chiunque osi pensarla in maniera diversa. Questo sì che rappresenta davvero un pericolo concreto per la democrazia (Sunstein 2011). Sherry Turkle, Psicologa ad Harvard, nelle sue lezioni nel 1984, entusiasmava gli studenti raccontando con fervore di una «second self», una vita alternativa a quella vissuta nella realtà di tutti i giorni con una seconda che fa da specchio ed è quella vissuta con il computer, collegandosi in rete. La scrittrice, già nel suo La vita sullo schermo. Nuove identità e relazioni sociali nell’epoca di Internet, comincia a ripensare alle sue convinzioni sostenendo che internet può rappresentare un eccellente «spazio transazionale», utile per incentivare e dare una mano quando si è all’inizio di una relazione, di qualunque tipo essa sia, ma questo non deve diventare una consuetudine, altrimenti può «bloccare la crescita […] in una fase pre-adolescenziale lasciando l’illusione che si può sempre scappare da qualsiasi situazione senza effetti collaterali: basta solo chiudere l’applicazione e spegnere lo schermo» (Turkle cit in Granelli 2013, p. 59). Nei suoi ultimi scritti poi la sua delusione si accentua e rinnega quasi completamente l’entusiastico ottimismo del passato per quel mondo magico e democratico. Racconta di una frustrazione digitale dove «il secondo io che ci fa da specchio nel computer […] ha corroso il primo, più profondo io» (Turkle cit. in Riotta 2013, p. 10). Di parere diverso è Clay Shirky (2009 ed. or. 2008), che si annovera fra i sostenitori della rilevanza del web e dei social network come strumenti per promuovere la democrazia. Shirky, autore del libro Uno per uno, tutti per tutti. Il potere di organizzare senza organizzare, affronta il tema di quella distruzione creativa portata dalla rete nel modo in cui la popolazione vive, collabora, produce e si evolve (Shirky, 2009 ed. or. 2008). Anche Negroponte (1995) è fra gli entusiasti del web. Egli considera questo nuovo mondo digitale composto da bit che ne costituiscono l’unità di misura. Le reti digitali sono cities of bits. Il bit può viaggiare alla velocità della luce, perché non ha peso, massa, colore, è un modo sicuro di essere: o sì o no, o giusto o sbagliato, o vero o falso. Lo scrittore ne decanta le virtù, non c’è incertezza nel bit, è leggero, libero, veloce e maneggevole (Negroponte, 1995). Così pure in La Città dei bits, l’architetto Williams Mitchell (1997) rappresenta il web come se fosse «una città sradicata da qualsiasi punto definito sulla superficie della terra […] abitata da soggetti incorporei e frammentati» (Mitchell 1997, p. 17). Fra il gruppo dei ‘cyber-utopisti’, così li definisce Morozov (2011), c’è anche Manuell Castells (1996b). Il sociologo definisce il web come uno spazio dei flussi che si contrappone a quello dei luoghi ossia ciò che resta della materialità. Lo spazio dei flussi è
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Informazioni tesi

  Autore: Letizia Nicita
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Comunicazione d'Impresa e Politica Risorse Umane
  Relatore: Roberta  Bracciale
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 161

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