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Modellazione della corrosione in piombo fluente dell'acciaio T91 rivestito

Estratto della Tesi di Matteo Lanfranchi

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7 l’inizio della transizione verso la bainite α, l’ingrossamento dei precipitati e una lieve decarburazione superficiale (Antonini, et al., 2012). Struttura Gli acciai martensitici hanno struttura metastabile α’ che si origina con la tempra da quella austenitica attraverso un rapido aumento, interno ai grani austenitici originari, delle dislocazioni e la precipitazione di subgrani lamellari di cementite Fe 3C (come schematizzato in Fig.5), che tensionano dall’interno il materiale (Spigarelli, 1999). I subgrani sono fissati da precipitati che si formano per via del calo 18 di solubilità di C e N e ritardano il degrado ad alta temperatura. I precipitati 19 sono così classificati:  M 2,3X 6 (∅60-150nm): per lo più (Fe,Cr) 2,3C 6 finché fini stabilizzano i subgrani (Spigarelli, 1999), e incorporano il P (Schwind, 1998).  MX (∅20-80nm): per lo più VN e Nb(C,N), che fissano le dislocazioni secondo il meccanismo di Orowan (Mungole, et al., 2008) .  M 2,6 X (∅1-5nm): per lo più di Cr 2N e non di Mo 2C a causa dell’alto Cr (Nutting, 1999). Concentrando l’attenzione sull’impiego ad alta temperatura, si nota che gli acciai martensitici al 9-12% Cr, a differenza degli acciai ferritici basso legati, sono meno soggetti alla formazione di cavità per scorrimento viscoso, cosicché i fenomeni di degrado che si possono manifestare sono dovuti principalmente all’aggregazione dei precipitati e trasformazione delle seconde fasi in seguito ad evoluzione microstrutturale (Antonini, et al., 2012). I martensitici ad alto Cr necessitano comunque sempre un addolcimento ad alta temperatura, con cui all’interno dei grani originari ricristallizzano parzialmente dei subgrani martensitici lamellari dello spessore di 0.25-0.5μm, la densità delle dislocazioni cala a 10 13 -10 14 m -2 (Ennis, et al., 1998), e i precipitati ingrossano. Ad influenzare questo processo, in ordine di influenza sulla presenza relativa α’/α e sulla sua finezza, insieme a quella iniziale dei precipitati, sono:  la velocità di raffreddamento della martensite (curve di Bain);  la temperatura e la durata dell’addolcimento;  l’eventuale lavorazione a freddo (Mungole, et al., 2008). Scorrimento termico Il degrado microstrutturale termomeccanico martensitico è, tra gli argomenti da trattare, il meglio noto 20 e si suddivide in due regimi termici; l’intervallo 482-593°C con tre fenomeni:  precipitazione parziale del Mo e W a seconda della frazione massica efficace w Mo +0.5 w W dai subgrani a seconde fasi: M 2M (∅1.0 μm) 21 di Laves preferenzialmente ai bordi grano e subgrano che ingrandisce col tempo e allarga l’intervallo di stabilità con il contenuto di P,Si (Maziasz, et al., 1992). Il massimo ΔDBTT supera i 60°C e si colloca a 538°C e la convergenza intorno alle 25kh. 18 rispetto al valore che hanno nell’austenite γ 19 M metallo (dove non specificato Fe, Cr), X non metallo (dove non specificato C, N) 20 Rimangono comunque difficoltà nello stabilire correlazioni precise tra evoluzione microstrutturale e vita residua dei componenti (Antonini, et al., 2012). 21 In particolare (Fe,Cr)2(Mo,W), stabile in un intervallo termico più ampio più alta è la concentrazione iniziale. Per w Mo,eq 0 ≥1% iniziale si ha w Mo,eq ∞ = 1% finale; w Mo,eq 0 =0.85% risulta in w Mo,eq ∞ = 0.5% (Hayashi, et al., 1999). Figura 4: Schema di un grano di acciaio martensitico temprato Figura 5: Scorrimento viscoso del Grade 91 a 600°C
Estratto dalla tesi: Modellazione della corrosione in piombo fluente dell'acciaio T91 rivestito

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Modellazione della corrosione in piombo fluente dell'acciaio T91 rivestito

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Informazioni tesi

  Autore: Matteo Lanfranchi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Ingegneria
  Corso: Ingegneria energetica
  Relatore: Lorella Ceschini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 38

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