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La responsabilità penale del direttore responsabile nella stampa periodica: il caso Sallusti

Estratto della Tesi di Amedeo Francesco Mosca

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cronaca, ha ormai ampiamente stabilito che i requisiti fondamentali della cronaca sono la verità putativa dei fatti (cioè supposta con ragionevole margine di errore sulla base di un accurato controllo delle fonti e confronto tra le stesse: se debba darsi rilievo ad una verità putativa ovvero oggettivo risulta, comunque, problematico), la continenza verbale nell’esposizione degli stessi e l’interesse della collettività a venire a conoscenza dei fatti medesimi (anche se il confine tra interesse pubblico, cioè narrazione dei fatti pertinenti all’interesse della società, e interesse mostrato da parte del pubblico è molto sottile, in quanto il pubblico potrebbe anche manifestare interesse morboso nei confronti di fatti privati la cui divulgazione è atta esclusivamente a soddisfare esigenze di pettegolezzo, e che in base al criterio dell’interesse pubblico non sarebbero neanche meritevoli di assurgere a notizia: «le curiosità non fanno parte della cronaca» 12 ). Nel caso in cui in un articolo giornalistico sussistano contemporaneamente tutti e tre questi elementi, anche qualora esso risulti diffamatorio, diviene sostanzialmente non operativa la clausola di cui all’articolo 596 del codice penale, secondo la quale «il colpevole dei delitti di ingiuria e diffamazione «non è ammesso a provare, a sua discolpa, la verità o la notorietà del fatto attribuito alla persona offesa». La verità, ancorché meramente putativa, assurge anzi a elemento determinante e, in nome della scriminante dell’esercizio del diritto (e dovere) di cronaca, il fatto non costituisce reato: l’articolo 51 del codice penale sancisce la non punibilità di chi esercita un diritto o adempie a un dovere imposto da una norma giuridica. In realtà in tal caso, più che di non tipicità del fatto, o, genericamente, di non punibilità del reo, si dovrebbe parlare di non antigiuridicità del fatto 13 . Nell’ordinamento italiano rilevanza centrale assume, nelle pubblicazioni a stampa periodica, la figura del direttore responsabile, chiamato a verificare prima della pubblicazione che attraverso la testata che dirige non vengano commessi reati. L’omissione di questa verifica costituisce una specifica fattispecie criminosa, definita dall’articolo 57 del codice penale. In questo lavoro, concentrandoci principalmente sul delitto di diffamazione, previsto e punito dall’articolo 595 del codice penale, e per il quale l’articolo 13 della legge 8 febbraio 1948, nº 47 prevede un’aggravante, si esamina e si passa in rassegna la giurisprudenza, principalmente di legittimità, che riguarda la responsabilità del direttore responsabile, con particolare riferimento alle sentenze riguardanti articoli anonimi e condanna dei direttori responsabili per 12 Enzo Musco, voce “Stampa (dir. pen.)”, in Enciclopedia del diritto, vol. XLIII, 1990, nota 60. Sull’argomento si veda anche, tra gli altri, Ivan Libero Nocera, Diritto di cronaca. Il criterio del pubblico interesse e l’intervista televisiva nel conflitto tra riservatezza e diritto di cronaca, su Corr. giur., 2013, 5, pp. 625 sgg.. 13 V . ultra, cap. I, § 3. 4
Estratto dalla tesi: La responsabilità penale del direttore responsabile nella stampa periodica: il caso Sallusti

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La responsabilità penale del direttore responsabile nella stampa periodica: il caso Sallusti

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Informazioni tesi

  Autore: Amedeo Francesco Mosca
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Media e giornalismo
  Relatore: Antonio Vallini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 90

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Parole chiave

diritto penale
sallusti
diffamazione
direttore responsabile
concorso nel reato
libertà di stampa
onore
culpa in vigilando
diritto della informazione
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