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Lavorare con la differenza: uno sguardo antropologico sul ruolo degli operatori che lavorano con l'autismo

Estratto della Tesi di Federica Novara

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12 destato la mia curiosità in quanto non comporta un handicap fisico evidente e risulta molto enigmatico dietro appunto la sua apparenza di normalità; rappresenta inoltre una materia complessa, di cui ancora si conosce troppo poco ma di cui sento parlare spesso sia da interlocutori esperti che da voci popolari. Ed è proprio dalle voci del popolo ho sentito le più svariate frasi sulla disabilità e sul mio mestiere, ricevendo delle “pacche sulle spalle di incoraggiamento” come se la complessità del mio lavoro fossero i soggetti stessi; in realtà la difficoltà deriva sì dai soggetti stessi, ma ancor di più da quello che c’è dietro, cioè dalle famiglie, dalla scuola, dagli insegnanti, dalla vita e società in generale che è organizzata in maniera funzionale. L’idea della funzionalità è un’idea di stampo positivista: “quando le richieste che società pone in essere nei confronti dell’individuo vanno al di là delle sue possibilità ecco che vediamo insorgere una condizione che viene definita nei termini di disturbo; l’individuo, il cui corpo è stato anche descritto come un meccanismo meraviglioso in particolari contingenze storico sociali, funziona bene quando riesce a conformarsi a particolari regole sociali e ortopratiche” 8 ; ecco allora che l’idea di individuo disabile rappresenta già qualcosa di mal funzionante che “stona” in uno sfondo in cui tutto dovrebbe essere perfettamente allineato. Cercherò di indagare attraverso la mia esperienza di campo al centro autismo di Reggio Emilia come lavorano gli operatori, in modo da rendere possibile questo allineamento di fondo, attraverso quali tecniche e qual è il loro vissuto, il loro sentire e di vivere la complessità del loro mestiere a contatto con individui complessi come gli spettri autistici. Sui criteri diagnostici attuali, abbiamo detto che gli studiosi sono convenuti nell’affermare che per esserci una diagnosi di autismo devono risultare compromesse queste tre aree: interazione sociale, il linguaggio e ci deve essere un ristretto repertorio di interessi; ma come si fa a determinare la scarsa interazione sociale nei primi anni di vita? La maggior parte dell’interazione sociale nei primi anni di vita avviene attraverso l’interazione fisica, e anche se molti genitori riferiscono che i loro bambini mostrano una mancanza di interesse nei giochi sociali e un’accettazione passiva del contatto fisico, questo non è universalmente presente[…]. Il deficit sociale si fa più presente nel secondo e terzo anno di vita, ed è proprio la mancanza di risposte sociali a rappresentare un campanello d’allarme; il bambino affetto da autismo mostra poco interesse per le persone, e molto interesse per gli oggetti ed i loro particolari. 8 Cola M., “ Ragionevolmente differenti”, edizione I libri di Emil, Bologna 2012;
Estratto dalla tesi: Lavorare con la differenza: uno sguardo antropologico sul ruolo degli operatori che lavorano con l'autismo

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Lavorare con la differenza: uno sguardo antropologico sul ruolo degli operatori che lavorano con l'autismo

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Informazioni tesi

  Autore: Federica Novara
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Beni Culturali
  Corso: Antropologia Culturale ed Etnologia
  Relatore: Ivo Quaranta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 114

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Parole chiave

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presenza
educatore
autismo
funzionalità
stigma
magic bullet
illness, disease, sickness
indeterminatezza
funzione soteriologica

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