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L’opinione degli infermieri rispetto alla formazione permanente. Risultati di un’indagine

Estratto della Tesi di Simona Nerone

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6 aver introdotto i grafici a torta che chiamava “berretti da giullare”. L'organizzazione scolastica nata nell'Inghilterra vittoriana, venne presto presa in considerazione, diventando un esempio da seguire per tutte le nazioni più avanzate. Volendo delineare le tappe progressive della formazione infermieristica, è opportuno considerarne il percorso storico-normativo, ponendo la giusta attenzione all’imprescindibile aspetto legislativo. La prima vera riforma della professione infermieristica si ha con R.D. n.1832, del 1925 che sancisce la “…facoltà dell’istituzione di scuole convitto professionali per infermiere e di scuole specializzate di medicina, pubblica igiene e assistenza sociale per Assistenti Sanitarie Visitatrici …”. Per accedervi era richiesta la licenza elementare che però, di fatto, non era obbligatoria in mancanza di candidate che ne erano in possesso. Nel 1929 fu approvato il regolamento di esecuzione 1 del decreto citato e furono quindi disciplinati l’amministrazione e il funzionamento delle scuole. È ancora oggi in parte vigente. Nel 1934 le norme sulla formazione infermieristica vengono inserite nel Testo Unico delle leggi sanitarie 2 . Un argine all’esercizio abusivo della professione veniva posto nel 1946 con il D.L.C.P.S. n°233 che stabiliva l’obbligatorietà di iscrizione all’albo professionale. A distanza di otto anni, veniva poi istituito, nel 1954, il Collegio IPASVI (Infermiere Professionali, Assistenti Sanitarie e Vigilatrici d’Infanzia) che, nel 1960, emanava il primo Codice Deontologico degli Infermieri italiani. Il Codice rifletteva i valori di una professione composta all’epoca per il 50% da religiose, adeguandosi al modello assistenziale paternalistico in voga in quegli anni. Si trattava di un documento prescrittivo in cui zelo e disciplina regolavano il rapporto di protezione e sostegno che l’Infermiere doveva avere verso gli assistiti e in cui uno dei compiti era quello di sostenere nel malato la fiducia nei confronti dei medici. Il rapporto di subalternità alla figura del medico e del chirurgo traspariva chiaramente, mentre il malato, e non mai assistito, veniva descritto come persona incapace di decidere a causa delle limitazioni fisiche e psichiche derivanti dalla malattia. In seguito, con la Legge n.124 1971 si ha “l’Estensione al personale maschile dell’esercizio della professione di infermiere professionale”. Rappresenta una chiave di svolta per la gestione della professione che fino a questo momento risiedeva esclusivamente nelle “mani” delle donne; basti 1 R.D. n° 2330 del 1929 2 Il Regio Decreto 1265 del 1934 distingueva le professioni sanitarie in: a) Principali; b) Ausiliarie; c) Arti ausiliarie delle professioni sanitarie. Il decreto, riflettendo la realtà del tempo, inquadrava l’infermiere nel gruppo delle professioni Ausiliarie e l’infermiere generico in quello delle Arti ausiliarie.
Estratto dalla tesi: L’opinione degli infermieri rispetto alla formazione permanente. Risultati di un’indagine

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L’opinione degli infermieri rispetto alla formazione permanente. Risultati di un’indagine

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Informazioni tesi

  Autore: Simona Nerone
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2011-12
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Infermieristica
  Relatore: Gaetano Romigi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 79

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