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Invecchiare e raccontarsi

Estratto della Tesi di Peppina Concas

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7 rivisitate alla luce di nuove scoperte, altre sono desuete e vengono prese in considerazione solo dal punto di vista storico. Esistono poi teorie dell‟invecchiamento che non poggiano direttamente su dati di laboratorio ma su considerazioni ispirate a grandi teorie biologiche, in particolare da quelle dell‟evoluzione. Iniziamo la nostra sintetica rassegna proprio partendo da questa tipologia di teorie. Le teorie ontogenetiche sostengono l‟esistenza di una programmazione dell‟invecchiamento legata allo sviluppo e basata sul seguente postulato: gli stessi sistemi di controllo che presiedono allo sviluppo dell‟organismo “programmano”anche il suo declino, il suo invecchiamento e la sua morte. Il termine “programma”, mutuato dal linguaggio informatico, lascia ampio campo di azione ai ricercatori, a cui si affida il compito di chiarire, prima o poi, i meccanismi cellulari e molecolari che sottendono al fenomeno dello sviluppo così come dell‟invecchiamento. In realtà, già da adesso si può affermare che, mentre la relazione fra genoma e la longevità di certe specie è stata accertata ed è relativamente affidabile, altrettanto non si può dire per il declino dell‟organismo nel corso dell‟invecchiamento che non sembra affatto essere “programmato” nello stesso modo in cui sembrano essere le prime fasi dello sviluppo. L‟argomentazione ontogenetica dell‟invecchiamento è stata – apparentemente - proposta per la prima volta nel 1891 dal biologo tedesco August Weismann che sosteneva che l‟invecchiamento fosse un meccanismo messo a punto dalla selezione naturale per eliminare i “vecchi”, considerati nocivi per i “giovani”. Questa tesi è affascinante ma controintuitiva: se lo scopo ultimo dell‟ invecchiamento è l‟eliminazione dei più deboli, non si capisce perché ad un certo punto la selezione abbia deciso, diciamo così, di produrne. È interessante notare, a questo punto, come l‟invecchiamento sia un processo sconosciuto tra i vertebrati a sangue freddo. Nei vertebrati a sangue freddo, come i pesci, la crescita è continua, la durata della vita indefinita e variabile, e l‟invecchiamento, se esiste, non caratterizzato. Nei vertebrati a sangue caldo, invece, l‟invecchiamento sembra inevitabile e la durata di vita massima relativamente ben definita. Per quanto riguarda specificatamente la specie umana va inoltre osservato che l‟aspettativa di vita è rapidamente cresciuta a partire dalla metà del XX secolo, un tempo troppo rapido, che esclude l‟ipotesi di una modificazione del genoma umano ad opera della selezione e mostra, al contrario, la grande influenza di fattori ambientali ( adeguata nutrizione, migliori condizioni igieniche, progressi della
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Invecchiare e raccontarsi

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Informazioni tesi

  Autore: Peppina Concas
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Scienze dell'Educazione
  Relatore: Claudia Secci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 170

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