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Indagine preliminare sulle proprietà meccaniche di contenitori polimerici per uso cosmetico: il caso di polietileni e polietileni tereftalati

Estratto della Tesi di Greta Raimondi

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10 milioni di tonnellate e rappresentavano più del 25% dei Rifiuti Solidi Urbani (RSU) (Pira, 2006; Kale G., 2007). Questi dati preoccupanti hanno indotto industriali, ricercatori e governi a lavorare a nuovi metodi di smaltimento dei rifiuti. Valide e ben note alternative allo smaltimento in discarica e all’incenerimento sono il riutilizzo e il riciclaggio, che risulta però impraticabile qualora il materiale dopo l’uso presenti residui di cibo o di altro residuo biologico. In particolare, la maggior parte dei materiali da imballaggio impiegati per il packaging alimentare e medicale è smaltita in discarica perché i contaminanti sono difficili da separare e potrebbero creare complicazioni in fase di riciclaggio. Secondo la norma CR 13688-2000 sviluppata dal Comitato Europeo di Normazione (CEN) nel caso, ad esempio, del riciclaggio di imballaggi in carta, componenti non cartarie, come adesivi, chiusure e graffette, devono essere separate nella fase iniziale del processo così da non frammentarsi successivamente in particelle piccole e non più separabili. Anche la compatibilità con materiali trattati o accoppiati, quali cere o bitume per l’impregnazione, particolari plastiche accoppiate e trattamenti per la resistenza all’umido, può influenzare negativamente il riciclaggio. D’altro canto lo smaltimento in discarica comporta anche importanti effetti negativi. È infatti scientificamente provato dall’Organizzazione Internazionale sui Cambiamenti Climatici (IPCC) che i rifiuti in discarica causano emissioni ad alto contenuto di metano e di anidride carbonica, due gas serra molto attivi; una moderna discarica dovrebbe pertanto prevedere sistemi di captazione di tali gas (in particolare il metano, che può essere usato anziché disperso in atmosfera). Fortunatamente negli ultimi anni si è affacciata sulla scena mondiale una nuova e affascinante alternativa: la possibilità di recuperare anche questi materiali contaminati grazie al compostaggio. Con il termine di compostaggio si intende quel processo biologico aerobio attraverso il quale i microrganismi trasformano il materiale organico, quale letame, fango, foglie, carta e rifiuti alimentari in compost, ovvero una sostanza dalla composizione evidentemente simile a quella del terreno. L’idea del compostaggio si inserisce però in un progetto ben più ampio e ambizioso. Il polilattide (PLA) e il poliidrossibutirrato (PHB), due tra i polimeri più utilizzati negli imballaggi alimentari, medicali e per beni di consumo, si possono ottenere da fonti rinnovabili e perciò per questa ragione possono essere definiti biopolimeri. Tuttavia in una ottica futura, i suddetti biopolimeri potrebbero essere recuperati grazie al processo di compostaggio che ne permetterebbe il degrado in ambienti biologici come il suolo o il compost, rendendoli pertanto molto utili a promuovere il benessere
Estratto dalla tesi: Indagine preliminare sulle proprietà meccaniche di contenitori polimerici per uso cosmetico: il caso di polietileni e polietileni tereftalati

Estratto dalla tesi:

Indagine preliminare sulle proprietà meccaniche di contenitori polimerici per uso cosmetico: il caso di polietileni e polietileni tereftalati

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Informazioni tesi

  Autore: Greta Raimondi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Farmacia
  Corso: Farmacia
  Relatore: Franca Pavanetto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 108

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