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L'Italia e l'Euro: sfide ed opportunità

Estratto della Tesi di Fabio Ros

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Estratto dalla tesi: L'Italia e l'Euro: sfide ed opportunità
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Un fattore potenzialmente in grado di assorbire gli effetti degli shock asimmetrici è la 
mobilità dei lavoratori, tuttavia anche in questo caso i dati ci suggeriscono una forte rigidità 
del mercato del lavoro europeo; la mobilità annuale dei lavoratori all’interno dei confini UE 
non supera lo 0.4% della popolazione, negli USA lo stesso dato è circa 6 volte maggiore. In 
Europa, infatti, esistono numerose barriere alla mobilità, come la differenza dei sistemi di 
tassazione e dei sistemi pensionistici, la frequente mancanza di un mutuo riconoscimento 
della qualificazioni professionali e accademiche e soprattutto la presenza di forti barriere 
linguistiche e culturali, questi ultimi due fattori in particolare sono estremamente difficili da 
eliminare nel  breve-medio periodo.  
Si potrebbe anche sostenere, attraverso un’analisi analoga a quella condotta, che in realtà 
anche alcuni singoli paesi europei non costituiscano un’area valutaria ottimale, si pensi ad 
esempio alle diversità economiche e culturali di due regioni  italiane come la Sicilia e il 
Trentino Alto Adige; in questo caso esiste un meccanismo alternativo per far fronte a shock 
asimmetrici, vale a dire l’esistenza di una politica fiscale comune che consente di ricorrere a 
trasferimenti da una regione all’altra (ad esempio dal nord al sud Italia). L’importanza 
dell’esistenza di un’autorità fiscale comune nella stessa area monetaria (rispetto alla mobilità 
dei lavoratori) è stata fortemente sostenuta dall’economista Peter Kenen (1969). Nell’Unione 
Europea tuttavia il meccanismo fiscale non funziona perché non esiste un’autorità fiscale 
europea; il bilancio annuale dell’EU ammonta a circa 150 miliardi di euro, una somma 
ingente in termini assoluti ma pari a circa solo l’1% del PIL complessivo dell’UE. 
Le precedenti considerazioni hanno spinto Paul Krugman (2012) a criticare fortemente gli 
“architetti” dell’Euro per non aver preso sufficientemente in considerazione la teoria di 
Mundell e aver per questo sottovalutato l’importanza del ruolo degli shock asimmetrici; 
secondo Krugman oggi l’Europa sta sperimentando un grave shock asimmetrico determinato 
dalla creazione stessa dell’Euro. Per gli investitori la creazione della moneta unica ha 
determinato, dall’inizio degli anni 2000, la percezione che i rischi legati agli investimenti 
transfrontalieri fossero stati definitivamente eliminati; ciò ha generato un importante flusso di 
capitali dall’Europa centrale (Germania in primis) alla periferia (in particolare Spagna, Grecia 
e Irlanda), determinando in questi paesi un boom economico e tassi di inflazione più elevati 
rispetto alla media europea. Questo movimento di capitali era di per sé uno shock 
asimmetrico che è poi esploso con tutta la sua rilevanza quando il flusso si è improvvisamente 
interrotto, lasciando le economie periferiche con prezzi e salari troppo elevati rispetto ai 
fondamentali della propria economia. Secondo Krugman propria questa interruzione ha 
accentuato gli oneri fiscali che i paesi della periferia si trovarono a dover far fronte per 
rispondere alle bolle immobiliari e ai salvataggi pubblici delle banche, causando anche, per

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L'Italia e l'Euro: sfide ed opportunità

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Informazioni tesi

  Autore: Fabio Ros
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Lorenzo Forni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 41

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