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Emiplegico in riabilitazione. Ricerca delle attività riabilitative dell'infermiere

Estratto della Tesi di Daniela Martino

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13 Essa è una delle più singolari espressioni cliniche dell’ictus cerebrale e di altre patologie a carico degli emisferi cerebrali. Il paziente aprassico, se cimentato nell’effettuazione di un gesto anche molto semplice come (fare il segno della croce, fare il saluto militare ecc.), commette errori che vanno dalla semplice esitazione, al sovvertimento della sequenza motoria, fino alla destrutturazione completa del gesto che diviene irriconoscibile 4 . Il disturbo prassico, per definizione, non dipende da deficit sensitivo-motori, né da deficit cognitivi che in qualche modo possano interferire con la comprensione di un ordine motorio. L’elemento più sorprendente dell’aprassia è forse il fatto che il disturbo evidenziabile durante l’esame clinico tenda ad attenuarsi in situazioni abituali. Definiamo un paziente "aprassico" quando non riesce ad eseguire un gesto, su comando verbale o per imitazione, nonostante l'assenza di deficit motori, sensitivi e di coordinazione. L'aprassia, come anche per alcuni aspetti l'afasia, è caratterizzata dalla dissociazione automatico-volontaria: durante la vita quotidiana il paziente aprassico non è particolarmente limitato dal suo disturbo e questo è un aspetto positivo. Al contrario, quando si trova in una situazione non altamente intenzionale, emergono i problemi ad eseguire i gesti richiesti. Si definisce aprassia ideomotoria: la forma aprassia più frequentemente osservata, caratterizzata dall’incapacità del paziente, una volta rievocata la rappresentazione mentale del movimento richiesto, di attivare la corretta sequenza motoria per attivare il movimento stesso. Il paziente sa “cosa” fare ma non sa “come” farlo. Si definisce aprassia ideativa: la difficoltà del paziente nel rappresentare mentalmente a se stesso il movimento da eseguire; egli di fronte ad un’azione non sa “cosa” fare. Il soggetto omette, inverte o associa l’ordine delle azioni, compie con un oggetto movimenti che sono propri di un altro oggetto (es. usa le forbici come un cucchiaio). L'aprassia bucco-faccialeo aprassia orale è l'incapacità a compiere un movimento a richiesta o su imitazione con i muscoli dell'apparato faringo - bucco - facciale (es. mandare un bacio, gonfiare le guance, leccarsi il labbro, ecc.). - Disfagia: si definisce come “disfagia” la difficoltà nel deglutire, conseguente ad una patologia. 4 Cf. Tesio L., Ricerca in riabilitazione, Periodico di aggiornamento scientifico, n.1, Milano, 2001.
Estratto dalla tesi: Emiplegico in riabilitazione. Ricerca delle attività riabilitative dell'infermiere

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Emiplegico in riabilitazione. Ricerca delle attività riabilitative dell'infermiere

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Informazioni tesi

  Autore: Daniela Martino
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Scienze Infermieristiche
  Corso: Biotecnologie mediche
  Relatore: Nicola Barbato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 135

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