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L'istituto della grazia nell'ordinamento costituzionale italiano

Estratto della Tesi di Nicolò Fuccaro

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10 dell’azione penale, similmente all’odierna amnistia 10 . Con l’affermarsi della dottrina del cristianesimo, che suggeriva un ampio uso del perdono, il nobile sentimento di clemenza prende il posto del «capriccio» principesco, diventando progressivamente un attributo necessario nell’esplicazione di una funzione della potestà imperiale 11 . Al tempo della dominazione barbarica vi fu un abbattimento dei provvedimenti di clemenza del sovrano, in virtù della peculiare funzione della pena, vista come il diritto della vittima da attuare attraverso una vendetta privata, detta «faida germanica»; il consenso della persona offesa era dunque necessario affinché la clemenza fosse concessa 12 . In quel contesto la grazia condonava la pena, ma le conseguenze dell’infamia e della confisca di tutti i suoi beni permanevano e il soggetto si considerava civilmente morto. A seguito dell’influenza del diritto romano sulle disposizioni barbariche si assistette a un allontanamento dalla concezione inter partes dell’offesa e la grazia divenne piena, sul modello della restitutio in integrum, con existimatio intera e recupero di tutti i beni. In epoca feudale ci si trovò di fronte ad un regresso in materia di grazia, dovuto al fatto che i principi si spogliarono del relativo potere in favore dei feudatari, causando la dispersione di questa nobile prerogativa in mezzo alle numerose attribuzioni devolute ai feudatari stessi. Perdendo così la sua importanza, la grazia tornò ad essere favore, arbitrio talora esercitato in violazione delle leggi generali del regno, non in funzione di scopi umanitari e di equità ma dando vita a inopportuni fenomeni di favoritismo 13 . La legislazione canonica non prevedeva il diritto di grazia, in quanto il crimine, essendo un peccato grave, non poteva essere cancellato se non con una pubblica penitenza come espiazione. Molte volte a chi aveva commesso un delitto e ne faceva richiesta il papa concedeva l’assoluzione, atto, però, ben diverso dalla grazia: quest’ultima «rimase sempre un’esplicazione della potestà civile, anche quando i governi affidavano direttamente alla Chiesa i delinquenti per essere puniti a tenore delle disposizioni penitenziali» 14 . Il cristianesimo ebbe, comunque, un’influenza indiretta sulle pene: per fare un esempio, se un condannato incontrava un cardinale – in alcune tradizioni anche un semplice sacerdote – nel percorso che lo conduceva all’esecuzione 10 Cfr. tutti questi istituti di epoca romana in F. CAMPOLONGO, op. cit., 978 ss.; A. ROCCO, op. cit., 16 ss.; G. CRIFÒ, op. cit., 71 ss.; T. L. RIZZO, op. cit., 909 ss.; G. CAMERINI, La grazia, la liberazione condizionale e la revoca anticipata delle misure di sicurezza, Padova, 1967, 9 ss.; G. MAJORANA, La prerogativa del potere di grazia alla luce dei casi «Sallusti» e «Romano», in F. GIUFFRÈ, I. A. NICOTRA (a cura di), L’eccezionale «bis» del Presidente della Repubblica Napolitano, Torino, 2014, 76 ss. 11 F. CAMPOLONGO, op. cit., 980. 12 E. FLORIAN, Parte generale del diritto penale, Milano, 1926, 375, richiamato in G. MAJORANA, op. cit., 77, ricorda altresì che questo requisito fu mantenuto sotto Carlo Magno, salvo che il danno fosse soltanto pubblico. 13 F. CAMPOLONGO, op. cit., 981; T. L. RIZZO, op. cit., 585. 14 F. CAMPOLONGO, op. cit., 981.
Estratto dalla tesi: L'istituto della grazia nell'ordinamento costituzionale italiano

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Informazioni tesi

  Autore: Nicolò Fuccaro
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Eleonora Ceccherini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 139

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Parole chiave

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commutazione
clemenza
grazia
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