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Le fasce riparie dei fontanili: processi di trasformazione e rimozione dell'azoto

Estratto della Tesi di Danilo Tidili

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Capitolo 1. Introduzione Fasce vegetate riparie 14 struttura dei sistemi ripari è caratterizzabile attraverso tre attributi principali, e cioè: la continuità longitudinale della vegetazione, le dimensioni laterali (la larghezza) del tratto perifluviale che presenta vegetazione naturale e, per ultimo, la composizione e la struttura delle fitocenosi di ripa. Questi tratti definiscono la morfologia delle zone riparie e quindi la dimensione spaziale dove si svolgono le funzioni ripariali (Rocchini et al. 2004; Tánago e Jalón 2006). Il problema della circoscrizione spaziale di una zona riparia naturale è principalmente attribuibile alla difficile segregazione longitudinale e all’ampia eterogeneità fisica e biotica di tali sistemi. Cionondimeno, in termini generali, si può affermare che la zona riparia di un corso d’acqua comprende l’alveo tra i livelli idrici di magra e di piena e quella porzione di paesaggio terrestre a partire dal più alto livello di esondazione verso l’interno, laddove la vegetazione può essere influenzata da elevate superfici freatiche, da ripetute inondazioni e dalla capacità dei suoli di trattenere l’acqua (Naiman e Decamps, 1997; Tánago e Jalón, 2006; Minciardi, 2010). La posizione dell’insieme ripario rispetto allo sviluppo longitudinale di un corso idrico, con il succedersi di differenti condizioni altimetriche, topografiche, idromorfologiche, climatiche, etc., cambia l’assetto biotico delle ripe. In altri termini si può dire che gli ecosistemi ripari variano al variare dell’ordine fluviale (Naiman et al., 2005). Sono generalmente strette e quasi completamente incorporate in aree forestate nei corsi idrici della zona di testata. Sono più ampie nei tratti fluviali di medie dimensioni dove si costituiscono diversi tipi vegetazionali, e dove l’ampiezza è determinata da dinamiche d’alveo a lungo termine (> 50 anni) e dal regime annuale di deflusso delle acque. Nei tratti potamali, invece, le fasce riparie sono caratterizzate da piane alluviali ben sviluppate ma fisicamente complesse, con una fitocomunità varia, lunghi periodi di inondazione stagionale, presenza di suoli umidi, eventuali migrazioni laterali d’alveo (avulsioni) e formazione di laghi di meandro abbandonati (Naiman e Decamps, 1997). Secondo il sistema sviluppato da Strahler (1964, in Bettinetti et al., 2007) appartengono al prim’ordine i corsi idrici alimentati da acque sotterranee e, man mano che si procede verso valle, si assegna un valore crescente al confluire di corsi idrici del medesimo ordine. Come conseguenza i corsi idrici che si originano a partire dalle sorgenti di pianura, tra cui risorgive e fontanili, appartengono al prim’ordine sebbene le acque sotterranee sgorghino in pianura. Si può così comprendere l’eccezionalità delle fasce vegetate riparie di fontanili e risorgive, tra l’altro esaltata dalla localizzazione in un paesaggio ampiamente antropizzato in cui la componente artificiale del ciclo idrologico, in particolare nella pianura lombarda, è prevalente.
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Le fasce riparie dei fontanili: processi di trasformazione e rimozione dell'azoto

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Informazioni tesi

  Autore: Danilo Tidili
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze e Tecnologie
  Corso: Scienze Biologiche
  Relatore: Paolo Tremolada
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 212

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Parole chiave

acquifero
denitrificazione
azoto
nutrienti
acque sotterranee
fontanili
fasce tampone
piezometri
fasce riparie
inquinamento diffuso

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