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Il reclamo

Estratto della Tesi di Camilla Natale

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12 Appare, pertanto, evidente come nello spazio europeo la tutela dei diritti fondamentali dell’uomo sia sempre più affidata a un sistema “multilivello”in cui s’intersecano gli ordinamenti nazionali, l’ordinamento comunitario e l’ordinamento CEDU. Volgendo ora lo sguardo all’interno dei confini nazionali, non vi è dubbio che il primo importante riconoscimento del soggetto in vinculis come soggetto di diritti si sia attuato soltanto nel 1975 19 per merito della riforma dell’Ordinamento penitenziario varata con l’entrata in vigore della legge n. 354. 20 Invero, già nel 1948, l’entrata in vigore della Costituzione 21 aveva imposto il superamento dell’assetto penitenziario di stampo fascista. Tuttavia, non si era riusciti, nell’immediato, a promuovere un così radicale cambiamento culturale prima ancora che normativo, tanto che per un altro trentennio, l’organizzazione del sistema carcerario rimase radicata all’idea che il ravvedimento eventuale del colpevole potesse conseguire solo da una detenzione caratterizzata da uno stato di afflizione, isolamento, abbandono e generale privazione, nessuna attenzione rivolgendosi al momento in cui, terminato il periodo di reclusione, il reo avrebbe dovuto, almeno in teoria, tentare il reinserimento nella società civile 22 . Bisognò attendere il 1951 perché si riconoscesse nuova dignità alle persone recluse: il Ministro della Giustizia Zoli stabilì con una circolare 23 che i detenuti fossero chiamati per nome e cognome, che i colloqui 19 Per le vicende relative all’approvazione della Riforma v. DI GENNARO G., La gestione della riforma penitenziaria, in Rass. penit. e crim., n. 2-3/2005. Qui sarà sufficiente ribadire,come secondo l’Autore, ‹‹La riforma costituì un atto di rottura con il passato, essa fu come uno spartiacque fra due culture, due diversi modi di intendere l’esecuzione penitenziaria e la stessa funzione della giustizia penale››. 20 Cfr. GREVI V., Diritti dei detenuti e trattamento penitenziario, Bologna, 1981, p. 8, secondo cui il sistema risultante dalla nuova legge penitenziaria non appartiene a quella categoria di sistemi che negano ‹‹ogni diritto al detenuto, salvo quelle facoltà di volta in volta concesse›› bensì, ‹‹si collocano almeno in linea tendenziale, nell’ambito dei sistemi più rispettosi dei diritti del detenuto, in quanto non incompatibili con la sua particolare situazione giuridica››. 21 Come opportunamente sottolinea FERRAJOLI L., Diritto e ragione. Teoria del garantismo penale, 1989, Bari, p. 789 ‹‹L’idea che la restrizione della libertà personale possa comportare conseguenzialmente il disconoscimento delle posizioni soggettive attraverso un generalizzato assoggettamento all’organizzazione penitenziaria›› è estranea al nostro ordinamento costituzionale, al contrario, ‹‹esso si basa sul primato della persona umana e dei suoi diritti››. 22 In dottrina, DI GENNARO G., VETERE E., I diritti dei detenuti e la loro tutela in Rass. studi penit.,1975, p. 5, hanno ricostruito l’impostazione autoritaria della pene detentiva quale effetto compensativo del venir meno della pena di morte ‹‹la progressiva affermazione dell’indirizzo abolizionista della pena di morte, che ebbe sensibili attuazioni dovunque negli ultimi anni del XVIII secolo, fu favorita e accettata dall’opinione pubblica specialmente perché venne prospettato, come alternativa alla distruzione della vita, un carcere duro e penoso tale da assecondare la naturale reazione vendicativa del pubblico e da apparire sicura garanzia per la difesa della società(…), in tale concezione lo status del detenuto era riguardato come immeritevole di diritti soggettivi (…). Di conseguenza, il regime detentivo era considerato come del tutto indifferente all’ordinamento giuridico (…)››. 23 Circolare del1°agosto 195, n. 4014/2473; tra le disposizioni innovative da essa introdotte sono da annoverare anche l’eliminazione dell’obbligo, per i detenuti condannati a pene detentive brevi, del taglio della barba e dei capelli e di indossare la divisa carceraria; alle donne, invece, fu permesso di fumare. Tuttavia la portata innovativa di questi ultimi provvedimenti fu bruscamente interrotta nel 1954, anno in cui il Guardasigilli De Pietro emanò la circolare n. 314/1954, del 24 febbraio 1954, che ‹‹rappresentò un vero e proprio atto
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Informazioni tesi

  Autore: Camilla Natale
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Teramo
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Rosita Del Coco
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 136

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diritti dei detenuti
reclamo giurisdizionale
principio rieducativo della pena
art. 35 bis o.p.
sentenza torreggiani
giudizio ottemperanza nel diritto penitenziario
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